Toyota MR2

La MR2 è una sportiva che la Toyota ha prodotto in tre generazioni di modello. Le prime due, lanciate rispettivamente nel 1984 e nel 1989, sono molto rare in Italia. La maggior parte degli annunci riguarda la terza serie della MR2, che nel 2000 ha segnato il passaggio da una carrozzeria coupé o targa a una spider, con un classico tetto di tela. Per questa vettura i progettisti hanno puntato su minimalismo e leggerezza, come dimostra la massa che non raggiunge la tonnellata. Le dimensioni sono molto contenute, con una lunghezza complessiva di tre metri e 90 scarsi. L’abitacolo, a due posti secchi, è di conseguenza molto raccolto, quasi angusto quando si viaggia a capote chiusa, con una posizione di guida rasoterra e semisdraiata. La plancia è essenziale e alcuni comandi, come per esempio gli alzacristalli, sono un po’ scomodi da azionare.

I MOTORI
Le tre edizioni della Toyota MR2 mantengono la medesima impostazione meccanica, con motore centrale, alle spalle dell’abitacolo. Nel caso della seconda serie le protagoniste della scena sono le versioni aspirate o turbo di un due litri piuttosto brillante. Sulle MR2 più recenti è invece presente un raffinato 1.8 bialbero interamente di alluminio, dotato di fasatura variabile continua delle valvole di aspirazione. Questa soluzione permette al quattro cilindri giapponese di erogare il 90% della coppia massima già a 2.000 giri. La maggior parte delle Toyota MR2 inserzionate è proposta con un cambio manuale sei marce, ma alcuni esemplari montano un cambio sequenziale che porta la sigla SMT, sempre a sei rapporti. Pratico nel traffico, questo tipo di trasmissione mortifica un po’ le prestazioni, rendendo gli spunti meno brillanti.

PRO E CONTRO
Della Toyota MR2 si apprezzano prima di tutto lo sterzo, il cambio e i freni. Il primo è rapido e preciso, due caratteristiche fondamentali per un’auto sportiva. Seppure leggero in manovra, il comando non è per questo troppo sensibile in velocità, grazie a una servoassistenza elettro-idraulica molto ben tarata. Quanto al cambio, la leva ha una corsa contenuta e assicura innesti puntuali, mentre l’impianto frenante assicura spazi d’arresto brevi, senza accusare affaticamenti. Considerata la tipologia di auto, una bella sorpresa viene dal confort di marcia. Le sospensioni si comportano bene sullo sconnesso, il rumore del motore non si fa mai fastidioso e anche i fruscii aerodinamici sono ridotti. Ci sono luci e ombre, invece, sul comportamento in curva. Gli inserimenti in traiettoria sono rapidi, ma la coda ha reazioni talvolta brusche, che possono mettere in difficoltà nella guida al limite. La visibilità è piuttosto scarsa: nonostante il muso corto, serve un po’ di allenamento per capire quali siano i suoi ingombri in manovra, mentre sul lato posteriore è il taglio della capote a limitare la visuale. L’ultima nota stonata viene dalla capacità di carico: trovare spazio per i bagagli, anche solo per un weekend in due, diventa un’impresa.

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