State guidando, con la radio accesa e un amico al fianco col quale conversate. A un certo punto un «bip bip» del cellulare vi avvisa che è arrivato un nuovo messaggio. La tentazione di dare una sbirciata è forte: in fondo, si tratta solo di un attimo. Ma se fosse l'attimo sbagliato? Proprio quello in cui sulla strada succede qualcosa che richiede il massimo della vostra attenzione? Il pericolo è sempre in agguato, mentre la nostra capacità di attenzione è limitata.
Una grande mole di studi scientifici è stata dedicata al tema dell'«attenzione divisa», ovvero alla capacità di prestare attenzione contemporaneamente a più compiti. Una capacità che serve anche a chi guida e che si basa su schemi esistenti nella nostra memoria, responsabili di automatismi come accelerare, frenare, sterzare, cambiare marcia, ecc. Nel nostro cervello tutte le informazioni in entrata fanno capo a un «modulo di controllo» denominato «SAS» (Sistema Attentivo Supervisore) che seleziona le informazioni rilevanti ai fini dell'attività più importante che stiamo svolgendo (guidare l'auto), separandole da quelle meno importanti (conversare, sentire la radio ecc.).
Tutto è facile finchè il compito principale non presenta difficoltà: per esempio, quando stiamo viaggiando lungo un'autostrada deserta non ci sono problemi nel sostenere anche una discussione. Ma se il traffico è intenso, la visibilità scarsa, il percorso sconosciuto, ecco che le nostre risorse attentive non sono in grado in grado di svolgere i due compiti con la stessa efficacia. In situazioni simili o si guida con attenzione, smettendo di parlare, o si rischia di commettere errori al volante. Uno studio condotto dal Dipartimento di Scienze dei Materiali dell'Università degli Studi di Milano Bicocca nel 2009 conferma quanto il sistema visivo sia condizionato dalla capacità di eseguire contemporaneamente più compiti.
Nello studio a un campione di volontari (con età media di 43 anni) è stato chiesto in un primo tempo di leggere delle lettere poste a una distanza di due metri, saltando da una colonna di lettere a un'altra; successivamente è stato loro chiesto di ripetere la stessa operazione ascoltando in cuffia una favola, sulla quale sarebbero poi stati interrogati. I soggetti testati non sono riusciti a svolgere correttamente, con la stessa rapidità e precisione, entrambi i compiti; o leggevano le lettere più lentamente, dimostrando peró una buona comprensione della favola, o leggevano le lettere perfettamente ma ricordando poco della favola ascoltata.
Questa semplice prova evidenzia quanto possa essere difficile svolgere «doppi compiti»: ne consegue che, durante la guida, mantenere un'alta soglia di vigilanza sulla strada e, al tempo stesso, parlare al cellulare (anche con l'auricolare) oppure seguire le indicazioni di un navigatore, è difficile e richiede una capacità attentiva elevata. Vedere bene e senza distrazioni è necessario per tenere una condotta di guida sicura.
Invece i guidatori spesso spostano lo sguardo dalla strada a oggetti più vicini, come lo schermo del navigatore o il display del telefonino, per poi tornare a rivolgerlo alla carreggiata; ció non comporta solo un periodo di tempo (nell'ordine di 2-3 secondi) in cui l'occhio non vede ció che sta avvenendo sulla carreggiata, ma anche un tempo ulteriore (1-2 secondi) durante il quale l'occhio deve riadattarsi alla percezione visiva di oggetti lontani, mettendo a fuoco correttamente gli eventuali ostacoli. La somma dei due tempi è significativa e puó portare a situazioni davvero pericolose. Altro che semplice distrazione...


