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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Archivio per 'October 2013'

    Sarò ingenuo, ma ancora mi stupisco quando una pubblica amministrazione o delle persone in divisa fanno i furbi. Certo, siamo in Italia, il paese dove le cose non sono mai chiare e univoche, dove le norme si interpretano sempre e, quindi, dove i margini di discrezione sono alti. Però non fare lo sconto sulle multe per divieto di sosta fa veramente infuriare. E fa infuriare vedere che si insiste anche dopo che qualcuno più in alto di te ha detto "guarda che si deve fare".

    Il divieto di sosta è un accertamento particolare: c'è il veicolo ma non il trasgressore. In quei casi l'agente lascia sul parabrezza della macchina il cosiddetto preavviso, una specie di verbale assolutamente informale con allegato un bollettino di conto corrente che permette di pagare, in genere entro qualche giorno, solo l'importo della sanzione, senza spese di accertamento e notifica. Con vantaggio per tutti: per l'amministrazione, che risparmia una visura e una notifica e che incassa subito; e per il trasgressore, che può pagare solo l'importo della sanzione senza spese.

    Il fatto è che questa procedura non è prevista dal codice della strada, che del preavviso non parla mai. Sicché fin dall'entrata in vigore della legge che ha introdotto lo sconto, che fa esplicitamente e unicamente riferimento al verbale, si è posto il problema di che fare con i preavvisi per divieto di sosta. Gli azzeccagarbugli hanno cominciato a discettare attorno alla questione concludendo che, in punta di diritto, lo sconto non doveva essere applicato, proprio perché la legge parla di verbale, il preavviso non è un verbale e quindi lo sconto non è applicabile.

    Le persone normali e di buon senso, invece, non si sono poste il problema, semplicemente perché lo spirito della legge era (ed è) quello di ridurre l'importo della sanzione per chi sceglie di pagare entro cinque giorni. E tale sconto, ovviamente, va fatto in tutti i casi: a chi si vede contestare una multa su strada, a chi se la vede recapitare a casa e a chi trova il preavviso sul parabrezza.

    A Torino, per esempio, il 20 agosto, il giorno prima dell'entrata in vigore della nuova legge, il comando di polizia municipale diffuse una circolare tra tutti i suoi agenti nella quale si affermava chiaramente che "i pagamenti relativi ai preavvisi di sosta dovranno essere accettati nei modi, nei termini e per l’importo ridotto del 30%".

    In Italia, però, si sa, qualcuno è sempre più furbo degli altri. A Firenze, per esempio, città che tra le altre cose si distingue per l'utilizzo automatico, in barba alla legge, degli autovelox in città, decisero per l'interpretazione più svantaggiosa per il trasgressore: il preavviso non è un verbale, lo sconto non s'ha da fare. Però, bontà loro, il 30 agosto scrissero al ministero dell'Interno per avere lumi sulla questione, ovvia per tutti gli altri comandi d'Italia.

    Il 7 ottobre scorso il Viminale, dopo aver sottolineato che nelle procedure operative sui preavvisi ciascun comando è autonomo, ha risposto che "esigenze di applicazione del procedimento e di equità sostanziale portano a valutare l'opportunità di accordare il beneficio anche durante il tempo in cui il trasgressore può pagare in modo bonario, dopo la redazione del preavviso di accertamento e prima dell'invio del verbale"; e che "tale scelta appare più coerente con lo spirito della nuova disposizione"; e che tale scopo "appare ugualmente evidente anche nella fase antecedente alla notificazione del verbale stesso".

    La comandante Antonella Manzione ha dovuto abbozzare, ma il boccone non deve esserle andato giù. "Ora lo sconto si può ottenere anche presentandosi con il foglio rosa (il preavviso, ndr). Ma consiglio comunque tutti i cittadini che dovessero trovarlo sul tergicristallo, prima di andare a pagare, di farsi contestare la multa da un vigile anche trovato per strada, oppure di rivolgersi al Nucleo operativo verbali e notifiche, in via delle Cascine 9. Solo così, con in mano il foglio di contestazione, un verbale ufficiale, nessuno potrà mai sollevare eccezioni sul termine dei cinque giorni" (La Nazione, 16 ottobre 2013).

    Insomma, la polizia municipale di Firenze, vuole a tutti i costi mettere in difficoltà i cittadini (e i concittadini). Non solo non ti scrivo l'importo scontato sul preavviso, ma ti induco, con la minaccia di un possibile errore che ti costerebbe parecchio caro, a cercare un vigile o ad andare al comando. Inutile dire che tutto ciò forse non è illegittimo ma è indiscutibilmente vessatorio. Classico esempio di pubblica amministrazione al servizio dei cittadini...

    Comandanti così bisognerebbe rottamarli. Come dite? Che ci vorrebbe un sindaco rottamatore?

    E' partita la discussione attorno alla riforma del Codice della strada, anzi, alla completa riscrittura della legge che disciplina la circolazione stradale, che il parlamento affiderà al governo attraverso un disegno di legge delega presentato il 17 settembre scorso dal ministro delle infrastrutture  dei trasporti Maurizio Lupi.

    Ed è tutto un fiorire di idee e di proposte. Alcune condivisibili, su tutte l'idea di separare le norme tecniche da quelle di comportamento, da riscrivere con linguaggio comprensibile a tutti, ma anche quella di rendere applicabili ai minorenni le sanzioni accessorie come la sospensione della patente e la perdita dei punti; altre sorprendenti, per non dire stravaganti, come quella dei deputati del Movimento 5 Stelle di rendere le multe proporzionali alla potenza del veicolo.

    Nobili le intenzioni, "pagare proporzionalmente alla propria capacità contributiva". Fallimentari le soluzioni: siccome l'evasione e l'elusione fiscale (non lo dicono nel comunicato con il quale hanno annunciato la proposta di legge, prima firma di Michele Dell’Orco, ma è chiaramente sottinteso) non consentono di introdurre il principio di proporzionalità al reddito, già utilizzato in alcuni paesi, allora, questo è il ragionamento degli onorevoli grillini, bisogna utilizzare un "parametro induttivo della condizione economica: la potenza del veicolo guidato".

    Insomma, secondo loro i cavalli sotto il cofano sono sinonimo di reddito (nemmeno il nuovo redditometro dell'Agenzia delle Entrate funziona più così). E rispetto a questi bisogna pagare (anche le multe, perché sui kW sono già imperniate la tassa automobilistica e l'imposta provinciale di trascrizione): "La potenza del motore incide sul costo di base del veicolo e, dunque, può essere considerato indicativamente un elemento valido per fornire un’indicazione sulle capacità economiche del suo proprietario". Al di là delle discutibili premesse e della claudicante sintassi, che cosa pensate (indicativamente) della proposta Dell'Orco?

    Già i tecnici della Motorizzazione, più volte, avevano segnalato ai politici le storture prodotte dalla norma sulle limitazioni per i neopatentati. Su tutte, quella di non poter guidare, dopo aver preso la patente e con un "istruttore" al proprio fianco, la stessa auto "potente" che si guidava con il foglio rosa con un "istruttore" al proprio fianco.

    Le leggi, però, le fanno i politici: le scrivono, con il supporto dei rispettivi uffici legislativi, i deputati, i senatori, il governo (in qualche raro caso sono di iniziativa popolare) e le approvano Camera e Senato. E qui, quasi sempre, casca l'asino. Nel senso che la politica raramente ascolta i tecnici, quasi sempre ha altre priorità, spesso è orientata da lobby o legittimi gruppi d'interesse, comunque ha tempi lunghi. Sicché per un intervento banale come correggere una legge mal scritta possono volerci anni e tanta, tanta opera di sensibilizzazione.

    Stavolta, però, quel diaframma è stato superato. Ci avevamo provato noi per primi, due anni e mezzo fa, con una raccolta di firme tra i nostri lettori consegnata all'allora ministro delle infrastrutture e dei trasporti Altero Matteoli. Ci prova adesso Colomba Mongiello, deputato del PD, che lo scorso giugno, dopo aver sottolineato il "grave profilo di incoerenza" riguardante "la circostanza che il titolare di foglio rosa, con persona in qualità di istruttore seduta al suo fianco, può guidare veicoli di qualunque rapporto tara/potenza, mentre, una volta conseguita la patente, lo stesso soggetto, ancorché accompagnato, non potrebbe più farlo", ha chiesto formalmente al ministro Maurizio Lupi:

    1. di "rendere maggiormente coerenti e meno vessanti le norme di cui trattasi ed in tal senso consentire il superamento della predetta limitazione alla guida, almeno quando la guida dell'ormai titolare di patente avviene alle stesse condizioni alle quali era consentita al titolare di foglio rosa".

    2. di "adottare iniziative, se del caso di natura normativa urgente";

    Il ministro Lupi, tramite il sottosegretario Rocco Girlanda, membro tecnico del governo ma ex deputato del Pdl, ha aspettato tre mesi per rispondere, ma alla fine, dopo aver ammesso che effettivamente "il titolare di foglio rosa, con persona in qualità di istruttore seduta al suo fianco può guidare veicoli di qualunque rapporto tara-potenza, ma, una volta conseguita la patente tale possibilità non gli è più consentita", ha affermato due cose importanti:

    1. "La problematica segnalata dall'onorevole interrogante è ben nota al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti".

    2. "Le criticità segnalate sono, ad oggi, oggetto di valutazione da parte del MIT al fine di poter procedere al superamento delle stesse".

    Insomma, ci hanno messo due anni e mezzo, ma le vostre 12.671 firme sono oggi, finalmente, all'attenzione del governo e del parlamento. Certo, la politica ha tempi lunghi (tre mesi solo per rispondere a un'interrogazione parlamentare!). Però a volte è capace di sorprendenti accelerazioni, come è accaduto con lo sconto sulle multe, fatto proprio da Lupi a inizio luglio dopo un anno di chiacchiere e approvato nel giro di un mese. Coraggio, ministro, basta poco per migliorare le cose.