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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

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    Ricordo bene quella mattina. Era l'1 marzo 2009, a Parma si riunivano per la seconda volta i “comitati a difesa delle truffe ai semafori”. E ricordo la “standing ovation” con cui l'uditorio, a un certo punto, accolse Roberto Franzini, il comandante della polizia municipale di Lerici che aveva spento i “suoi” due autovelox e i “suoi” due T-Red, apparecchi che all'epoca erano una manna dal cielo per amministratori voraci e comandanti disinvolti.

    Una scena da stropicciarsi gli occhi: il popolo dei multati, gente che per anni si era battuta contro le multe facili dei comuni di mezza Italia, che rendeva onore a un uomo in divisa. Il fatto è che Franzini non era un poliziotto qualunque, era il comandante che aveva osato mettersi di traverso, una delle mani che avevano scoperchiato un pentolone tra i più fetidi della storia di questo paese: il business delle multe. Un “sistema” che la stampa specializzata denunciava da tempo e sul quale, di lì a poco, avrebbero messo gli occhi anche i magistrati di Milano e di Verona.

    È una storia un po' lunga, vi avverto. Chi la conosce può saltare direttamente alla “Fine della storia”.

     

    INIZIO DELLA STORIA

    Nel 2007 una società privata di La Spezia, la Ica, aveva fornito gratuitamente (ma in cambio di un compenso di 27 euro a verbale, cioè a cottimo, cioè in violazione del codice della strada, cioè della legge) le apparecchiature al comune dopo aver vinto una gara per la gestione delle contravvenzioni. E aveva piazzato gli Autovelox in due punti della provinciale La Spezia-Lerici in cui il limite di velocità era stato “stranamente” abbassato senza alcuna delibera provinciale e dove per le caratteristiche della strada era facile colpire tanti involontari trasgressori. I T-Red, invece, erano stati installati su un semaforo la cui durata del giallo era stata, in quell’occasione, abbassata a 3 secondi all’insaputa della polizia municipale.

    Il risultato? 12 mila multe in poche settimane, tutte sospese da Franzini perché palesemente sospette: le multe, infatti, sarebbero state pochissime se il limite di velocità anziché di 50 km/h fosse stato, come avrebbe dovuto essere, di 70 e se il giallo dei semafori, com’era prima dell’installazione dei T-Red, fosse durato cinque secondi anziché tre.

    Una decisione, quella di “spegnere” Autovelox e T-Red, che “irritò” l'amministrazione comunale e la ditta privata che aveva installato gli strumenti (quanti soldi avrebbe incassato se Franzini avesse chiuso gli occhi?) ma che salvò sindaco e giunta dallo scandalo che sarebbe scoppiato di lì a poco, il 29 gennaio 2009: 109 indagati dalla procura di Verona, tra cui 63 comandanti di polizia municipale, 39 amministratori pubblici e sette amministratori di società private. Secondo i Carabinieri, gli amministratori e i pubblici ufficiali si erano “accordati con le società private incriminate per mettere in atto un progetto di controllo del traffico allo scopo primario di fare cassa”. Ottanta i comuni, Lerici compreso, coinvolti. Dalla lista degli indagati, però, grazie alla decisione di Franzini di opporsi alla porcheria poi scoperta dai Carabinieri, non comparivano il sindaco né gli assessori né, ovviamente, il comandante.

    Due giorni dopo, il 31 gennaio 2009, il prefetto di La Spezia, Vincenzo Santoro, gli avrebbe reso onore: “il comportamento tenuto testimonia la sua elevata professionalità e senso di responsabilità”.

    Al comune, però, le apprecchiature per il controllo elettronico delle violazioni interessavano parecchio. Di lì la decisione di installare alcune telecamere, anch'esse fornite dalla Ica, all'ingresso della Ztl, inopitamente estesa a tutto il territorio comunale. Il risultato? 60 mila multe in meno di un anno. Anche in questo caso erano molti i profili di illegittimità e le anomalie segnalate dal comandante agli amministratori. Stavolta, però, le cose presero una piega diversa e la giunta, a fine 2009, decise di liberarsi di Franzini, che da un giorno all'altro si ritrovò semplice agente, senza gradi e senza stipendio da comandante.

    FINE DELLA STORIA

     

    Torno a parlarne perché sono passati giusto due anni dal demansionamento di Roberto Franzini. E perché, soprattutto, nulla è accaduto nel frattempo:

    • dell'esposto inviato da Franzini alla sezione regionale ligure della Corte dei conti nel febbraio 2010 non si è saputo nulla;
    • dell'esposto inoltrato da Franzini alle procura di La Spezia nel febbraio 2010 non si saputo nulla;
    • del ricorso che Franzini ha spedito al Presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, nel marzo 2010 non si è saputo nulla;
    • della denuncia al giudice del lavoro presentata da Franzini nel giugno 2011 non si è saputo nulla.
    La gente di Lerici e i lettori dei giornali e delle riviste specializzate, però, la sentenza l'hanno già emessa e ricalca pari pari l'encomio solenne del prefetto Santoro: per tutti, Roberto Franzini è e resta il Comandante Franzini. Noi, insieme a lui, restiamo in paziente attesa di un verdetto di doverosa riabilitazione da parte delle istituzioni.

    Non è vero che “gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare”, come diceva Ginettaccio Bartali. Mi ha raccontato ieri Stefano Manzelli, comandante della polizia municipale di Castel Bolognese (Ra), una storia di buona amministrazione che merita di essere conosciuta. Il corpo di polizia del comune romagnolo aveva bisogno di sostituire una macchina un po' vecchia (più di dieci anni) e malandata. Invece di acquistarne una nuova, il comandante ha pensato di dare un colpo di telefono all'agenzia del demanio di Bologna, visto che l'articolo 214 ter del codice della strada dice che “i veicoli acquisiti dallo stato a seguito di provvedimento definitivo di confisca … sono assegnati agli organi di polizia che ne facciano richiesta”. La faccio breve: dopo una settimana i vigili di Castel Bolognese sono andati in un deposito giudiziario della riviera romagnola a ritirare la macchina “nuova”, un'utilitaria immatricolata nel 2009 e confiscata l'anno scorso dai Carabinieri a una persona che guidava in stato di ebbrezza. Sono bastati una telefonata, una richiesta ufficiale via mail e una “determina” del comandante per mettere in garage la macchina che serviva, poche ore di lavoro. Bilancio spese/ricavi della brillante operazione condotta dal comandante Manzelli?

    1. alcune centinaia di euro spesi per andare a prendere la vettura e farle fare un tagliando in un'officina autorizzata;
    2. 15 mila euro dei contribuenti risparmiati.
    E poi dicono che la pubblica amministrazione è da buttare... Certo, bisogna avere un comandante che conosce perfettamente norme e procedure e che sa "accontentarsi" di quello che c'è nel deposito giudiziario. Non tutti i comuni ce l'hanno.