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VairanoRing | il blog di Carlo di Giusto

    Configurare è un'arte

    29.01.2016 | tag:

    Alzi la mano chi non si è mai perso negli incantevoli meandri dei configuratori online, anche solo per puro cazzeggio. L'attività di mettere insieme talvolta improbabili combinazioni, spesso costosissime, se la gioca alla pari con la consultazione compulsiva degli annunci di auto esotiche usate. Roba da malati di macchine, ma so che qui trovo terreno fertile, gente che (mi) capisce. Potete confessare liberamente, qui nessuno vi giudicherà.

    Quando poi si tratta di ordinare la macchina nuova, però, come agite? Io non ho mai compreso del tutto quelli che acquistano la macchina "in pronta consegna", così come l'ha scelta qualcun altro, se non per un fatto di pura necessità contingente (tempo e/o denaro, per intenderci).

    Un po' per l'entità dell'esborso, che è sempre impegnativo, e un po' per il fatto che non si cambia auto ogni due per tre, la configurazione della propria macchina dovrebbe essere sempre qualcosa di molto personale, individuale, tarato sui gusti e sulle preferenze di chi poi quell'automobile la dovrà usare per anni.

    E non è solo un fatto di piacere personale: chi sa di tenere la macchina per tanto tempo e di usarla tutti i giorni dovrebbe preoccuparsi anche di sceglierla a prova di futuro, cioè con quelle dotazioni che dovrebbero garantire un domani sia un utilizzo di durevole soddisfazione sia una maggior appetibilità sul mercato dell'usato. Il prezzo inevitabilmente sale, ma come dice un mio amico, "meglio soffrire un giorno - quando la si paga - e godere tutti gli altri"...

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Via Mazzocchi 2.0 | il blog del direttore Carlo Cavicchi

    Intolleranza contro senso della misura

    22.03.2019 | tag:


    L’insofferenza verso l’automobile che caratterizza le amministrazioni comunali di mezzo mondo si caratterizza per un’avversione quasi sempre preconcetta. Si parte da una visione giusta (non stravolgere i centri storici, migliorare la vivibilità, ammorbare di meno l’aria) e si arriva sempre a una sola conclusione, incentivare esclusivamente il trasporto pubblico, esaltandone sempre i pregi e mai contemplandone anche i limiti.
    La sicurezza, per esempio. Siccome ognuno vive sulla propria pelle le esperienze personali, nel corso di una piacevole chiacchierata con il numero due di Toyota mondo, il francese Didier Leroy, mi ha portato un caso molto interessante quanto pacato per chiarire che le guerre di religione sono sempre un errore.
    Sostenere che l’auto è sempre un male mentre il servizio pubblico condiviso è sempre un bene – a suo dire – non è la soluzione bensì una miopia, quando invece bisognerebbe sempre ragionare su una convivenza il più indolore possibile. E mi ha portato questo esempio: «Dove vivo io a Parigi, sotto casa ho una comoda fermata del tram e pure a pochi passi una fermata della metropolitana. Per mia figlia quattordicenne non c’è niente di più comodo per andare a scuola, in palestra o anche a studiare da amici. Se però una sera, mettiamo verso le 22, mi chiama al telefono e mi chiede se per rientrare a casa è meglio che prenda il tram oppure la Metro, la prima cosa che le rispondo è di stare ferma dov’è che arrivo io a recuperarla con la macchina. D’altronde quale padre può essere tranquillo nel mandare una ragazzina tutta sola di notte su un vagone vuoto? Lo sarebbe forse l’assessore al traffico della città di Parigi se si trattasse di sua figlia? Eppure quando parla ribatte sempre che le automobili dovranno sparire del tutto nell’area metropolitana…»
    Prendo allora questa esperienza diretta per sottoporvela (una tra tante, deve essere chiaro) e per farla diventare un tutto, per ribadire che ci sono tantissimi buoni motivi per reagire alla crociata permanente contro il mezzo privato piuttosto che porsi come primo obiettivo la soluzione per far convivere nella maniera più indolore possibile tutte le esigenze della società nel suo insieme: magari meno auto ma mai senza, più mezzi pubblici ma mai soltanto mezzi pubblici.

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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

    Sorpresa, le auto senza Rc sono solo 1,3 milioni (forse)

    14.07.2017 | tag:

    Fece scalpore, un paio d’anni fa, la denuncia dell’Ania, l’Associazione fra le imprese assicurative: in Italia circolano 3,9 milioni di veicoli senza copertura Rc auto. Qualche giorno fa la Polizia Stradale (ne parla qui accanto anche l'amico Carlo) ha reso noti i dati di una vasta operazione di contrasto alla mancata copertura assicurativa denominata “Mercurio Eye Insurance”. Dal 3 all’8 luglio 4 mila pattuglie della polizia di stato, di cui 250 dotate di sistemi di controllo automatizzato, hanno controllato 408.883 veicoli in tutte le province italiane. Di questi, “solo” (si fa per dire) 2.419 erano privi di assicurazione e sono stati sequestrati, lo 0,59%.

    Per carità, è stato controllato meno dell’1% del circolante, però se si proietta questo dato sulla totalità dei veicoli immatricolati in Italia (52.658.694 a fine 2016), quelli privi di copertura sarebbero solo 311 mila…

    Se invece si prendono in considerazione i soli controlli “manuali” effettuati, nell'ambito della stessa operazione, da agenti di polizia stradale, circa 23 mila, i veicoli privi di copertura sono risultati, in proporzione, molti di più, ben 583, il 2,5% di quelli fermati. Se proiettassimo questo dato sul circolante, risulterebbe che i veicoli privi di assicurazione sarebbero poco più di 1,33 milioni, esattamente un terzo di quanto stimato due anni fa dall’Ania.

    Premesso che proiettare un dato parziale, statisticamente non rappresentativo, sulla totalità di un insieme è sbagliato e spesso porta a errori clamorosi, probabilmente la verità sta nel mezzo. Certo, se i controlli su strada fossero capillari, se operazioni come quelle della Polizia fossero effettuate più spesso (e da tutti i corpi di polizia), le cose migliorerebbero. Se poi il legislatore autorizzasse anche i controlli automatici della copertura Rc utilizzando le “telecamere” esistenti (Ztl, Tutor, Autovelox eccetera)…