De Tomaso
Cassa integrazione per crisi

Pubblicata il 30/03/2012 | tag: De Tomaso, Grugliasco


Sta tristemente avvicinandosi al prevedibile epilogo la vicenda – da definire farsesca se non fosse tragica per le centinaia di lavoratori coinvolti – della De Tomaso della famiglia Rossignolo. Ieri, a Roma, c'è stato l'ennesimo incontro al ministero del Lavoro per capire come affrontare la situazione di un'azienda desolantemente ferma: il risultato è stata la proroga della cassa integrazione, ma non più legata alla ristrutturazione (com'era stato deciso a dicembre), bensì per stato di crisi.

Downgrading. Una differenza non soltanto formale. Significa un downgrading della De Tomaso, perché il ministero non crede più nella consistenza del piano industriale o del suo possibile recupero in extremis. E a questo punto risultano non soltanto incredibili, ma anche insultanti i continui proclami dei Rossignolo sui fantomatici investitori cinesi della Hotyork (all'inizio della farsa erano americani, poi indiani) che dovrebbero fornire i soldi per proseguire (anzi, iniziare) l'attività di produzione dell'auto.

Le responsabilità. Insultanti non tanto nei confronti degli imprenditori che fanno il loro lavoro con serietà, quanto in quelli dei 900 operai di Grugliasco (impianto ex Pininfarina) e dei 140 di Livorno (impianto ex Delphi), che ieri hanno inscenato l'ennesima manifestazione per le strade di Torino. Allo stesso modo, non si possono tacere le responsabilità, in questa penosa storia, delle parti politiche e dei sindacati, che hanno continuato – loro soli – a credere alle parole dei Rossignolo, nonostante la palese infondatezza degli annunci.

Gian Luca Pellegrini


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42 commenti



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    Stefano Mantelli | Alessandria
    31 marzo 2012 alle 08:09

    A parte l'indecenza della storia....peccato perchè le auto sembravano piacevoli..e finalmente delle berine premium prodote in italia!!!..in italia dovremmo essere la patria per questo tipo di auto....invece.....facciamo la panda..bah...

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    Federico Caobelli | Monticelli brusati
    31 marzo 2012 alle 11:14

    Stefano, ma sei impazzito di colpo?? La Deauville piacevole?? E ti ricordo che di berline premium in Italia c'è già la quattroporte, che tra poco avrà un'erede e una derivata di segmento E.. Strano che proprio tu non te lo ricordi!! :-)

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    Stefano Mantelli | Alessandria
    31 marzo 2012 alle 15:48

    ma certo che lo so... pero un paese come l'itaia dovrebbe avere 3, 4, 5 case che producono le loro berline di fascia alta......come in germania......che poi in italia siamo la patria degli utilizzatori di tali auto!!.....ma sopratutto sono auto dove i margini sono un po piu gestibili che non su auto economiche..sopratutto in un paese come il nostro dove il costo del lavoro è alto....

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    Federico Caobelli | Monticelli brusati
    31 marzo 2012 alle 16:08

    su questo sono d'accordo, spero sempre che sfruttando le sinergie le prossime generazioni di Thema e 169 (o come si chiamerà) siano "italian style" come le Maserati. Questa De Tomaso però era una vera ciofeca, anonima e improponibile.. Ti dirò: se già ci fossero una segm.F (4porte) e 3 segmE (lancia, alfa, Maserati) e varianti varie, sarei più che entusiasta!

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    Vin Leo | Parigi
    2 aprile 2012 alle 10:09

    Da quello che ha sempre dichiarato Marchionne, vedere costruire in Italia vetture al di sopra del segmento C è praticamente impossibile, (esclusi i brand Luxury Maserati e Ferrari ovviamente).

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    Marcello Di paolo | Cassino
    31 marzo 2012 alle 18:36

    Scusate se il mio modesto punto di vista è in questi termini e, per me, varrebbe anche per tutte le industrie che hanno intenzione di delocalizzare ed hanno usufruito di contributi statali a varo titolo anche quello per i nuovi assunti per un periodo o a tempo determinato - quindi benefici a gogo cacciati da Noi cittadini che paghiamo le tasse e come avrebbe detto una volta Berluskony per tutelare

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    Marcello Di paolo | Cassino
    31 marzo 2012 alle 18:42

    i propri interessi, è pagato dal Servizio Pubblico. Lo stesso vale per Noi ed i Nostri Patrioti Lavoratori, se la fabbrica ha un' ECCELENZA e vuole chiudere e licenziare i lavoratori, nel esclusivo interesse di lucrare solo lei, la si estromette completamente e con i macchinari in fabbrica, a questo punto espropriata è proprietà dello Stato - vista la crisi- si continua la stessa attività con pers

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    Stefano Zoppi | Firenze
    31 marzo 2012 alle 21:04

    Alcuni delocalizzano per oggettive difficoltà a rimanere competitivi (prodotti a basso margine renumerativo,dove la mano d'opera incide) e altri per massimizzare i profitti. Sta al nostro stato legiferare per aiutare i primi e punire i secondi. Poi esiste la terza italica categoria, gli avvoltoi che fanno gli imprenditori con i soldi altrui. Questa brutta approssimativa auto puzzava di truffa!

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    Domenico Arena | Rizziconi
    2 aprile 2012 alle 11:11

    Io sono con Zoppi, effettivamente puzza di truffa , come l'allora Isotta Fraschini ecc..., se un non ha i soldi in tasca è inutile impiantare una fabbrica , sperando che lo stato o la regione o la comunita' europea ti FINANZIA .-