Alfa Romeo
CELEBRAZIONE FUTURISTA AD ARESE

Pubblicata il 01/10/2010


Alfa Romeo L'Alfa 8C 2300 passo corto.

Il centenario dell'Alfa Romeo, quest'anno, è stato celebrato in tanti modi. Pomposo, sotto tono, passionale, naif, cerebrale, entusiastico. Da ieri sera, anche futurista. Scenario, quanto mai opportuno, il Museo di Arese. Quasi spettrale, di sera, al buio. A fare da sfondo, le ombre dei motori stellari dell'Alfa, areonautiche sculture futuristiche.

Spettacolo. Sul palco, Massimiliano Finazzer Flory, attore e autore teatrale, oggi assessore alla Cultura del Comune di Milano. Con lui, la danzatrice Emanuela Serra e il sassofonista Riccardo Bianco. Ai lati del palco, due Alfa Romeo: la 8C 2300 passo corto del '32 e la 8C 2300 Monza del '31. Entrambe, le guidò Nuvolari. Le parole, intervallate da assoli di sax e coreografie di danza contemporanea, le prestano i Futuristi. Marinetti, sopra tutti, perché suo è il vibrante Manifesto del Futurisimo del 1909.

Tempi moderni. Quello della celebrazione della velocità, del nuovo mito dei tempi moderni, l'automobile, bella di una bellezza superiore a quella dell'immortale vittoria alata di Samotracia, icona classicista che i futuristi vogliono frantumare. E poi, poesie onomatopeiche, colpi di cannone, parole frantumate e frullate, sonorità singhiozzanti e gesti sincopati della danza di una marionetta viva e senza fili. Fino alla dichiarazione d'intenti, il Perché sono futurista di Giovanni Papini, anno 1913.

Certe parole, oggi, possono farci rabbrividire, pensando a chi teorizzava la guerra come "igiene del mondo": la storia, purtroppo, ha fin troppo accontentato i cultori della bellezza delle stragi. Momenti come la lettura di Finazzer dovrebbero farci riflettere anche su questo: le parole, diceva Carlo Levi, sono pietre.

Emilio Deleidi


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