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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Articoli per Multe

    Ne abbiamo parlato su Quattroruote di dicembre, citando il caso di Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, il cui sindaco, alle prese con ingiustificate (secondo lui) richieste di risarcimento, ha firmato un'ordinanza affatto singolare: "Viste le incessanti e dubbie richieste di risarcimento danni che giungono anche a distanza di anni, si dispone che sia installato all'ingresso di Pignataro Maggiore il segnale di prescrizione massima di velocità di 20 km/h con un pannello indicativo riportante la scritta "Attenzione strade dissestate piene di insidie e trabochetti".

    A Rovigo, invece, i residenti di un quartiere residenziale a due passi dal centro si sarebbero resi "disponibili a comprare di tasca loro alcuni velobox da installare lungo la via (Viale Trieste, una strada con il limite di velocità a 30 km/h che, evidentemente, in pochi rispettano, ndr). La richiesta di riduzione della velocità", scrive rovigooggi.it, "è finalizzata per ridurre le scosse che le abitazioni subiscono ad ogni passaggio di automobili o camion a causa delle buche".

    Insomma, il ragionamento è più o meno questo: visto che le buche ci sono (ed, evidentemente, non si vogliono eliminare), si abbassano i limiti di velocità in maniera da evitare che qualcuno, finendoci dentro, possa, danneggiando la macchina, chiedere i danni al comune oppure far tremare gli edifici vicini. E poi si installa anche l'autovelox, in modo da essere sicuri che chi passa vada a passo d'uomo o, in caso contrario, incassare senza fatica un po' di soldi.

    A Fizzonasco, frazione di Pieve Emanuele, a un paio di chilometri dalla redazione di Quattroruote, dove il problema delle buche è "endemico", il comune ha installato, almeno un anno e mezzo fa, forse da più tempo, un cartello malfermo, appoggiato a terra e fissato a un palo con un fil di ferro arrugginito, sul quale si legge: "Attenzione, manto stradale dissestato - Ridurre la velocità". Altro che dissestato, le buche, su quel tratto di strada, sono sempre più grandi e profonde, dei veri e propri crateri. Lì, però, il limite di velocità non è stato abbassato, ci si "limita" ad avvisare chi passa minimizzando il problema... Un rimedio creativo come a Pignataro Maggiore e a Rovigo. Ma le buche restano. Anzi, dopo le piogge si ingrandiscono. E i pericoli aumentano.

    E dalle vostre parti a buche come state? Rimedi creativi anche lì?

    P.S. A proposito di Pieve Emanuele, qualche giorno fa è stato arrestato l'ex comandante della polizia locale Tiziano Boselli, accusato dalla procura di Milano di falso, truffa e frode informatica. Secondo l'accusa, l'ineffabile poliziotto chiamava nel suo ufficio gli automobilisti che avevano preso una multa (anche nel tratto di strada-gruviera dove ogni tanto la polizia locale fa una retata di auto in divieto di sosta) trattenendo per sé i soldi e cancellando le violazioni dal sistema informatico del comune. Pare che rilasciasse anche una regolare ricevuta...

    Ieri il sottosegretario alle Infrastrutture, Rocco Girlanda, rispondendo a un'interrogazione di Paolo Coppola, deputato del Pd, ha dichiarato che dall'introduzione della patente a punti ai conducenti stranieri sono state comminate 6.107 inibizioni. E che "il 9 dicembre scorso i conducenti con patente straniera inibiti alla guida in Italia erano 360".

    Significa che dall'estate 2003 a oggi 6.107 persone di nazionalità straniera hanno commesso violazioni che prevedono perdita di punteggio per almeno 20 punti (nel caso degli stranieri i punti si cumulano) e nei cui confronti, pertanto, è stato emesso il provvedimento prefettizio di inibizione, cioè il divieto di guidare in Italia.

    Tanti? Pochi? Non lo so. Però, chissà perché, ero convinto che fossero di meno vista la leggenda che vuole gli stranieri, soprattutto se conducenti non professionali, "immuni" dalle multe da quando il grosso delle violazioni viene accertato mediante apparecchiature elettroniche, violazioni che i comandi di polizia, chissà perché, non riescono a notificare all'estero (o non vogliono?).

    Sul fronte delle notifiche oltrefrontiera, però, le cose dovrebbero migliorare con l'introduzione della cosiddetta "multa europea", la direttiva n° 2011/82 del 25 ottobre 2011 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea L288 del 5 novembre 2011), finalizzata ad agevolare lo scambio transfrontaliero delle informazioni in materia di sicurezza stradale.

    La norma prevede che per le otto violazioni considerate più pericolose (eccesso di velocità, mancato uso della cintura di sicurezza, mancato arresto davanti a un semaforo rosso, guida in stato di ebbrezza, guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, mancato uso del casco, utilizzo di una corsia vietata, uso di cellulare durante la guida) le autorità nazionali possano facilmente accedere ai dati dei veicoli e dei loro proprietari in tutti i paesi dell'Unione.

    La direttiva avrebbe dovuto essere recepita entro il 7 novembre 2013. Inutile dire che Roma ha mancato l'obiettivo. Il parlamento, però, per evitare gli strali di Bruxelles, ha abilmente scansato il problema: con la legge n. 96 del 6 agosto 2013 (“legge di delegazione europea 2013”), entrata in vigore il 4 settembre 2013, ha delegato il governo ad adottare i decreti legislativi per recepire alcune direttive comunitarie, compresa la 2011/82. Insomma, ha trasferito il problema da Montecitorio all'adiacente Palazzo Chigi.

    I tempi? Si prevedono lunghi. Entro il 7 novembre 2016, però, la commissione europea dovrà presentare una relazione sull’applicazione della direttiva, con eventuali proposte sulla possibilità di armonizzare i codici della strada dei vari Stati membri e di definire norme comuni per le apparecchiature automatiche di controllo. Ce la farà l'Italia a fornire dati?

    Mercoledì scorso ho assistito a quella che credevo sarebbe stata l'ultima udienza del cosiddetto processo ai "furbetti del semaforino" di Segrate. Oddio, a dire la verità già il 16 ottobre, dopo aver ascoltato la requisitoria del pubblico ministero Alfredo Robledo, avevo creduto che il sipario sul primo grado di giudizio sarebbe calato nel giro di due o tre settimane, il tempo di sentire le repliche degli avvocati della difesa...

    E invece per arrivare a sentenza bisognerà aspettare, salvo sorprese, almeno il 13 gennaio 2014. Per carità, come diceva la mia professoressa di latino al liceo: se per pronunciare una sentenza giusta ci vuole tempo che si prenda tempo. Temo però che qui il tempo, più che necessario, sia perso. O, quantomeno, male utilizzato.

    Faccio una necessaria premessa: non conosco il carico che grava sul tribunale di Milano, non so se l'organico è sufficiente, non conosco il calendario dei processi in corso né l'agenda di magistrati e avvocati; però qualcosa che non va ci deve essere se un procedimento incardinato nel 2007 si concluderà oltre sei anni dopo. Solo per il primo grado di giudizio... E solo, si fa per dire, per una gara “truccata”, perché di questo alla fine si tratta.

    Riassumo, con le necessarie semplificazioni, i fatti:

    - luglio 2007: l'avvocata Francesca Fuso, del foro di Milano, presenta un esposto in procura nel quale vengono "ipotizzate una serie d'irregolarità connesse a una gara indetta dal Comune per la fornitura di apparecchiature per la rilevazione di violazioni semaforiche";

    - 11 ottobre 2007: la Guardia di Finanza sequestra i T-Red di Segrate, computer e documenti della Citiesse, la società che distribuiva i T-Red, e della Scae, la ditta che si era aggiudicata l'appalto del comune lombardo;

    - 23 maggio 2011: prima udienza davanti al Giudice dell'udienza preliminare;

    - 27 gennaio 2012: settima e ultima udienza del Gup e rinvio a giudizio degli imputati;

    - 2 aprile 2012: prima udienza del processo;

    - 27 novembre 2012: ventunesima (e ultima, forse) udienza del processo;

    - 13 gennaio 2014: sentenza

    Insomma, dopo quasi quattro anni di indagini (ma l'inchiesta, va detto, all'inizio era molto vasta), ci sono voluti otto mesi per sette udienze preliminari e altri dieci per 21 udienze in tribunale, dove, finalmente, si è andati piuttosto spediti. A gennaio, dopo sei anni e tre mesi dalla notizia-bomba del sequestro dei T-Red, avremo in mano una prima verità giudiziaria.

    Nel frattempo gli imputati, alcuni dei quali sono stati anche in galera, sono rimasti sulla graticola e sotto i riflettori per più di sei anni. E anche se gli automobilisti la loro personalissima sentenza l’hanno già emessa (e come dar loro torto visto l’uso disinvolto, diciamo così, che di queste apparecchiature è stato fatto, e non solo a Segrate ma in mezza Italia) tutto ciò non è bello. Io non so se gli imputati saranno giudicati colpevoli o innocenti, lo vedremo a gennaio. La giustizia, però, è un'altra cosa.

    Non capisco perché, quando si è fotografati da un autovelox o da un T-Red, il fotogramma non venga allegato al verbale. E' vero, c'è una legge che lo vieta (a mio avviso inspiegabilmente), ma così facendo qualcuno ci lucra sopra ("Vuoi la foto? Paga 9 euro. E vieni di persona a ritirarla"), come a Garlasco, in provincia di Pavia (ma chissà quanti altri comuni fanno lo stesso).

    Molte altre amministrazioni, invece, non fanno pagare nulla e anzi, bontà loro, caricano la foto su un'apposita sezione del sito internet del comune o della polizia locale. Un bel vantaggio per il malcapitato, che magari abita lontano. Peccato, però, che sia possibile visualizzare la foto indicando semplicemente il numero di verbale. E in questi casi non si capisce perché allegare il fotogramma a una busta verde sia una violazione della privacy e invece renderla disponibile a chiunque sul sito non lo sia.

    Giampiero Guarnerio, commercialista di Milano, ha segnalato l'anomalia (in realtà è una vera e propria violazione della legge sulla protezione dei dati personali) all'autorità garante. E l'Authority, dopo aver verificato che effettivamente chiunque, in possesso dei dati riportati sul verbale, può visionare la foto di una violazione, ha scritto al comune (di Pavia, in quel caso) per:

    1. ricordare che "l'accesso ai servizi erogati in rete dalle pubbliche amministrazioni" deve essere consentito solo mediante carta d'identità elettronica oppure con strumenti alternativi ma che consentano "l'individuazione del soggetto che richiede il servizio"; 2. invitare la stessa amministrazione "a voler comunicare entro e non oltre il 30 novembre 2012 le iniziative assunte, o che si intende assumere, per garantire l'osservanza delle disposizioni citate".

    Inutile dire che, dopo un anno, non è successo nulla. Ancora oggi chiunque, avendo un verbale sottomano, può vedere la foto della violazione. Esattamente come se quella foto fosse allegata al verbale. In barba alla legge sulla privacy. Ma, allora, se alla fine non vi è alcuna differenza tra una foto allegata al verbale, visibile da chiunque (si fa per dire), e una consultabile online da chiunque (si fa per dire), perché continuiamo a prenderci in giro? Alleghiamo la foto al verbale e non parliamone più. Almeno i comuni (alcuni) smetterebbero di farci la cresta...

    Sarò ingenuo, ma ancora mi stupisco quando una pubblica amministrazione o delle persone in divisa fanno i furbi. Certo, siamo in Italia, il paese dove le cose non sono mai chiare e univoche, dove le norme si interpretano sempre e, quindi, dove i margini di discrezione sono alti. Però non fare lo sconto sulle multe per divieto di sosta fa veramente infuriare. E fa infuriare vedere che si insiste anche dopo che qualcuno più in alto di te ha detto "guarda che si deve fare".

    Il divieto di sosta è un accertamento particolare: c'è il veicolo ma non il trasgressore. In quei casi l'agente lascia sul parabrezza della macchina il cosiddetto preavviso, una specie di verbale assolutamente informale con allegato un bollettino di conto corrente che permette di pagare, in genere entro qualche giorno, solo l'importo della sanzione, senza spese di accertamento e notifica. Con vantaggio per tutti: per l'amministrazione, che risparmia una visura e una notifica e che incassa subito; e per il trasgressore, che può pagare solo l'importo della sanzione senza spese.

    Il fatto è che questa procedura non è prevista dal codice della strada, che del preavviso non parla mai. Sicché fin dall'entrata in vigore della legge che ha introdotto lo sconto, che fa esplicitamente e unicamente riferimento al verbale, si è posto il problema di che fare con i preavvisi per divieto di sosta. Gli azzeccagarbugli hanno cominciato a discettare attorno alla questione concludendo che, in punta di diritto, lo sconto non doveva essere applicato, proprio perché la legge parla di verbale, il preavviso non è un verbale e quindi lo sconto non è applicabile.

    Le persone normali e di buon senso, invece, non si sono poste il problema, semplicemente perché lo spirito della legge era (ed è) quello di ridurre l'importo della sanzione per chi sceglie di pagare entro cinque giorni. E tale sconto, ovviamente, va fatto in tutti i casi: a chi si vede contestare una multa su strada, a chi se la vede recapitare a casa e a chi trova il preavviso sul parabrezza.

    A Torino, per esempio, il 20 agosto, il giorno prima dell'entrata in vigore della nuova legge, il comando di polizia municipale diffuse una circolare tra tutti i suoi agenti nella quale si affermava chiaramente che "i pagamenti relativi ai preavvisi di sosta dovranno essere accettati nei modi, nei termini e per l’importo ridotto del 30%".

    In Italia, però, si sa, qualcuno è sempre più furbo degli altri. A Firenze, per esempio, città che tra le altre cose si distingue per l'utilizzo automatico, in barba alla legge, degli autovelox in città, decisero per l'interpretazione più svantaggiosa per il trasgressore: il preavviso non è un verbale, lo sconto non s'ha da fare. Però, bontà loro, il 30 agosto scrissero al ministero dell'Interno per avere lumi sulla questione, ovvia per tutti gli altri comandi d'Italia.

    Il 7 ottobre scorso il Viminale, dopo aver sottolineato che nelle procedure operative sui preavvisi ciascun comando è autonomo, ha risposto che "esigenze di applicazione del procedimento e di equità sostanziale portano a valutare l'opportunità di accordare il beneficio anche durante il tempo in cui il trasgressore può pagare in modo bonario, dopo la redazione del preavviso di accertamento e prima dell'invio del verbale"; e che "tale scelta appare più coerente con lo spirito della nuova disposizione"; e che tale scopo "appare ugualmente evidente anche nella fase antecedente alla notificazione del verbale stesso".

    La comandante Antonella Manzione ha dovuto abbozzare, ma il boccone non deve esserle andato giù. "Ora lo sconto si può ottenere anche presentandosi con il foglio rosa (il preavviso, ndr). Ma consiglio comunque tutti i cittadini che dovessero trovarlo sul tergicristallo, prima di andare a pagare, di farsi contestare la multa da un vigile anche trovato per strada, oppure di rivolgersi al Nucleo operativo verbali e notifiche, in via delle Cascine 9. Solo così, con in mano il foglio di contestazione, un verbale ufficiale, nessuno potrà mai sollevare eccezioni sul termine dei cinque giorni" (La Nazione, 16 ottobre 2013).

    Insomma, la polizia municipale di Firenze, vuole a tutti i costi mettere in difficoltà i cittadini (e i concittadini). Non solo non ti scrivo l'importo scontato sul preavviso, ma ti induco, con la minaccia di un possibile errore che ti costerebbe parecchio caro, a cercare un vigile o ad andare al comando. Inutile dire che tutto ciò forse non è illegittimo ma è indiscutibilmente vessatorio. Classico esempio di pubblica amministrazione al servizio dei cittadini...

    Comandanti così bisognerebbe rottamarli. Come dite? Che ci vorrebbe un sindaco rottamatore?

    E' partita la discussione attorno alla riforma del Codice della strada, anzi, alla completa riscrittura della legge che disciplina la circolazione stradale, che il parlamento affiderà al governo attraverso un disegno di legge delega presentato il 17 settembre scorso dal ministro delle infrastrutture  dei trasporti Maurizio Lupi.

    Ed è tutto un fiorire di idee e di proposte. Alcune condivisibili, su tutte l'idea di separare le norme tecniche da quelle di comportamento, da riscrivere con linguaggio comprensibile a tutti, ma anche quella di rendere applicabili ai minorenni le sanzioni accessorie come la sospensione della patente e la perdita dei punti; altre sorprendenti, per non dire stravaganti, come quella dei deputati del Movimento 5 Stelle di rendere le multe proporzionali alla potenza del veicolo.

    Nobili le intenzioni, "pagare proporzionalmente alla propria capacità contributiva". Fallimentari le soluzioni: siccome l'evasione e l'elusione fiscale (non lo dicono nel comunicato con il quale hanno annunciato la proposta di legge, prima firma di Michele Dell’Orco, ma è chiaramente sottinteso) non consentono di introdurre il principio di proporzionalità al reddito, già utilizzato in alcuni paesi, allora, questo è il ragionamento degli onorevoli grillini, bisogna utilizzare un "parametro induttivo della condizione economica: la potenza del veicolo guidato".

    Insomma, secondo loro i cavalli sotto il cofano sono sinonimo di reddito (nemmeno il nuovo redditometro dell'Agenzia delle Entrate funziona più così). E rispetto a questi bisogna pagare (anche le multe, perché sui kW sono già imperniate la tassa automobilistica e l'imposta provinciale di trascrizione): "La potenza del motore incide sul costo di base del veicolo e, dunque, può essere considerato indicativamente un elemento valido per fornire un’indicazione sulle capacità economiche del suo proprietario". Al di là delle discutibili premesse e della claudicante sintassi, che cosa pensate (indicativamente) della proposta Dell'Orco?

    Già i tecnici della Motorizzazione, più volte, avevano segnalato ai politici le storture prodotte dalla norma sulle limitazioni per i neopatentati. Su tutte, quella di non poter guidare, dopo aver preso la patente e con un "istruttore" al proprio fianco, la stessa auto "potente" che si guidava con il foglio rosa con un "istruttore" al proprio fianco.

    Le leggi, però, le fanno i politici: le scrivono, con il supporto dei rispettivi uffici legislativi, i deputati, i senatori, il governo (in qualche raro caso sono di iniziativa popolare) e le approvano Camera e Senato. E qui, quasi sempre, casca l'asino. Nel senso che la politica raramente ascolta i tecnici, quasi sempre ha altre priorità, spesso è orientata da lobby o legittimi gruppi d'interesse, comunque ha tempi lunghi. Sicché per un intervento banale come correggere una legge mal scritta possono volerci anni e tanta, tanta opera di sensibilizzazione.

    Stavolta, però, quel diaframma è stato superato. Ci avevamo provato noi per primi, due anni e mezzo fa, con una raccolta di firme tra i nostri lettori consegnata all'allora ministro delle infrastrutture e dei trasporti Altero Matteoli. Ci prova adesso Colomba Mongiello, deputato del PD, che lo scorso giugno, dopo aver sottolineato il "grave profilo di incoerenza" riguardante "la circostanza che il titolare di foglio rosa, con persona in qualità di istruttore seduta al suo fianco, può guidare veicoli di qualunque rapporto tara/potenza, mentre, una volta conseguita la patente, lo stesso soggetto, ancorché accompagnato, non potrebbe più farlo", ha chiesto formalmente al ministro Maurizio Lupi:

    1. di "rendere maggiormente coerenti e meno vessanti le norme di cui trattasi ed in tal senso consentire il superamento della predetta limitazione alla guida, almeno quando la guida dell'ormai titolare di patente avviene alle stesse condizioni alle quali era consentita al titolare di foglio rosa".

    2. di "adottare iniziative, se del caso di natura normativa urgente";

    Il ministro Lupi, tramite il sottosegretario Rocco Girlanda, membro tecnico del governo ma ex deputato del Pdl, ha aspettato tre mesi per rispondere, ma alla fine, dopo aver ammesso che effettivamente "il titolare di foglio rosa, con persona in qualità di istruttore seduta al suo fianco può guidare veicoli di qualunque rapporto tara-potenza, ma, una volta conseguita la patente tale possibilità non gli è più consentita", ha affermato due cose importanti:

    1. "La problematica segnalata dall'onorevole interrogante è ben nota al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti".

    2. "Le criticità segnalate sono, ad oggi, oggetto di valutazione da parte del MIT al fine di poter procedere al superamento delle stesse".

    Insomma, ci hanno messo due anni e mezzo, ma le vostre 12.671 firme sono oggi, finalmente, all'attenzione del governo e del parlamento. Certo, la politica ha tempi lunghi (tre mesi solo per rispondere a un'interrogazione parlamentare!). Però a volte è capace di sorprendenti accelerazioni, come è accaduto con lo sconto sulle multe, fatto proprio da Lupi a inizio luglio dopo un anno di chiacchiere e approvato nel giro di un mese. Coraggio, ministro, basta poco per migliorare le cose.

    Chi mi segue sa che spesso non sono tenero con la polizia locale. In realtà più che con la polizia locale non sono tenero con le amministrazioni comunali da cui gli agenti e i comandanti dipendono e alle cui direttive “politiche” in qualche modo sono costretti a sottostare, come purtroppo dimostra anche la prima parte di questa vicenda. Stavolta, però, la storia, come nelle commedie di una volta, ha il sapore dolce del lieto fine.

    Sempre chi mi segue ricorderà la storia di Roberto Franzini, il comandante della polizia locale di Lerici che si era fieramente opposto al business delle multe messo in piedi da spregiudicati amministratori comunali (la storia potete leggerla qui). E che per questo motivo era stato degradato, demansionato e assegnato “all’espletamento delle mansioni relative alla polizia annonaria”, in pratica mandato a controllare le bancarelle del pesce (detto con tutto il rispetto per questo importantissimo compito).

    Ebbene, Roberto Franzini è di nuovo comandante a Lerici. Dopo l’ingiustizia di cui, solo per aver fatto fino in fondo il proprio dovere di cittadino (incidentalmente in divisa) è stato vittima (non trovo l’aggettivo da affiancare alla parola “ingiustizia” per spiegare quello che Franzini ha dovuto subire, ingoiare, sopportare, affrontare per più di tre anni), oggi, finalmente, la doverosa riabilitazione professionale.

    Lo ammetto: sono contento, anche se i galloni del comando, tornati meritatamente sulle spalle dell’uomo su cui devono stare, non gli rendono piena giustizia. Nessuna riabilitazione professionale, temo, potrà cancellare le ferite inferte dalla peggiore politica a una persona dal senso profondo delle istituzioni e dalla fortissima tensione morale. Uno che ha rispettato l’istituzione anche quando questa l’ha umiliato, uno che ha rispettato l’uniforme anche quando quella divisa era stata ridotta a poco più di uno straccio da una politica becera e cialtrona, uno che ha confidato nella Giustizia anche quando nulla, a noi giornalisti ma non a lui evidentemente, sembrava lasciare speranza.

    Però oggi Lerici, grazie alla nuova amministrazione comunale guidata dal sindaco Marco Caluri, ha di nuovo il suo comandante. E questa, in un paese in cui troppo spesso il merito non è riconosciuto e dove invece le scorciatoie, le furbizie e l'opportunismo pagano, ahimé, quasi sempre, non è cosa da poco.

    p.s. Franzini è stato nominato comandante a febbraio. Io l’ho scoperto per caso qualche giorno fa da un collega. Non da lui, troppo schivo, troppo rispettoso dei ruoli e troppo impegnato a fare il suo dovere per farlo sapere a quella stampa che, all’epoca, aveva raccontato la brutta storia del multificio di Lerici e del suo orribile "licenziamento". È lo stile, bellezza…

    Insisto sulle multe, o meglio, sui controlli elettronici, perché un lettore mi ha scritto chiedendomi lumi su un verbale ricevuto dalla polizia locale di Garlasco (PV) per passaggio con semaforo rosso. Non entro nel merito della violazione e dell'accertamento perché non è quello il punto che mi preme evidenziare. Il signore ha sbagliato e pagherà. Il punto è un altro. Anzi, due. Anzi tre. Anzi quattro.

    1. Il verbale è gravato da 16 euro di spese. Eppure la spedizione della raccomandata A.G. mediante Poste Italiane costa solo 7,20 euro. Certo, c'è la visura, ma i corpi di polizia pagano pochissimo, molto meno della vecchia tariffa Pra di 2,84 euro. Addirittura i 3.200 comuni abbonati al Pra pagano appena 43,7 centesimi per ogni transazione telematica (oltre al costo dell'abbonamento, che va da 350 a 3.700 euro all'anno a seconda delle dimensioni, dal punto di vista della popolazione, del comune). Insomma, non è vero che le spese di accertamento e notifica sono a carico del proprietario del veicolo, come dice l'articolo 201 del Codice della strada. O meglio, queste spese possono essere aumentate a piacimento dal corpo di polizia di turno. Tanto paga il cittadino.

    2. Il signore che ha ricevuto il verbale, incredulo di fronte all'accusa di essere passato con il rosso, ha cercato inutilmente all'interno della busta verde la prova di quanto dichiarato dagli agenti. Ma la fotografia, o meglio, la stampa del fotogramma, non c'era. Sicché ha telefonato al comando e un candido agente gli ha detto che se proprio voleva la foto avrebbe dovuto recarsi lì, compilare un apposito modulo e pagare altri 9 euro. Al di là dei 9 euro, una richiesta inqualificabile dopo che ne sono stati previsti 16 di notifica, il fatto di non allegare la foto, forti del fatto che ciò che è scritto sul verbale ha comunque fede privilegiata, non è corretto nei confronti della controparte. Oltre a essere un atto di sottile arroganza da parte del potere costituito, è anche un oggettivo ostacolo alla difesa. I cittadini meritano un briciolo di rispetto in più. E non venite a dirmi che è per una questione di privacy; se di privacy si trattasse non dovrebbero nemmeno mandare il verbale o, quantomeno, dovrebbero omettere da esso luogo, giorno e ora della violazione.

    3. L'incrocio sul quale è stato installato il Traffiphot (che sul verbale non è mai citato) è una grande intersezione lungo la circonvallazione della cittadina lombarda. Un'intersezione talmente spaziosa da permettere, facilmente e velocemente, la realizzazione di una grande rotatoria. Ciò produrrebbe un duplice, enorme, vantaggio: snellirebbe il traffico, evitando le lunghissime code, anche di mezzi pesanti, che spesso si formano lungo la provinciale, e aumenterebbe la sicurezza stradale. Però la rotatoria non si fa, e l'incrocio resta presidiato dall'occhio elettronico del Traffiphot. Non si spende nulla e qualcosa si ricava sempre.

    4. I Traffiphot, due apparecchi nei due sensi di marcia, sono installati solo lungo la strada principale, la circonvallazione del paese, e non sulle strade che vi si immettono, lungo le quali il passaggio con semaforo rosso è ritenuto, evidentemente, meno grave e meno pericoloso (ma non dovrebbe essere il contrario?). Se uno pensasse male potrebbe dire: bella forza, sulla provinciale c'è più traffico, la possibilità di fare multe è più alta. Un altro, sempre di quelli che pensano male, potrebbe invece dire: bella forza, sulla provinciale transitano molti ignari forestieri, tanta gente di passaggio; sulle strade che vi si immettono, invece, passano soprattutto consapevoli cittadini (ed elettori). Questi due signori, che pensano sempre male, andranno sicuramente all’inferno.

    Se si pensa che tutto ciò è opera di amministratori pubblici e uomini in divisa c'è da restare sgomenti.

    Tre anni fa finì nelle intercettazioni dei magistrati che indagavano sui grandi eventi. Oggi fa scandalo per l’appalto della provincia di Como, che lo scorso marzo ne ha installati due sulla strada Lomazzo-Bizzarrone. Parliamo del Celeritas, un sistema automatico per il controllo della velocità media analogo al Tutor di Autostrade per l’Italia. Uno strumento che l’ente guidato dal commissario straordinario ed ex presidente del consiglio provinciale, Leonardo Ambrogio Carioni, Lega Nord, ha acquisito (senza gara), tramite il comandante della polizia provinciale, Mario Claudio Comolli, da due imprese, la Poste Tributi, società di riscossione tributi del gruppo Poste Italiane, e la Safety21, società, di cui è amministratore unico Gianluca Longo, che distribuisce l’apparecchio prodotto dalla Engine, ditta di Viterbo con sede operativa a Rapolano Terme (SI). Per carità, la sicurezza stradale è un principio fondamentale. Però in questo caso il nobile principio appare tutt’affatto secondario, per non dire irrilevante. Qui si tratta di soldi, parecchi soldi, milioni di euro: "in proiezione", ha scritto il quotidiano La provincia di Como dopo alcune settimane di funzionamento del doppio Celeritas, "l’incasso complessivo sarà di 2,9 milioni di euro e resteranno nelle casse provinciali 1,1 milioni se la tendenza verrà confermata. Più di 1,8 milioni rappresentano il corrispettivo per la società". Nelle prime tre settimane di funzionamento le violazioni accertate sono state più di 3.100, ma lo stesso comandante ha parlato di una stima di 56 mila multe all'anno...

    Contratto blindato (per il fornitore) Tutto dipenderà dal numero di violazioni accertate, però il contratto blinda la società fornitrice dell’apparecchiatura. Non si può più dire, come si diceva una volta, quando le forniture erano a percentuale sulle multe incassate, che se gli automobilisti sono correttissimi la società non incassa nulla. No, stavolta le due imprese incasseranno comunque quasi 5 mila euro al mese. Con un paradosso rispetto a ciò che si verificava fino a oggi: finora, infatti, spesso "non conveniva" accertare automaticamente il superamento dei limiti di non oltre 10 km/h, violazione nei confronti della quale c’è sempre stata, in effetti, una certa indulgenza. Da oggi, invece, conviene eccome (alle ditte). E in quel caso all’amministrazione provinciale l’operazione di accertamento e notifica costerà più di quanto ricaverà (41 euro). Certo, di fronte alla sicurezza stradale i soldi non contano. Chissà perché, però, tutto il contratto stipulato dalla polizia provinciale di Como con Poste Tributi e Safety21 solo attorno ai soldi ruota. A vantaggio delle due società, naturalmente.

    Niente gara, è un “progetto sperimentale” (!) Partiamo dall’inizio. La fornitura e il servizio sono affidati mediante "cottimo fiduciario", una procedura estremamente semplificata alla quale si può ricorrere se l’importo non supera i 200 mila euro. Il contratto, firmato da Comolli per l'amministrazione e da Diego Cardillo, amministratore delegato di Poste Tributi, capogruppo dell'associazione temporanea di imprese, prevede "la fornitura, nella forma di noleggio, di 2 tratte elettroniche (4 varchi) per il rilevamento automatico delle infrazioni con sistema di misurazione alla (sic) velocità media denominate Celeritas". E la fornitura di "un servizio di archiviazione, gestione e repertorio delle immagini scaricate". Il contratto ha una durata "sperimentale" di sei mesi "prorogabile" di altri sei. La scrittura privata tra le parti recita: "Affidamento del servizio per l'esecuzione del progetto sperimentale di fornitura, nella forma di noleggio e dei servizi complementari, di un sistema di rilevazione delle infrazioni all'articolo 142 del codice della strada e sanzioni accessorie, con sistema di misurazione della velocità media".

    L’amministrazione paga tutto In cambio di due Celeritas e del servizio di archiviazione, alle imprese vanno un "canone di noleggio mensile fisso" di 2.420 euro a tratta (2.000 euro + Iva), cioè 4.840 euro, più 42,35 euro (35€+Iva) "per ogni insieme di fotogrammi e dati presi in carico". “Resta inteso”, si legge nel contratto, "che qualora l’amministrazione richiedesse una cancellazione anticipata delle immagini, il costo prepagato sarà ugualmente dovuto alla ditta aggiudicataria". Non solo: "per ogni singolo verbale lavorato e gestito", sia che la successiva notifica avvenga mediante Poste Italiane sia che avvenga mediante messi comunali, Safety21 e Poste Tributi incasseranno altri 10,89 euro (9,50€ + Iva). “Il rimborso (alle ditte, ndr) delle spese per la spedizione ed accertamento degli atti”, che nel contratto si sottolinea essere “a carico del trasgressore nella misura decisa dall’ente verbalizzante” sarà pari a 11,01 euro. C’è poi il supporto alla gestione dei ricorsi, 18,15 euro "per ogni bozza di controdeduzione prodotta tramite la piattaforma di servizio". Per il servizio di riscossione ordinaria e gestione del conto corrente la Safety21 e la Poste Tributi incassano l’1% (+Iva) "da calcolarsi sul montante incassi rilevati nel conto corrente dedicato". Mentre per la riscossione coattiva, cioè quella in caso di mancato pagamento delle multe, le ditte incasseranno il 34% (+Iva) sugli incassi derivanti dal servizio, al netto, non sia mai, "delle spese per le notifiche degli avvisi e di tutte le spese per visure, bolli, trascrizioni eccetera".

    La sospensione del servizio fa allungare il contratto Ma non è finita qui, perché l’amministrazione deve garantire a Safety21 e Poste Tributi che i due Celeritas siano sempre in condizioni di funzionare (dal canto suo il fornitore si impegna a "garantire attivo il servizio per 24 ore giornaliere e per 365 giorni all’anno"). Addirittura "in presenza di eventuali ore di non funzionamento in conseguenze di forza maggiore e atti vandalici" Safety21 e Poste Tributi hanno diritto "al differimento del termine di durata del contratto per un numero corrispondente di ore". Resta inteso che "sospensioni del servizio, totali o parziali, disposte dalla provincia di Como per ragioni diverse sono considerate illegittime" e comportano, oltre al prolungamento dei tempi di durata del contratto, anche un risarcimento danni pari a 500 euro al giorno per singola tratta in favore di Safety21 e Poste Tributi, "fatto salvo il danno ulteriore". Ah, nel caso in cui le sospensioni del servizio siano superiori a 30 giorni "il fornitore può richiedere lo scioglimento del contratto e l’amministrazione sarà tenuta a pagare un’indennità pari ai ricavi presunti sulla base degli ultimi sei mesi per la durata residua del contratto".

    Condizioni capestro Infine il capolavoro: "Qualora il numero di infrazioni negli ultimi tre mesi sia tale da non consentire un ritorno economico dell'investimento fatto dal fornitore, il fornitore avrà diritto di ritirare le apparecchiature installate e concludere anticipatamente il contratto tra le parti recedendo dallo stesso dandone comunicazione a mezzo raccomandata A/R con preavviso di almeno 60 giorni". Insomma, un contratto capestro per l’amministrazione provinciale di Como e senza rischio d'impresa per il fornitore: -       corrispettivo fisso in favore di Safety21 e Poste Tributi di quasi 5 mila euro al mese; -       Safety21 e Poste Tributi incassano 42,35 euro per ogni accertamento + 10,89 euro per ogni lavorazione + 11,01  euro per ogni notifica; -       Tutti i pagamenti delle sanzioni finiscono in un conto corrente intestato a Poste Tributi e Safety21. Le due società girano all’amministrazione ciò che eventualmente avanza dopo aver trattenuto ciò che a loro è dovuto per il servizio, senza alcun rischio di ritardo nei pagamenti da parte della provincia o di pagamenti a babbo morto: qui si incassa tutto e subito. -      E se gli incassi languono, si possono smontare i Celeritas e andarsene. Il tutto senza gara. E pensare che qualche imprenditore ancora parla male della pubblica amministrazione…

     

    Risponde Gianluca Longo, presidente e amministratore delegato di Safety21

    Preg.mo Dott. Rossi,

    mi preme rispondere al suo articolo del 25 maggio 2013 pubblicato sul blog di Quattroruote, essendo lo stesso da noi ritenuto fuorviante per i lettori e con numerose inesattezze.

    In primis ci tengo a sottolineare che la nostra azienda, Safety21, ed i suoi esponenti nulla hanno a che vedere con le intercettazioni dei magistrati che indagano sui grandi eventi.

    La Provincia di Como ha firmato un contratto di “affidamento del servizio per l’esecuzione del progetto sperimentale di fornitura, nella forma di noleggio e dei servizi complementari, di un sistema di rilevazione delle infrazioni all’art. 142 del codice della strada e sanzioni accessorie, con sistema di misurazione della velocità media” con la Società Poste tributi del gruppo Poste Italiane in data 7 Febbraio 2013. Poste Tributi agisce in qualità di mandataria del raggruppamento temporaneo d’ impresa con Safety21 (mandante).

    Non entro nel merito della procedura amministrativa adottata, del valore del contratto e della notevole diminuzione della velocità di percorrenza dei veicoli nei tratti monitorati (oltre il 30% mensile), in quanto temi non di nostra diretta competenza. Evidenzio però come lo stesso valore del contratto sia notevolmente inferiore alle ipotesi e ai valori da lei diffusi. Vorrei altresì entrare nel dettaglio di quello che la Legge permette in merito ai servizi sussidiari di accertamento, i quali possono essere gestiti da privati come previsto dal Codice stesso.

    Il Codice della Strada e la direttiva Maroni hanno chiaramente indicato le modalità previste per il noleggio di apparati omologati di rilevazione delle infrazioni all’art. 142 del Codice della Strada. Nel caso specifico dei sistemi “Celeritas”, questi vengono forniti all’amministrazione attraverso un canone di locazione operativa ( prestazione distintamente contabilizzata da altre prestazioni sussidiarie distinte, come ad esempio il repertorio delle violazioni). La locazione è onnicomprensiva delle opere civili, della installazione, della manutenzione e dell’assicurazione contro atti vandalici. I sistemi “Celeritas” installati presso la Provincia di Como sono stati collaudati dalla Polizia Locale di concerto con la Prefettura competente e gli organi di Polizia Stradale.

    Tutta la documentazione relativa agli impianti ed al servizio è disponibile presso il sito www.provinciadicomo.titan21.it. A tale indirizzo è altresì possibile scaricare da parte dei trasgressori, nel segno della massima trasparenza, i certificati di accertamento comprovanti l’eventuale violazione da loro commessa.

    I servizi sussidiari (chiaramente distinti dal noleggio e che nulla hanno a che vedere con lo stesso) consistono in primis nell’archiviazione e repertorio delle immagini comprovanti la violazione attraverso una piattaforma software proprietaria di Safety21, la quale prevede sempre la certificazione della fase di accertamento da parte di un Pubblico Ufficiale ed il repertorio delle violazioni annullate e validate per un periodo di archiviazione (variabile in base allo stato del verbale). La piattaforma Titan di Safety21, prima nel suo genere permette, a tutela degli automobilisti, la certificazione dell’intero processo sanzionatorio mantenendo in una infrastruttura certificata ISO 27001 l’evidenza della procedura adottata, in piena ottemperanza alla normativa vigente sulla privacy.

    Altresì è importante sottolineare che l’intera infrastruttura è in piena e completa disponibilità dell’organo accertatore, ovvero l’attivazione e la disattivazione degli impianti, la loro programmazione e l’eventuale spegnimento e riattivazione per manutenzione devono essere autorizzate tramite una procedura informatica gestita attraverso la piattaforma stessa, alla quale è possibile accedere ai soli Ufficiali della Polizia Locale tramite una chiave hardware fisica univoca contenente un certificato di identificazione. Da ciò si desume che il fornitore non ha alcuna interazione con le decisioni dell’organo accertatore in merito agli orari di funzionamento.

    I restanti servizi sussidiari relativi alla spedizione, alla gestione ed al recupero coattivo dei verbali impagati sono in carico al gruppo Poste così come avviene nella gran parte delle amministrazioni italiane (a tal proposito le ricordo che Poste Italiane è l’unico titolato per Legge alla spedizione degli atti giudiziari sul territorio del nostro paese e che le tariffe sono fissate per Decreto Ministeriale). Infine le comunico che Safety21 non gestisce alcun conto corrente né percepisce percentuali, in quanto il servizio relativo è e può essere gestito solo da Poste Tributi S.c.p.A. in quanto iscritta all'Albo del MEF di cui all'art. 53 del Dlgs 446/97 per la gestione della fiscalità locale. Inoltre il conto corrente di pagamento delle sanzioni non è intestato alla società Safety21 come da lei riportato.

    La invito cortesemente a rettificare quanto da Lei erroneamente scritto e colgo l’occasione per porgerle cordiali saluti.

    Il Presidente ed Amministratore Delegato

    Gianluca Longo