Kia Provo
La concept per Ginevra in anteprima
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- Foto Kia Provo Concept
Provocare, in fondo, significa lanciare un segnale diverso da quello che pubblicamente ci si aspetta. Ci vuole coraggio e consapevolezza dei propri mezzi per farlo, senza poi sfigurare. Per la Kia, evidentemente, il momento di gettarsi nella mischia su un campo tradizionalmente non suo, è arrivato. Ecco allora la Provo, concept car che sarà svelata domani a Ginevra, e che vedete su Quattroruote in anteprima.
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Un'idea ambiziosa. Il prototipo della Casa coreana è stato disegnato nel centro stile di Francoforte, la fucina creativa che negli ultimi anni, sotto la direzione di Peter Schreyer, ha dato al marchio Kia un'identità stilistica forte e riconoscibile. La Provo, che riprende l'audacia della GT Concept presentata al Salone di Francoforte nel 2011, proietta la Kia in un segmento finora occupato da marchi di più lunga tradizione, quello delle sportive compatte e sfiziose.
Questione d'immagine. Tanto per favorirne un migliore inquadramento, i paralleli più vicini sono quelli della Mini Coupé e della Citroën DS3: la Provo dunque, alludendo a un modello squisitamente d'immagine, rappresenta concretamente il salto di qualità di cui si sta rendendo protagonista la Casa, contemporaneamente alla sua affermazione commerciale sui mercati europei.
Tentazioni rétro... Nel corso della nostra visita al centro stile di Francoforte, abbiamo incontrato il team di designer che ha tracciato le linee della Provo. Occasione perfetta per conoscere più da vicino la nuova concept e aprire qualche cassetto in cui di solito è difficile curiosare. "La Provo", come ci ha spiegato Davide Limongelli (l'autore degli esterni, un torinese con trascorsi in Ghia e Bertone), "è nata dall'idea di una coupé di segmento B virtualmente possibile" - la produzione non è in programma, ma la piattaforma è quella della Rio - "che richiamasse in alcuni dettagli certe sportive italiane degli anni '60 e '70". E allora, se l'insieme parabrezza-finestrini è una citazione della Lancia Stratos, guardando i passaruota "esagerati" (che ospitano pneumatici da 225/40 su ruote da 19") vengono in mente le GTAm e le A112 Abarth che popolavano le gare e l'immaginario degli appassionati dell'epoca.
...e suggestioni dalle corse. L'altra fonte d'ispirazione che ha condotto la mano degli stilisti, è il mondo delle corse. La vettura, caratterizzata da una lunghezza di soli 3,88 m (la Provo è larga 1,77 m, alta 1,35 e ha un passo di 2,53 m), gioca con le suggestioni provenienti dal motorsport: dalla sezione inferiore del muso all'estrattore posteriore, passando per i veri e propri "vezzi" costituiti dal gancio traino e dalla luce d'emergenza, i richiami sono numerosi.
Dentro, via il superfluo. L'abitacolo, opera del tedesco Ralph Kluge (che arriva dalla Lamborghini e ricorda ancora un po' di italiano), si muove tra le raffinate citazioni delle granturismo di prestigio e il minimalismo con cui sono stati interpretati gli elementi tradizionali: la console centrale è sparita del tutto, e l'intera plancia ospita solo cruscotto, quadro strumenti digitale (completamente personalizzabile con uno dei due controller girevoli, che permette di scegliere tra le modalità di visualizzazione Normal, Cruise, Track ed Entertainment) e bocchette d'aerazione. Lo stesso proseguimento della carrozzeria all'interno dei pannelli portiera, rappresenta un ulteriore legame con le sportive dei decenni d'oro e la loro pulizia estetica.
Ibrida a trazione integrale. La Provo è equipaggiata con il recente 1.6 turbo a iniezione diretta GDI da 204 CV, abbinato a un motore elettrico da 45 CV sull'asse posteriore. L'unità a zero emissioni, oltre a garantire gli spostamenti in modalità elettrica, forma un innovativo sistema di trazione integrale quando collabora con il quattro cilindri sovralimentato. Al debutto assoluto per la Kia, il cambio sette marce a doppia frizione.
Lo stile conta. La Kia, è evidente, sta puntando in misura crescente sullo stile come valore di riferimento per i suoi prodotti. Ce lo ha confermato Karsten Thoms, che nel suo ruolo di design strategist ha supervisionato anche l'ultima creatura del centro stile. "Devo riconoscere che siamo molto ascoltati. Anche da noi, come ovunque, la nascita di un nuovo modello è frutto di un lavoro di squadra, ma la dirigenza riconosce la grande importanza dello stile nel processo di definizione di una nuova auto. Un simile approccio è il frutto di una decisione strategica".
Un approccio coraggioso. "In un certo senso", aggiunge Limongelli, "i coreani si sono dimostrati aperti nei confronti della creatività, perché non avevano una tradizione stilistica forte da rispettare. Questo è il motivo per cui il loro approccio è molto aperto verso il futuro. Senza contare che qui, anche le idee più bizzarre hanno trovato terreno fertile. Pensate alla Soul: quante altre case avrebbero dubitato o l'avrebbero ammorbidita prima di produrla? Qui non è successo, e negli Usa va a gonfie vele".
Kia e Hyundai, sorelle lontane. La distinzione tra Kia e Hyundai, già oggi evidente, rimarrà una questione centrale anche negli anni a venire. "Quella di rendere la Kia il marchio sportivo del Gruppo è una delle possibilità al vaglio, ma sarebbe sbagliato semplificare troppo la questione. Anche la Hyundai", osserva Thoms, "ha la Veloster, che ha caratteristiche sportive e un design molto ricercato, eppure non potrebbe mai essere confusa con un modello Kia. È piuttosto la differenza di approccio a evitare le sovrapposizioni interne".
Dove va il design. Anche in merito al family feeling, a Francoforte hanno le idee chiare: "Gli stilemi più riconoscibili ci sono e ci saranno, ma non per questo ci fossilizzeremo su un determinato linguaggio. Nei confronti del family feeling abbiamo quella che potremmo definire una "playful attitude", un approccio evolutivo, aperto", spiega Limongelli. Che conclude con un'osservazione sulla "nazionalità" del design. "È un concetto completamente superato. Non esistono più grandi differenze in questo senso. I coreani investono le loro risorse nei vari centri stile del mondo, senza imposizioni. E i gusti del pubblico ormai globalizzato si stanno avvicinando sempre di più".
Da Francoforte, Fabio Sciarra















Bella! Finalmente una macchina che una linea laterale orizzontale e non a cuneo e finalmente una macchina con i fari che non arrivano al parabrezza!!!
assomiglia un sacco al concept della audi coupè
Kia provo...la? Ma come li scelgono 'sti nomi? Beh che se poi decidono di presentare un collage mal riuscito del genere, credo che abbiano ben altro di cui preoccuparsi prima di arrivare al nome da formaggio...
ha un bel design...mi piace xò è un a kia, mio padre anni fa comprò una shuma che durò si e no 4 annimpoi sorsero tanti di quei problemi che decidemmo di cambiarla. Allora dissi mai "mai più una kia"
Domanda: cosa sono quei 2 cavi che scendono dal fondo della macchina?