Baja 1000
Nicola Dutto in solitaria

Pubblicata il 07/11/2011



Baja 1000 Nicola Dutto, a destra, al volante del quad Polaris RZR 800 con il quale disputerà la Baja 1000.

Tra la polvere e le stelle. Lì c'è la Baja California, la lunga e sottile striscia di terra che corre dal confine con gli Stati Uniti fin giù, a Cabo San Lucas, in Messico. Mille e cinquecento chilometri di rocce, sabbia, cactus e sole infuocato. Lì ogni anno a novembre si corre la Baja 1000, gara di off-road tra le più impegnative: mille miglia di fila, in 29 ore al massimo, sempre in prova, senza trasferimenti né radar, seguendo solo le piste di terra battuta.

Nicola Dutto quelle piste le conosce bene. Cuneese, 41 anni, ha una lunga esperienza come pilota di moto: prima ha corso con le enduro, arrivando a vincere il campionato italiano, poi è passato alla Formula Baja, il campionato di cross country in cui si è imposto a livello italiano ed europeo. Alla gara messicana aveva già partecipato nel 2007 e voleva tornare a mettersi alla prova su quei passaggi aridi e impervi che lo avevano stregato. Nel 2010, mentre si allenava per partecipare alla Baja 1000 nella categoria Ironman, la più dura, quella che si fa da soli, il destino si è messo di traverso. Una caduta rovinosa gli ha causato un trauma fortissimo alla schiena. Il referto medico non lasciava dubbi: d'ora in avanti la sua vita sarebbe stata su una sedia a rotelle. Per rimettersi dalle varie fratture ci sono voluti nove lunghi mesi, durante i quali Nicola aveva chiarissimo il suo obiettivo: tornare a correre. "La passione per la velocità non te la porta via una caduta, la voglia di correre resta, cambia solamente il mezzo".

Un buggy per il deserto. Così, in un tempo da record, dopo la riabilitazione, torna in "pista". Da due ruote passa a quattro: trova un quad, un Polaris RZR 800, e con l'aiuto dei meccanici del suo team lo dota equipaggia con acceleratore e leva freno al volante (entrambe meccaniche, della Handytech), e lo prepara per affrontare le dure prove di questa desert race. Sospensioni e ammortizzatori vengono sostituiti con altrettanti più adatti al tout terrain, la carreggiata viene allargata per dare più stabilità, radiatori e sistema di raffreddamento vengono spostati sul posteriore così come il serbatoio e il sistema di aspirazione è modificato per evitare la polvere. Il telaio, inoltre, viene rinforzato per resistere ai salti su buche e rocce e sull'anteriore vengono montati cinque fari allo xeno. "Perché nel deserto il buio è assoluto", spiega Nicola, che nella prova sarà seguito dall'assistenza, ma non lascerà mai la guida del quad.

Messico e polvere. Lui e il suo team sono appena partiti per il Messico: dopo qualche disavventura aeroportuale, bagagli, attrezzature e quad sono arrivati in Baja California e la squadra di assistenza è ora al completo, pronta per affrontare le verifiche tecniche. Poi gli equipaggi potranno fare le ricognizioni lungo il tracciato. La gara, che si disputerà il 19 e il 20 novembre, quest'anno prevede un percorso nuovo, un loop di 1.200 chilometri con partenza e arrivo a Ensenada. "Conto di percorrerli in 18-20 ore", aggiunge Dutto. "Senza prendere troppi rischi: l'obiettivo è finire la gara, e non è poco, visto che il 60% dei concorrenti si ritira prima del traguardo. Sono il primo con questo handicap a tentare l'impresa da solo. Già arrivare in fondo sarà una vittoria". E noi seguiremo Nicola in quest'avventura, con aggiornamenti e con i suoi racconti direttamente dalle piste impolverate della Baja. L.C.

© Riproduzione riservata

0 commenti