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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Articoli per Tasse

    Sono passati due anni da quando è stato sferrato l'attacco all'auto e agli automobilisti. Mi pare utile non solo ricordarlo, ma ripercorrere, tappa dopo tappa, le stazioni di questa dolorosissima, per le nostre tasche, via crucis...

    -          6 aprile 2011 Aumento delle accise sui carburanti per finanziare il Fondo unico per lo spettacolo (Fus) Benzina: da 564 a 571,30 euro per mille litri Gasolio: da 423 a 430,30 euro per mille litri

    -          8 giugno 2011 Aumento dell’imposta provinciale sull’Rc auto. Le province possono aumentare le aliquote del 12,5% fino a un massimo del 16%. Quasi tutte le fanno.

    -          28 giugno 2011

    Aumento delle accise sui carburanti per fronteggiare l’afflusso straordinario di immigrati in Italia Benzina: 611,30 euro per mille litri Gasolio: 470,30 euro per mille litri

    -          1 luglio 2011 Aumento delle accise sui carburanti per finanziare il Fondo unico per lo spettacolo (Fus) Benzina: 613,20 euro per mille litri Gasolio: 472,20 euro per mille litri

    -          6 luglio 2011 Aumento da 33 a 37 euro (+12%) del contributo unificato, introdotto l’1 gennaio 2010, sui ricorsi al giudice di pace

    -          15 luglio 2011 Introduzione del superbollo di 10 euro /kw per auto di potenza superiore a 225 kW

    -          17 settembre 2011 Entra in vigore, ma solo nelle regioni a statuto ordinario, la riforma dell’Ipt, da oggi proporzionale alla potenza. Per le auto con più di 53 kw si paga fino a 4,65 euro/kw

    -          17 settembre 2011 Aumento dell’aliquota Iva dal 20 al 21%

    -          1 novembre 2011 Aumento delle accise sui carburanti per l’emergenza alluvione in Liguria e in Toscana Benzina: 622,10 euro per mille litri Gasolio: 481,10 euro per mille litri

    -          7 dicembre 2011 Aumento (per decreto) delle accise sui carburanti per “salvare” l’Italia Benzina: 704,20 euro per mille litri Gasolio: 593,20 euro per mille litri

    -          7 dicembre 2011 Inasprimento del superbollo. La soglia di potenza oltre la quale si paga l’addizionale scende da 225 a 185 kw e l’importo passa da 10 a 20 euro/kw con riduzione progressiva in funzione dell’età dell’auto.

    -          1 gennaio 2012 Aumento delle accise regionali sulla benzina in Liguria e Toscana (per l’emergenza alluvione), nel Lazio e in Umbria

    -          8 giugno 2012 Aumento delle accise sui carburanti per il terremoto in Emilia Romagna Benzina: 724,20 euro per mille litri Gasolio: 613,20 euro per mille litri

    -          11 agosto 2012 Aumento delle accise sui carburanti per finanziare il riordino della protezione civile Benzina: 728,40 euro per mille litri Gasolio: 617,40 euro per mille litri

    -          1 gennaio 2013 Aumento del 5,4% degli importi delle multe

    -          1 gennaio 2013 Ridotta dal 40 al 20% la deducibilità sulle auto aziendali e dal 90 al 70% quella sul fringe benefit

    -          2 aprile 2013 Aumentano le tariffe Pra, cioè gli emolumenti da corrispondere all'Aci per le formalità inerenti alla tenuta del Pubblico registro automobilistico, per il rilascio dei relativi certificati e per le visure e ispezioni. La tariffa che interessa di più gli automobilisti, quella relativa alla prima iscrizione (in caso di acquisto di un veicolo nuovo) o al rinnovo dell'iscrizione (in caso di passaggio di proprietà), passa da 20,92 a 27 euro (+29%). Il costo delle visure, invece, sale da 2,84 a 6 euro (+111%).

    Qualcuno, ingenuamente, durante la campagna elettorale di cinque anni fa, si era illuso che sarebbero state abolite. E che la loro soppressione avrebbe portato con sé la scomparsa delle odiatissime imposte provinciali sulla trascrizione e sull'assicurazione dei veicoli.

    E invece no. Non solo sono non sono state abolite, non solo non sono state accorpate, come aveva trionfalmente annunciato il governo Monti in estate, ma, dopo averla scampata hanno avuto anche la sfrontatezza di aumentare le imposte. All'inizio dell'anno ben sei amministrazioni provinciali italiane (ma nel corso del 2012 diverse altre lo avevano fatto) hanno ritoccato all'insù l'Ipt, l'odiatissima imposta provinciale di trascrizione dei veicoli che già, grazie al federalismo fiscale che l'ha resa proporzionale alla potenza anche nel caso di auto nuove, da quasi un anno e mezzo sta portando un fiume di denaro nelle loro casse.

    Ma i soldi, si sa, non bastano mai. Meno male che la legge permette alle amministrazioni di aumentare fino al 30% l'importo base di 3,51 euro/kw. Ad Asti, Chieti, Genova, Pavia, Siena, l'"addizionale" è così passata dal 20 al 30%, sicché l'imposta è salita da 4,21 a 4,56 euro/kw (+8,3%), mentre Vercelli ha arrotondato appena l'aliquota, dal 29 al 30%. Il risultato è che l'incremento massimo è oggi in vigore in 66 province su 110 mentre quello minimo, cioè nessun aumento rispetto alla tariffa base, è rimasto solo ad Aosta, Bolzano, Prato e Trento.

    In un panorama tanto sconfortante spicca Ferrara, dove la percentuale di incremento è scesa dal 30 al 15% (e l'imposta è passata da 4,56 a 4,04 euro/kw, l'11,4% in meno). Un segnale che, volendo, si può rinunciare a una piccola parte del maggior gettito che il federalismo fiscale ha concesso alle amministrazioni provinciali, inutili ma sempre più voraci.

     

    Era già capitato qualche mese fa. E' successo di nuovo nelle settimane scorse, quando la motorizzazione civile è rimasta senza soldi per spedire le comunicazioni agli automobilisti, in media circa 30 mila lettere al giorno contenenti i tagliandi di rinnovo o di aggiornamento delle patenti e delle carte di circolazione o le comunicazioni di perdita di punteggio.

    Qualcuno dice che il ministro Corrado Passera abbia utilizzato la cassa di via Caraci (sede della motorizzazione) per esigenze di cassa di via Veneto (Passera è sì il ministro delle Infrastrutture ma è soprattutto il ministro dello Sviluppo economico e infatti in piazza di Porta Pia lo vedono pochissimo). Altri dicono che la motorizzazione sia rimasta bloccata per una mancata autorizzazione di spesa da parte della Corte dei conti.

    Sia come sia è scandaloso che si paralizzi l'attività di un ufficio che eroga servizi ai cittadini (15 milioni le formalità espletate ogni anno) e che, oltretutto, da queste formalità incassa circa 800 milioni di euro per un costo di funzionamento complessivo (personale, attrezzature, immobili ecc.) di appena, si fa per dire, 340 milioni. Gli automobilisti, ma anche i 3.500 dipendenti della motorizzazione (non si è mai visto un "azionista" che bastona un'"azienda" che produce "utili"), meritano un po' più di rispetto da parte dello stato.

    Non so quale base scientifica abbiano i sondaggi diffusi periodicamente online, come quello sulle imposte più odiate dagli italiani. Però mi ha colpito un dato: limitandosi alle imposte che riguardano strettamente il settore automobilistico, da febbraio a ottobre l'odio sarebbe diminuito (relativamente alle altre, s'intende).

    A febbraio, secondo contribuenti.it, le accise sulle benzina erano al secondo posto della top ten, a ottobre sono scese al quarto mentre il bollo auto dalla quinta posizione di otto mesi fa sarebbe sceso alla settima. Nessuna traccia, nella top ten, di superbollo, Ipt, imposta sull'Rc auto... Certo, l'Iva è salita al primo posto dalla quarta posizione di febbraio, però è un'imposta che colpisce tutti i beni di consumo, non solo quelli del settore auto.

    In realtà il sondaggio mi dà lo spunto per sondare a mia volta i frequentatori del mio blog, per sapere qual è il loro "sentiment". Dunque: escludendo l'Iva e limitando il giudizio a bollo, superbollo, accise, Ipt, imposta sull'Rc e "balzelli vari" (quelli che si pagano al Pra o alla Motorizzazione quando bisogna fare, duplicare o rinnovare documenti) qual è la vostra personale "classifica delle imposte/tasse/tributi/emolumenti più odiati"?

    P.s. Queste le classifiche di contribuenti.it

    FEBBRAIO 2012 1. Aggio esattoriale 2. Accise su benzina, energia elettrica e metano 3. Canone Rai 4. IVA 5. Bollo auto 6. TIA/TARSU 7. IMU/ICI 8. Contributi consorzi di bonifica 9. Ticket sanitari 10. Imposte sui redditi/Irap

    OTTOBRE 2012 1. IVA 2. IMU 3. Aggio esattoriale 4. Accise su benzina, energia elettrica e metano 5. Canone Rai 6. TIA/TARSU 7. Bollo auto 8. Contributi consorzi di bonifica 9. Ticket sanitari 10. Imposte sui redditi/Irap

    Ero piccolo, ma ricordo come se fosse ora quelle domeniche senza macchine. Ne approfittavamo per giocare a pallone in strada... Copio da Wikipedia: "Da domenica 2 dicembre 1973 fu imposto il divieto assoluto di circolazione dei mezzi privati, con l'eccezione dei medici in servizio con autorizzazione visibile, pena pesanti sanzioni amministrative fino a un milione di lire. L'attrice sex symbol Sylva Koscina", sottolinea l'enciclopedia online, "finì sui giornali per aver tentato di violare il divieto. Per gli spostamenti domenicali i cittadini dovevano ripiegare sul trasporto pubblico, bus turistici e sull'uso della salutare bicicletta. Erano bandite le insegne luminose animate e di grandi dimensioni. Le trasmissioni televisive RAI, allora monopolio statale, terminavano alle 22.45. I cinema chiudevano alle 22".

    Fu l’effetto del cosiddetto choc petrolifero, l’impennata dei prezzi del petrolio in seguito alla guerra del Kippur e alle tensioni politiche internazionali che ne derivarono. Fu uno spartiacque dopo l’introduzione, qualche mese prima, dell’Iva e, se non sbaglio, appena qualche settimana prima, dell’obbligo per tutti i contribuenti di presentazione della dichiarazione dei redditi.

    Oggi, invece, le tensioni sono sui debiti sovrani e sulla tenuta dell’euro e le conseguenze le paghiamo da un anno e mezzo. Però fa effetto leggere che per risparmiare il governo, a tarda notte, ha inserito nella cosiddetta legge di stabilità 2013 lo spegnimento o la diminuzione della pubblica illuminazione. Ne sapremo di più quando sarà disponibile il testo del provvedimento ed è sicuramente una misura che, se applicata per bene e non a scapito della sicurezza (penso ai lampioni "intelligenti", di cui abbiamo parlato su Quattroruote di luglio), degli aspetti positivi potrebbe averli. Ma il suo valore simbolico va ben oltre i contenuti e gli effetti su viabilità e conti delle amministrazioni pubbliche. E, forse, non è esagerato, dopo quasi 40 anni, parlare di "new austerity", di "austerity 2013".

    Qualcuno, ingenuamente, si era illuso che dalla cosiddetta spending review, la revisione della spesa pubblica, potesse uscire qualche vantaggio per gli automobilisti. Chessò, l’abolizione del Pra (e quindi la scomparsa dei famigerati emolumenti che bisogna versare al Pubblico registro in occasione di ogni pratica automobilistica) oppure la soppressione delle province (e quindi dei balzelli che gli enti locali INUTILI si portano dietro, come l’Imposta provinciale di trascrizione e l’imposta provinciale sull’Rc).

    E invece il governo dei professori non ha fatto nulla di ciò che si aspettavano gli automobilisti, cioè gli italiani. Le province non scompariranno, forse saranno accorpate sulla base di soglie minime di popolazione o di superficie, ma resteranno in vita. Pare che delle 107 amministrazioni attuali ne rimarranno una cinquantina. Insomma, nella migliore (peggiore?) delle ipotesi da un giorno all’altro ci si troverà “ope legis” all'ombra di un altro campanile, ma i balzelli, quelli, continueranno a dover essere pagati. A un’amministrazione diversa ma immutati negli importi e nelle scadenze.

    Di abolizione del Pra, invece, a parte il senatore Alessio Butti (Pdl), che in un’interrogazione al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Corrado Passera del 21 giugno scorso chiedeva “di sapere se il ministro non ritenga opportuno valutare l’abolizione del Pra procedendo contestualmente all’accentramento delle funzioni presso la motorizzazione civile” (inutile dire che l’interrogazione è rimasta senza risposta), non si è nemmeno parlato. Insomma, i registri continuano a essere due, uno che si occupa del certificato di proprietà, l’altro della carta di circolazione.

    Di quattro ruote (blu), però, la spending review tratta. Laddove prevede, per tutte le pubbliche amministrazioni esclusi vigili del fuoco e forze di polizia e a esclusione dei contratti in essere, il dimezzamento, rispetto a quanto speso nel 2011, delle spese "per l’acquisto, la manutenzione, il noleggio e l’esercizio di autovetture nonché l’acquisto di buoni taxi”. Per carità, l’ennesimo (per ora solo annunciato) giro di vite sulle auto blu è una buona cosa. Ma gli automobilisti, oppressi da un fisco mai così vorace, chiedono ben altro. A partire dalla rinuncia all'aumento dell’Iva al 23%, previsto a ottobre 2012, fino a ieri annunciata e ora, in realtà, rimandata, bontà del governo, a luglio 2013. Continuiamo così, facciamoci del male...

    Da quest'anno in Campania il bollo servirà anche a "sostenere l’assistenza ai disabili e ai non autosufficienti, a supportare i minori che hanno condizioni familiari particolarmente critiche, a garantire l’assistenza domiciliare agli anziani". Così Severino Nappi, assessore al lavoro nella giunta guidata da Stefano Caldoro, ed Ermanno Russo, assessore alle politiche sociali, hanno giustificato l'aumento del 10% della tassa automobilistica entrato in vigore alcune settimane fa. Parte delle somme incassate, inoltre, andrà "ad arricchire il Fondo per la gestione delle crisi e dei processi di sviluppo, lo strumento ideato dalla regione per aiutare le aziende campane e i loro dipendenti a superare questa ennesima fase di recessione".

    Al di là della decisione politica di utilizzare la tassa automobilistica per finanziare la crisi e lo stato sociale, l'operazione è stata gestita in maniera affatto maldestra. Infatti, la legge finanziaria regionale che ha introdotto il nuovo balzello, che porterà nelle casse regionali 36 milioni di euro nel solo 2012, pur essendo stata approvata il 30 dicembre, è stata pubblicata sul bollettino ufficiale della regione solo il 28 gennaio 2012. E fino a quella data, ovviamente, i terminali per il pagamento non erano stati aggiornati con i nuovi importi. E chi ha pagato la tassa prima del 28 gennaio? Semplice, dice la regione, deve integrare.

    Non solo. Secondo l'Aci di Napoli, l’aumento del bollo è illegittimo perché approvato il 30 dicembre, mentre la legge prevede il 10 novembre come termine per modifiche alle imposte regionali.

    Ma i due ineffabili assessori la buttano sul melodramma: "ai cittadini campani abbiamo chiesto un piccolo sacrificio. Per tutti si tradurrà in un cappuccino al mese per aiutare chi ha più bisogno".

    Al di là dei nobili fini a cui è destinato il nuovo balzello (ma voi ci credete?) due osservazioni mi limito a fare sul trattamento riservato ai cittadini automobilisti dallo stato e dalla pubblica amministrazione.

    - sempre più spesso e sempre di più l'auto serve a finanziare servizi che nulla hanno a  che fare con la sicurezza stradale e con la manutenzione/realizzazione di infrastrutture stradali; sempre di più serve a finanziare servizi che non si ha il coraggio di coprire tagliando sprechi e spese improduttive; - la pubblica amministrazione continua a trattare i cittadini come sudditi, scaricando sulla collettività le proprie inefficienze e la propria sciatteria.

    E meno male che il bollo avrebbe dovuto essere abolito entro la fine del 2010...

    Pare che nel 2010 gli italiani abbiano evaso un miliardo di euro di tassa automobilistica. Dico pare perché il dato, diffuso nei giorni scorsi dall'Unrae, l'associazione delle case automobilistiche estere, mi sembra un po' alto sia in relazione al gettito complessivo stimato della tassa, 6,6 miliardi di euro (vorrebbe dire che, facendo la media della media, 15 automobilisti su cento non pagano il bollo) sia, soprattutto, alla certezza, in caso di mancato pagamento, di essere perseguiti dal fisco regionale.

    Ma anche prendendo per buono il dato sull'evasione fiscale automobilistica, sconcerta l'affermazione di Gian Primo Quagliano, direttore del Centro Studi Promotor, secondo il quale la soluzione al problema potrebbe essere la reintroduzione dell'obbligo di esporre il bollo sul parabrezza dell'auto: "sarebbe bene ripristinarlo per poter verificare direttamente su strada il pagamento", ha dichiarato.

    Certo, l'obbligo di esporre il bollo sarebbe un deterrente ma, a parte il fatto che le probabilità di essere fermati da una pattuglia per un controllo sono irrisorie, per risolvere il problema alla radice una soluzione facile facile ci sarebbe: abolire il bollo e aumentare la tassazione sui carburanti del tanto che basta a compensarne il mancato gettito.

    Mi rendo conto che parlare di un altro aumento delle accise dopo le stangate degli ultimi otto mesi è da temerari (non crocefiggetemi, per favore), ma ciò avrebbe alcuni indubbi vantaggi: si taglierebbe l'enorme macchina burocratica regionale che sta dietro alla tassa automobilistica, si risolverebbe il problema dell'evasione, si eliminerebbero tutti i fastidi legati al pagamento del bollo, si farebbe piazza pulita delle centinaia di migliaia di "cartelle pazze" che ogni anno le regioni mandano agli automobilisti che hanno pagato chiedendo loro di dimostrare che l'hanno fatto e, soprattutto, si introdurrebbe un principio di equità, cioè il pagamento in base all'uso effettivo dell'auto: più carburante acquisti, più strada fai, più anidride carbonica emetti, più asfalto consumi, più congestione crei, più paghi.

    Ho rifatto i conti sulla base del consuntivo dei consumi di carburante nel 2011, resi noti dal Ministero dello sviluppo economico il 20 gennaio. Nell'anno appena trascorso sono state consumate 9,39 milioni di tonnellate di benzina, 25,57 milioni di tonnellate di gasolio e 1,27 milioni di tonnellate di Gpl (per semplicità ho trascurato il metano). "Tradotto" in litri, significa circa 12,68 miliardi di litri di benzina, 30,44 miliardi di litri di gasolio e 2,35 miliardi di litri di Gpl, cioè circa 45,47 miliardi di litri di carburante. Dunque, per avere un gettito annuo di 6,6 miliardi di euro basterebbe aumentare il carico fiscale sui carburanti di circa 0,145 euro al litro. Cioè basterebbe aumentare l'accisa, su tutti i carburanti, di circa 12 centesimi al litro (solo per dare un'idea, da aprile a dicembre i governi Berlusconi e Monti hanno ritoccato a più riprese l'accisa per un incremento complessivo di oltre 14 centesimi al litro).

    Che vuol dire? Che a me, per esempio, che consumo circa 1600 litri di gasolio all'anno, che uso l'auto tutti i giorni e che pago circa 230 euro di bollo, la "riforma" costerebbe circa 232 euro all'anno, più o meno come adesso. Ma significa anche che a mio papà ultrasettantenne, che in media acquista appena 400 litri all'anno di benzina, che usa l'auto ogni tanto, ma che, anche lui, di bollo paga circa 230 euro, la "riforma" costerebbe appena 58 euro all'anno, 172 in meno di adesso.

    E voi? Sareste disposti a pagare, al posto dell'attuale tassa di possesso, una vera tassa di circolazione, proporzionale a quanto carburante comprate, a quanta anidride carbonica realmente emettete, a quanto asfalto consumate e a quanta congestione create? E ad avere la possibilità, volendo, di pagare meno riducendo l'utilizzo dell'auto o adottando uno stile di guida più "risparmioso"?

    n.b. ultimo aggiornamento: 20 gennaio 2012

    Come volevasi dimostrare: bollo, accise sui carburanti e Iva. L'avevamo ipotizzato leggendo tra le righe il discorso con cui il neopresidente del consiglio, Mario Monti, si era presentato in parlamento il 16 e 17 novembre scorso. E puntualmente è accaduto. D'altra parte, si sa, se c'è bisogno di far quadrare i conti il governo di turno mette nel mirino il bene da cui sa di ottenere un ricavo certo ed esattamente quantificabile, l'auto. Dalla manovra ter (quater se si considera il maxiemendamento alla legge di stabilità), il cosiddetto decreto "salva Italia", il governo punta a ricavare 17 miliardi, di cui una discreta fetta grazie alle quattro ruote.

    Ricapitoliamo. Sul bollo si tratta del terzo intervento in quattro anni: nel 2007 il superbollo di 3,87 €/kw per le auto sopra i 100 kw, la scorsa estate quello di 10 €/kW sopra i 225 kw, dall'1 gennaio 2012 rimodulato in 20 euro/kw sopra la soglia dei 185 kw (per tutte le auto in circolazione, indipendentemente dalla data di immatricolazione, tranne i veicoli storici e quelli in esenzione di tassa automobilistica). Che si aggiunge, ovviamente al minisuperbollo firmato Prodi, quello sopra i 100 kw.

    Sui carburanti si tratta del sesto intervento dall'inizio dell'anno. Giova ricordare che fino ad aprile l'accisa sulla benzina era pari a 564 euro ogni mille litri e quella sul gasolio era pari a 423 euro, sempre ogni mille litri. Dall'entrata in vigore del decreto, probabilmente domani, si passerà, rispettivamente, a 704,20 (+24,9%) e 593,20 euro (+40,2%). Al netto dell'Iva, ovviamente, aumentata al 21% a settembre. E l'1 gennaio 2013, salvo sorprese intervenute nel frattempo, si replicherà: 704,70 euro per mille litri di benzina e 593,70 euro per mille litri di gasolio.

    E a proposito di Iva, dopo il ritocco dello scorso settembre, dal 20 al 21%, dell'aliquota principale, l'1 ottobre 2012 scatterà un nuovo aumento di due punti percentuali. L'imposta sugli acquisti salirà al 23% e, ovviamente, graverà sul prezzo delle vetture nuove (e su quelle usate acquistate nelle concessionarie e negli autosaloni) ma anche sui carburanti, sui ricambi, sulla manodopera eccetera.

    Chissà se il governo ha calcolato bene l'impatto che tutto ciò potrebbe avere su un mercato, quello dell'auto, già parecchio depresso...

    p.s. Nessun intervento correttivo, invece, sulla sciagurata riforma dell'Ipt varata dal governo Berlusconi. L'esecutivo Monti è pregato di battere un colpo.

    Il neopresidente del consiglio, Mario Monti, non è entrato nei dettagli durante il discorso con cui si è presentato in parlamento. E d'altra parte per ora i capitoli chiave della politica economica e finanziaria del nuovo governo non possono che essere "macro" (pensioni, liberalizzazioni, lavoro, fisco). Epperò, leggendo tra le righe del discorso del professore-premier, qualcosa si può provare a immaginare. Laddove, per esempio, si parla di "un aumento del prelievo sui consumi e sulla proprietà", che, riferito al mondo a quattro ruote, potrebbe voler dire che aumenteranno l'Iva, le accise sui carburanti, la tassa automobilistica.

    Un sospetto corroborato dal passaggio "valuteremo la necessità di ulteriori correttivi" rispetto alle due manovre estive, quelle che, appunto, hanno aumentato l'Iva e le accise, introdotto il superbollo e riformato l'Ipt. E a proposito di Ipt, in questo caso il governo potrebbe intervenire per correggere la differente disciplina per le regioni a statuto ordinario rispetto a quelle a statuto speciale, viste le distorsioni che sta provocando sul mercato: o diminuendola nelle prime o (più probabile) innalzandola anche in queste ultime oppure, sarebbe preferibile, rimodulandola in maniera equa e indifferenziata.

    C'è poi un passaggio sulle infrastrutture, nel quale Monti parla di "aumento del coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione di infrastrutture" e di "intervenire sulla regolamentazione del project financing". Tradotto per gli automobilisti vuol dire che si incentiveranno i privati a costruire nuove autostrade o superstrade, evidentemente a pedaggio (a proposito, da gennaio 2012 l'Anas si dividerà in due, cedendo alla neocostituita "Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali" il potere di indirizzo, vigilanza e controllo sulle concessionarie autostradali, passo indispensabile per poter introdurre il pedaggio sulle autostrade non in concessione e sulle Sgc...).

    Qualcosa di buono, invece, potrebbe (potrebbe) arrivare dal fronte delle assicurazioni. Monti, ex commissario europeo alla concorrenza, ha detto di avere intenzione di "rafforzare gli strumenti d'intervento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato". Come non pensare alle assicurazioni dopo il duro atto d'accusa lanciato un mese fa contro le compagnie dall'allora presidente dell'antitrust Antonio Catricalà? Anche perché (un caso?) Catricalà è stato nominato sottosegretario alla presidenza del consiglio...

    Secondo voi che cosa dovrebbe (o non dovrebbe) fare il neogoverno per il mondo dell'auto?