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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Archivio per 'November 2011'

    Sempre meno giovani, sempre più anziani. Il Centro studi dell'Unrae, l'associazione dei rappresentanti delle Case estere, ha diffuso nei giorni scorsi un'analisi sull'andamento delle immatricolazioni per fasce d'età dell'acquirente. Ebbene, tra il 2005 e il 2010 gli acquisti di macchine effettuati da giovani di età compresa tra 18 e 29 anni sono diminuiti del 28,4%. Ma hanno frenato anche i 30-45enni (-27,9%), mentre sono sensibilmente aumentati gli acquisti da parte degli ultrasessantacinquenni, +14,6%, e si è contratto in misura minore del mercato (-17%) l'acquisto da parte dei 56-65enni (-4,4%). Insomma, si è completamente ribaltato il rapporto tra giovani e anziani. Mentre questi ultimi, nel 2005, valevano il 9,4% degli acquisti rispetto al 13,8% dei giovani, l'anno scorso le percentuali sono state, rispettivamente, del 13 e dell'11,9% (ma la quota giovanile è scesa ulteriormente al 10,7% nei primi sei mesi del 2011). Da notare che in crisi è andata anche la fascia d'età 30-45, passata dal 40,4% al 34,9% del mercato. Il risultato? Mentre sei anni fa 54 macchine su 100 erano acquistate da persone con meno di 45 anni, nel 2010 sono state solo 47 su 100. Motivi (anche) demografici, certo. Forse anche "culturali" e sociali, ma indubbiamente economici (l'Istituto Piepoli, commentando lo studio, ha naturalmente parlato di difficoltà reddituali, precarietà occupazionale, problemi di accesso al credito). Per carità, si tratta solo di auto, ma mi sa che è un'altra dimostrazione non solo di quanta poca fiducia nel futuro abbia chi È il futuro, ma anche quanto poco presente...

    Il neopresidente del consiglio, Mario Monti, non è entrato nei dettagli durante il discorso con cui si è presentato in parlamento. E d'altra parte per ora i capitoli chiave della politica economica e finanziaria del nuovo governo non possono che essere "macro" (pensioni, liberalizzazioni, lavoro, fisco). Epperò, leggendo tra le righe del discorso del professore-premier, qualcosa si può provare a immaginare. Laddove, per esempio, si parla di "un aumento del prelievo sui consumi e sulla proprietà", che, riferito al mondo a quattro ruote, potrebbe voler dire che aumenteranno l'Iva, le accise sui carburanti, la tassa automobilistica.

    Un sospetto corroborato dal passaggio "valuteremo la necessità di ulteriori correttivi" rispetto alle due manovre estive, quelle che, appunto, hanno aumentato l'Iva e le accise, introdotto il superbollo e riformato l'Ipt. E a proposito di Ipt, in questo caso il governo potrebbe intervenire per correggere la differente disciplina per le regioni a statuto ordinario rispetto a quelle a statuto speciale, viste le distorsioni che sta provocando sul mercato: o diminuendola nelle prime o (più probabile) innalzandola anche in queste ultime oppure, sarebbe preferibile, rimodulandola in maniera equa e indifferenziata.

    C'è poi un passaggio sulle infrastrutture, nel quale Monti parla di "aumento del coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione di infrastrutture" e di "intervenire sulla regolamentazione del project financing". Tradotto per gli automobilisti vuol dire che si incentiveranno i privati a costruire nuove autostrade o superstrade, evidentemente a pedaggio (a proposito, da gennaio 2012 l'Anas si dividerà in due, cedendo alla neocostituita "Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali" il potere di indirizzo, vigilanza e controllo sulle concessionarie autostradali, passo indispensabile per poter introdurre il pedaggio sulle autostrade non in concessione e sulle Sgc...).

    Qualcosa di buono, invece, potrebbe (potrebbe) arrivare dal fronte delle assicurazioni. Monti, ex commissario europeo alla concorrenza, ha detto di avere intenzione di "rafforzare gli strumenti d'intervento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato". Come non pensare alle assicurazioni dopo il duro atto d'accusa lanciato un mese fa contro le compagnie dall'allora presidente dell'antitrust Antonio Catricalà? Anche perché (un caso?) Catricalà è stato nominato sottosegretario alla presidenza del consiglio...

    Secondo voi che cosa dovrebbe (o non dovrebbe) fare il neogoverno per il mondo dell'auto?

    Si sta dispiegando in pieno l'effetto della sciagurata riforma dell'Ipt. Lo spunto per tornare a parlarne me l'ha dato stamattina NascarMan, segnalandomi un articolo di un quotidiano che parla della decisione di Arval, una delle più importanti società di noleggio in Italia, di spostare da Firenze a Trento le sue immatricolazioni. Una decisione che permetterà alla società di risparmiare alcuni milioni di euro all'anno.

    Avevo parlato con Paolo Ghinolfi, amministratore delegato di Arval, giusto una dozzina di giorni fa, mentre stavo scrivendo un articolo che uscirà tra qualche giorno su "Auto & flotte aziendali", allegato a Quattroruote di dicembre. E Ghinolfi mi aveva detto che la società non aveva ancora deciso cosa fare pur annunciando l'intenzione, in assenza di interventi da parte delle autorità competenti, di "utilizzare le misure correttive che abbiamo a disposizione" .

    Ieri l'intervento delle autorità è arrivato. Peccato che sia andato in direzione opposta a quanto auspicato da Ghinolfi. La provincia di Firenze, infatti, ha deciso di aumentare l'Ipt (del 25%). Sicché dal 2012 targare una macchina da 100 kw in provincia di Firenze costerà 439 euro rispetto ai 151 euro che costa oggi. L'aumento, ha però tenuto a precisare l'amministrazione, "non si applicherà alle imprese che noleggiano vetture". Vuol dire che a una società di noleggio targare quella stessa macchina costerà "solo" 351 euro". Un bel risparmio, non c'è che dire. E infatti Arval "emigrerà" a Trento, in una delle zone a statuto speciale nelle quali l'imposta è, per decisione dello stato e della provincia autonoma, "agevolata" (151 euro).

    E qualche giorno fa BMW financial services Italia ha diramato una circolare a tutte le sue concessionarie con la quale informa di avere "scelto Trento come unica sede secondaria" per le immatricolazioni leasing.

    Insomma, è un fuggi fuggi verso i piccoli paradisi fiscali nostrani. Solo chi può, ovviamente... Noialtri, normali automobilisti residenti nelle regioni a statuto ordinario, non abbiamo scampo.

    Un settore quasi da rifondare quello delle assicurazioni. Vi scrivo pochi numeri e qualche considerazione di chi conta, ma poco fa. Allegato al'ultimo numero di Quattroruote c'è "Il libretto rosso delle assicurazioni", la decima edizione della nostra indagine annuale sul mercato dell'Rc. Semplificata come non può non essere un'indagine di questo tipo ma in grado di fornire esattamente il polso della situazione grazie alle oltre 17 mila tariffe analizzate, quelle di 26 compagnie per sei profili assicurativi nelle 110 province italiane. Due numeri estremi: la tariffa più bassa è davvero bassa, 197 euro per assicurare un uomo di 40 anni che guida una Ford Focus 1.6d residente nelle province di Aosta, Biella, Cuneo, Lecco, Piacenza, Trieste, Udine, Varese, Vercelli e Viterbo (Quixa); quella più alta è improponibile, 4.428 euro per assicurare un ragazzo di 24 anni che guida una Renault Scénic 1.9d in provincia di Napoli (Ina Assitalia).

    Qualche settimana fa il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, è stato durissimo, durante un'audizione al senato, nei confronti delle compagnie assicurative. Il garante del mercato ha detto che:

    - tra il 2006 e il 2010 "la crescita annua dei prezzi per l'assicurazione dei mezzi di trasporto registrata in Italia è quasi il doppio di quella della zona euro e quasi il triplo di quella registrata dalla Francia";

    - "le compagnie non dedicano energie sufficienti all'individuazione delle frodi";

    - per le compagnie "è più agevole scaricare sui premi i maggiori oneri derivanti da inefficienze di gestione";

    - "in alcune aree del Sud del paese è sempre più frequente il fenomeno della fuga di molte compagnie, che, alla scadenza dei contratti, acconsentono rinnovi solo a condizione di imporre premi a volte anche triplicati, il che può equivalere in molti casi a veri e propri rifiuti a contrarre";

    - c'è una "deliberata volontà delle imprese assicurative di ostacolare un canale distributivo (quello degli agenti plurimandatari, ndr) che potrebbe costituire un efficace volano di concorrenza tra le imprese stesse con evidenti vantaggi per gli utenti finali".

    Ma ce n'è anche per noi automobilisti, laddove si parla di "una domanda caratterizzata in larga parte da individui non in grado di effettuare scelte perfettamente razionali (scelta del prodotto con il prezzo minimo) e da una nicchia marginale di consumatori dotati di maggiore capacità di scelta".

    Penso che sia tutto vero. E al di là delle responsabilità del legislatore nel non costringere le compagnie a combattere senza tregua le frodi e le colpe dell'Antitrust nel non "costringere" le compagnie ad aprirsi completamente al mercato, la colpa di questa situazione, va detto, è anche nostra. Quanti di noi, alla scadenza della polizza, cercano la migliore offerta sul mercato? Quanti fanno un confronto vero e approfondito tra più proposte? Quante volte abbiamo cambiato compagnia negli ultimi 10-15 anni? Quante volte abbiamo utilizzato il preventivatore (www.tuopreventivatore.it)? Quanto, noi automobilisti, non siamo ancora consapevoli del comportamento antisociale di chi froda?

    Abbiate pazienza se continuo a parlare di mercato. Lo faccio non solo perché i dati di ottobre hanno confermato le pessimistiche previsioni degli addetti ai lavori (-5,6% rispetto a ottobre 2010 e -10,8% nei primi dieci mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso), ma perché il dato generale nasconde al suo interno alcune cose interessanti:

    • ad andar male sono solo le vendite a privati (-17,9% tra gennaio e ottobre), mentre quelle a società e noleggiatori continuano a correre (rispettivamente + 5,8% e +9%);
    • alcuni segmenti crescono, + 2,2% il segmento C (vetture medie) e +8,8% il segmento E (auto superiori) e i segmenti che soffrono di più sono quelli estremi (-23,9% le piccole, -18,5% l'alto di gamma);
    • le scelte di acquisto si sono spostate in maniera spiccata verso le crossover (+60% a quota 103.055 "pezzi") e, comunque, fuoristrada e station wagon aumentano leggermente le rispettive quote di mercato. Il tutto a scapito, limitando lo sguardo alle "carrozzerie" più significative, delle berline (-17,8%) e delle monovolume compatte (-11,9%);
    • le macchine si vendono meno, molto meno, nell'Italia meridionale (-25,5%) e insulare (-21,45%) mentre al centro (dove, però, ha sede il grosso dei noleggiatori) il mercato non è crollato (-4,7%).
    • a dispetto dei prezzi dei carburanti e della presunta sensibilità ecologica, senza gli incentivi statali le vendite di vetture a metano e gpl sono sprofondate, rispettivamente, del 46 e dell'82,5% (insieme fanno poco più del 6% del mercato), mentre il diesel è tornato a galoppare (55,5% delle scelte).
    Ah, un dato indubbiamente positivo c'è: la media ponderata delle emissioni di anidride carbonica è diminuita del 2,4% a 130 g/km...