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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Archivio per 'December 2011'

    Meno male che il Codice del consumo c'è. E che anche l'Antitrust c'è. Ne parlo non solo perché una notizia mi dà lo spunto per farlo, ma perché troppo poco si sa di questi potentissimi strumenti a tutela dei consumatori.

    Una cosa, prima di andare avanti. Smettiamola, io per primo, di parlare di Antitrust, si chiama "Autorità garante della concorrenza e del mercato". Io preferisco chiamarlo "Garante del mercato", rende meglio l'idea: parliamoci chiaro, quando uno sente parlare di Antitrust pensa subito alle grandi operazioni finanziarie, alle fusioni tra grandi società e roba del genere. E invece no. Il Garante del mercato si occupa di tutto il mercato. Compreso quello dell'auto. Compreso un banale, si fa per dire, acquisto di un'auto usata, roba di poche migliaia di euro, nella sperduta provincia italiana. Non ci credete?

    E' lungo da leggere, lo so e me ne scuso. Ma, vi assicuro, ne vale la pena.

    Il 10 aprile 2010 un signore, uno di noi, comprò in un salone multimarca una Lancia Thesis usata. La macchina aveva 89 mila km e fu pagata 8.500 euro, compreso passaggio di proprietà e permuta della vecchia auto. Il 16 aprile 2010 questo signore portò la vettura in una concessionaria Lancia per sottoporla a un check-up completo. L'officina scoprì una cosa interessante: che nel febbraio 2008 quella macchina risultava avere percorso 210 mila chilometri, scesi a 149 mila nel luglio 2009. Insomma, la vettura era stata schilometrata almeno un paio di volte.

    Non sappiamo cosa si dissero venditore e acquirente. Sappiamo però che la macchina ebbe parecchi problemi (nel provvedimento del garante si parla di "avaria impianto airbag, cattivo funzionamento del contagiri, del tachimetro, dell’indicatore di temperatura dell’acqua nonché dell’indicatore carburante"). E che il venditore fece storie nell'applicazione della garanzia legale prevista dal Codice del consumo, affermando che di queste cose si occupava la società “Italia Motors” e negando sia la riparazione dei difetti sia la risoluzione del contratto (nel provvedimento il garante parla di "rifiuto del professionista di riparare la vettura e di dar seguito alla richiesta del consumatore di risolvere il contratto").

    Sta di fatto che il 21 luglio 2010 l'acquirente segnalò la cosa al Garante del mercato. Il Garante, a dispetto della canicola che soffocava Roma, si mosse immediatamente. Lunedì 2 agosto, mentre tutti gli italiani erano in ferie, comunicò alla società Auto Qui l'avvio del "procedimento istruttorio per possibile violazione degli artt. 20, 21 comma 1, lettera b), e 22, nonché degli artt. 20, 24 e 25, lettera d), del Codice del Consumo". Una formula giuridica per dire: "Cara Auto Qui, ti comunico che stiamo indagando sull'ipotesi di una pratica commerciale ingannevole e aggressiva".

    Ve la riassumo il più sinteticamente possibile: - il 6 agosto il Garante del mercato chiese formalmente informazioni alla AutoQui; - il 25 ottobre il Garante del mercato comunicò alle parti la conclusione dell'istruttoria; - il 7 novembre il Garante del mercato chiese l'intervento della Guardia di finanza, in particolare del "Nucleo speciale tutela mercati"; - L'indomani, l'8 novembre, il Garante del mercato ricevette tutte le informazioni da parte delle Fiamme Gialle;

    Alla fine dell'istruttoria, il relatore del procedimento, il professor Piero Barucci, già presidente del Monte dei Paschi di Siena, già ministro del Tesoro nel governo Ciampi (ma ve l'immaginate? il professor Barucci che si occupa di una Lancia Thesis usata venduta dalla Auto Qui, impresa individuale di cui è titolare Giulia Cinnella!) è durissimo: parla di "divulgazione di informazioni ingannevoli ed omissive da parte del professionista in relazione alle caratteristiche del prodotto offerto nonché nell’imposizione di ostacoli all’esercizio dei diritti contrattuali del consumatore in materia di garanzia legale di conformità di cui agli artt. 128 e ss. del Codice del Consumo";

    e ancora: "la pratica contestata ingenera nel consumatore falsi affidamenti in ordine alle caratteristiche principali del prodotto, in relazione sia ai chilometri percorsi che al numero dei precedenti proprietari del veicolo, facendogli così assumere decisioni di natura economica che non avrebbe altrimenti preso";

    e ancora: "l’ulteriore comportamento contestato, consistente nell’aver omesso di consegnare i tagliandi relativi alla vettura, risulta ingannevole in violazione dell’art. 22, del Codice del Consumo";

    e ancora: "i comportamenti contestati appaiono idonei a integrare una violazione dell’’art. 20 del Codice del Consumo in quanto contrari alla diligenza professionale";

    e ancora: "il rifiuto del professionista di riparare la vettura e di dar seguito alla richiesta del consumatore di risolvere il contratto, rappresentano una pratica commerciale aggressiva ai sensi degli artt. 24 e 25, lettera d), del Codice del Consumo".

    Alla fine il Garante del mercato, nella sua "adunanza" del 30 novembre 2011, conferma l'impianto accusatorio, diciamo così, determinando 14 mila euro di multa alla signora Giulia Cinnella, titolare dell'impresa individuale Auto Qui, da pagare "entro 30 giorni dalla notificazione del presente provvedimento".

    Mi piace chiudere citando una massima di Raffaele Caracciolo, esperto nell'applicazione del Codice del consumo al mercato dell'auto e consulente di Adiconsum: "oggi il miglior modo che il venditore ha per proteggersi è proteggere il proprio cliente".

    Anche perché segnalare una pratica commerciale scorretta al Garante del mercato è facilissimo e non costa nulla: basta andare sul sito (www.agcm.it), cliccare la sezione "consumatore" e procedere con la segnalazione online. Meditate, venditori, meditate...

    Ricordo bene quella mattina. Era l'1 marzo 2009, a Parma si riunivano per la seconda volta i “comitati a difesa delle truffe ai semafori”. E ricordo la “standing ovation” con cui l'uditorio, a un certo punto, accolse Roberto Franzini, il comandante della polizia municipale di Lerici che aveva spento i “suoi” due autovelox e i “suoi” due T-Red, apparecchi che all'epoca erano una manna dal cielo per amministratori voraci e comandanti disinvolti.

    Una scena da stropicciarsi gli occhi: il popolo dei multati, gente che per anni si era battuta contro le multe facili dei comuni di mezza Italia, che rendeva onore a un uomo in divisa. Il fatto è che Franzini non era un poliziotto qualunque, era il comandante che aveva osato mettersi di traverso, una delle mani che avevano scoperchiato un pentolone tra i più fetidi della storia di questo paese: il business delle multe. Un “sistema” che la stampa specializzata denunciava da tempo e sul quale, di lì a poco, avrebbero messo gli occhi anche i magistrati di Milano e di Verona.

    È una storia un po' lunga, vi avverto. Chi la conosce può saltare direttamente alla “Fine della storia”.

     

    INIZIO DELLA STORIA

    Nel 2007 una società privata di La Spezia, la Ica, aveva fornito gratuitamente (ma in cambio di un compenso di 27 euro a verbale, cioè a cottimo, cioè in violazione del codice della strada, cioè della legge) le apparecchiature al comune dopo aver vinto una gara per la gestione delle contravvenzioni. E aveva piazzato gli Autovelox in due punti della provinciale La Spezia-Lerici in cui il limite di velocità era stato “stranamente” abbassato senza alcuna delibera provinciale e dove per le caratteristiche della strada era facile colpire tanti involontari trasgressori. I T-Red, invece, erano stati installati su un semaforo la cui durata del giallo era stata, in quell’occasione, abbassata a 3 secondi all’insaputa della polizia municipale.

    Il risultato? 12 mila multe in poche settimane, tutte sospese da Franzini perché palesemente sospette: le multe, infatti, sarebbero state pochissime se il limite di velocità anziché di 50 km/h fosse stato, come avrebbe dovuto essere, di 70 e se il giallo dei semafori, com’era prima dell’installazione dei T-Red, fosse durato cinque secondi anziché tre.

    Una decisione, quella di “spegnere” Autovelox e T-Red, che “irritò” l'amministrazione comunale e la ditta privata che aveva installato gli strumenti (quanti soldi avrebbe incassato se Franzini avesse chiuso gli occhi?) ma che salvò sindaco e giunta dallo scandalo che sarebbe scoppiato di lì a poco, il 29 gennaio 2009: 109 indagati dalla procura di Verona, tra cui 63 comandanti di polizia municipale, 39 amministratori pubblici e sette amministratori di società private. Secondo i Carabinieri, gli amministratori e i pubblici ufficiali si erano “accordati con le società private incriminate per mettere in atto un progetto di controllo del traffico allo scopo primario di fare cassa”. Ottanta i comuni, Lerici compreso, coinvolti. Dalla lista degli indagati, però, grazie alla decisione di Franzini di opporsi alla porcheria poi scoperta dai Carabinieri, non comparivano il sindaco né gli assessori né, ovviamente, il comandante.

    Due giorni dopo, il 31 gennaio 2009, il prefetto di La Spezia, Vincenzo Santoro, gli avrebbe reso onore: “il comportamento tenuto testimonia la sua elevata professionalità e senso di responsabilità”.

    Al comune, però, le apprecchiature per il controllo elettronico delle violazioni interessavano parecchio. Di lì la decisione di installare alcune telecamere, anch'esse fornite dalla Ica, all'ingresso della Ztl, inopitamente estesa a tutto il territorio comunale. Il risultato? 60 mila multe in meno di un anno. Anche in questo caso erano molti i profili di illegittimità e le anomalie segnalate dal comandante agli amministratori. Stavolta, però, le cose presero una piega diversa e la giunta, a fine 2009, decise di liberarsi di Franzini, che da un giorno all'altro si ritrovò semplice agente, senza gradi e senza stipendio da comandante.

    FINE DELLA STORIA

     

    Torno a parlarne perché sono passati giusto due anni dal demansionamento di Roberto Franzini. E perché, soprattutto, nulla è accaduto nel frattempo:

    • dell'esposto inviato da Franzini alla sezione regionale ligure della Corte dei conti nel febbraio 2010 non si è saputo nulla;
    • dell'esposto inoltrato da Franzini alle procura di La Spezia nel febbraio 2010 non si saputo nulla;
    • del ricorso che Franzini ha spedito al Presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, nel marzo 2010 non si è saputo nulla;
    • della denuncia al giudice del lavoro presentata da Franzini nel giugno 2011 non si è saputo nulla.
    La gente di Lerici e i lettori dei giornali e delle riviste specializzate, però, la sentenza l'hanno già emessa e ricalca pari pari l'encomio solenne del prefetto Santoro: per tutti, Roberto Franzini è e resta il Comandante Franzini. Noi, insieme a lui, restiamo in paziente attesa di un verdetto di doverosa riabilitazione da parte delle istituzioni.

    Come volevasi dimostrare: bollo, accise sui carburanti e Iva. L'avevamo ipotizzato leggendo tra le righe il discorso con cui il neopresidente del consiglio, Mario Monti, si era presentato in parlamento il 16 e 17 novembre scorso. E puntualmente è accaduto. D'altra parte, si sa, se c'è bisogno di far quadrare i conti il governo di turno mette nel mirino il bene da cui sa di ottenere un ricavo certo ed esattamente quantificabile, l'auto. Dalla manovra ter (quater se si considera il maxiemendamento alla legge di stabilità), il cosiddetto decreto "salva Italia", il governo punta a ricavare 17 miliardi, di cui una discreta fetta grazie alle quattro ruote.

    Ricapitoliamo. Sul bollo si tratta del terzo intervento in quattro anni: nel 2007 il superbollo di 3,87 €/kw per le auto sopra i 100 kw, la scorsa estate quello di 10 €/kW sopra i 225 kw, dall'1 gennaio 2012 rimodulato in 20 euro/kw sopra la soglia dei 185 kw (per tutte le auto in circolazione, indipendentemente dalla data di immatricolazione, tranne i veicoli storici e quelli in esenzione di tassa automobilistica). Che si aggiunge, ovviamente al minisuperbollo firmato Prodi, quello sopra i 100 kw.

    Sui carburanti si tratta del sesto intervento dall'inizio dell'anno. Giova ricordare che fino ad aprile l'accisa sulla benzina era pari a 564 euro ogni mille litri e quella sul gasolio era pari a 423 euro, sempre ogni mille litri. Dall'entrata in vigore del decreto, probabilmente domani, si passerà, rispettivamente, a 704,20 (+24,9%) e 593,20 euro (+40,2%). Al netto dell'Iva, ovviamente, aumentata al 21% a settembre. E l'1 gennaio 2013, salvo sorprese intervenute nel frattempo, si replicherà: 704,70 euro per mille litri di benzina e 593,70 euro per mille litri di gasolio.

    E a proposito di Iva, dopo il ritocco dello scorso settembre, dal 20 al 21%, dell'aliquota principale, l'1 ottobre 2012 scatterà un nuovo aumento di due punti percentuali. L'imposta sugli acquisti salirà al 23% e, ovviamente, graverà sul prezzo delle vetture nuove (e su quelle usate acquistate nelle concessionarie e negli autosaloni) ma anche sui carburanti, sui ricambi, sulla manodopera eccetera.

    Chissà se il governo ha calcolato bene l'impatto che tutto ciò potrebbe avere su un mercato, quello dell'auto, già parecchio depresso...

    p.s. Nessun intervento correttivo, invece, sulla sciagurata riforma dell'Ipt varata dal governo Berlusconi. L'esecutivo Monti è pregato di battere un colpo.