file
AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Archivio per 'December 2013'

    Ieri il sottosegretario alle Infrastrutture, Rocco Girlanda, rispondendo a un'interrogazione di Paolo Coppola, deputato del Pd, ha dichiarato che dall'introduzione della patente a punti ai conducenti stranieri sono state comminate 6.107 inibizioni. E che "il 9 dicembre scorso i conducenti con patente straniera inibiti alla guida in Italia erano 360".

    Significa che dall'estate 2003 a oggi 6.107 persone di nazionalità straniera hanno commesso violazioni che prevedono perdita di punteggio per almeno 20 punti (nel caso degli stranieri i punti si cumulano) e nei cui confronti, pertanto, è stato emesso il provvedimento prefettizio di inibizione, cioè il divieto di guidare in Italia.

    Tanti? Pochi? Non lo so. Però, chissà perché, ero convinto che fossero di meno vista la leggenda che vuole gli stranieri, soprattutto se conducenti non professionali, "immuni" dalle multe da quando il grosso delle violazioni viene accertato mediante apparecchiature elettroniche, violazioni che i comandi di polizia, chissà perché, non riescono a notificare all'estero (o non vogliono?).

    Sul fronte delle notifiche oltrefrontiera, però, le cose dovrebbero migliorare con l'introduzione della cosiddetta "multa europea", la direttiva n° 2011/82 del 25 ottobre 2011 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea L288 del 5 novembre 2011), finalizzata ad agevolare lo scambio transfrontaliero delle informazioni in materia di sicurezza stradale.

    La norma prevede che per le otto violazioni considerate più pericolose (eccesso di velocità, mancato uso della cintura di sicurezza, mancato arresto davanti a un semaforo rosso, guida in stato di ebbrezza, guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, mancato uso del casco, utilizzo di una corsia vietata, uso di cellulare durante la guida) le autorità nazionali possano facilmente accedere ai dati dei veicoli e dei loro proprietari in tutti i paesi dell'Unione.

    La direttiva avrebbe dovuto essere recepita entro il 7 novembre 2013. Inutile dire che Roma ha mancato l'obiettivo. Il parlamento, però, per evitare gli strali di Bruxelles, ha abilmente scansato il problema: con la legge n. 96 del 6 agosto 2013 (“legge di delegazione europea 2013”), entrata in vigore il 4 settembre 2013, ha delegato il governo ad adottare i decreti legislativi per recepire alcune direttive comunitarie, compresa la 2011/82. Insomma, ha trasferito il problema da Montecitorio all'adiacente Palazzo Chigi.

    I tempi? Si prevedono lunghi. Entro il 7 novembre 2016, però, la commissione europea dovrà presentare una relazione sull’applicazione della direttiva, con eventuali proposte sulla possibilità di armonizzare i codici della strada dei vari Stati membri e di definire norme comuni per le apparecchiature automatiche di controllo. Ce la farà l'Italia a fornire dati?

    Sono passate alla storia della distribuzione automobilistica italiana per aver preso, nel giugno 2010, la più alta sanzione mai comminata a un dealer dall’Autorità garante del mercato, la cifra “monstre” di 420 mila euro. Il motivo? “Aver commercializzato, dal 21 settembre 2007 e almeno sino al mese di ottobre 2008, numerose autovetture usate (oltre cinquanta, secondo l'indagine della Polizia Stradale, ndr) che indicavano nel quadro strumenti un chilometraggio inferiore rispetto a quello effettivo” (Bollettino Antitrust Anno XX – Numero 22 del 21 giugno 2010).

    E poi, nell’ottobre 2012, altri 80 mila euro per non aver fatto pubblicare sul quotidiano La Nazione l’estratto della delibera di condanna del Garante, come la stessa Agcm aveva "ordinato". Mezzo milione tondo tondo. Per non parlare del processo per frode in commercio… Nel mirino di polizia, magistratura e antitrust la Bettini Automobili e la English car, due società fiorentine di proprietà della stessa famiglia, “attive nel commercio all’ingrosso e al dettaglio di autoveicoli nuovi e usati”.

    Nel frattempo parecchia acqua è passata sotto il Ponte Vecchio. Ma la triplice mazzata, una del tribunale e due del garante, sembra essere servita. Alcuni giorni fa sul quotidiano fiorentino La Nazione è comparsa una singolare pagina a colori: “La Bettini Automobili si sta organizzando per non offrire più auto usate, ma auto targate a zero sorprese con dichiarazione di conformità secondo la norma UNC DOC 01 emessa da Unione nazionale consumatori”. Firmato: Gino Bettini.

    Insomma, un’inversione a U, anzi, una conversione: un’adesione dichiarata, esplicita (anche se, forse, un po' criptica, visto che il concetto di "auto targata a sorprese zero" non è ancora così compreso e diffuso), ai principi del codice del consumo. E un'alleanza con l’associazione di consumatori più attiva, in questo momento, nella difesa degli automobilisti. Tanta roba, insomma.

    Il tempo e i clienti di Bettini diranno se di vera conversione si tratta, visto che la società ancora “si sta organizzando”. Però questa storia merita attenzione. Sia per la vicenda in sé, ovviamente; sia perché mostra come il Codice del consumo stia cambiando (anche) il mondo della distribuzione automobilistica: come scrive lo stesso Bettini, “la differenza tra un cattivo e un buon acquisto non la fa cosa compri, ma da chi lo compri”.

    Mi piace ricordare, a questo proposito, una "vecchia" massima di Raffaele Caracciolo, responsabile auto dell’Unc: “il miglior modo che un dealer ha di proteggersi è proteggere il proprio cliente”. Mai come nella vicenda della Bettini Automobili è stato vero.

    Mercoledì scorso ho assistito a quella che credevo sarebbe stata l'ultima udienza del cosiddetto processo ai "furbetti del semaforino" di Segrate. Oddio, a dire la verità già il 16 ottobre, dopo aver ascoltato la requisitoria del pubblico ministero Alfredo Robledo, avevo creduto che il sipario sul primo grado di giudizio sarebbe calato nel giro di due o tre settimane, il tempo di sentire le repliche degli avvocati della difesa...

    E invece per arrivare a sentenza bisognerà aspettare, salvo sorprese, almeno il 13 gennaio 2014. Per carità, come diceva la mia professoressa di latino al liceo: se per pronunciare una sentenza giusta ci vuole tempo che si prenda tempo. Temo però che qui il tempo, più che necessario, sia perso. O, quantomeno, male utilizzato.

    Faccio una necessaria premessa: non conosco il carico che grava sul tribunale di Milano, non so se l'organico è sufficiente, non conosco il calendario dei processi in corso né l'agenda di magistrati e avvocati; però qualcosa che non va ci deve essere se un procedimento incardinato nel 2007 si concluderà oltre sei anni dopo. Solo per il primo grado di giudizio... E solo, si fa per dire, per una gara “truccata”, perché di questo alla fine si tratta.

    Riassumo, con le necessarie semplificazioni, i fatti:

    - luglio 2007: l'avvocata Francesca Fuso, del foro di Milano, presenta un esposto in procura nel quale vengono "ipotizzate una serie d'irregolarità connesse a una gara indetta dal Comune per la fornitura di apparecchiature per la rilevazione di violazioni semaforiche";

    - 11 ottobre 2007: la Guardia di Finanza sequestra i T-Red di Segrate, computer e documenti della Citiesse, la società che distribuiva i T-Red, e della Scae, la ditta che si era aggiudicata l'appalto del comune lombardo;

    - 23 maggio 2011: prima udienza davanti al Giudice dell'udienza preliminare;

    - 27 gennaio 2012: settima e ultima udienza del Gup e rinvio a giudizio degli imputati;

    - 2 aprile 2012: prima udienza del processo;

    - 27 novembre 2012: ventunesima (e ultima, forse) udienza del processo;

    - 13 gennaio 2014: sentenza

    Insomma, dopo quasi quattro anni di indagini (ma l'inchiesta, va detto, all'inizio era molto vasta), ci sono voluti otto mesi per sette udienze preliminari e altri dieci per 21 udienze in tribunale, dove, finalmente, si è andati piuttosto spediti. A gennaio, dopo sei anni e tre mesi dalla notizia-bomba del sequestro dei T-Red, avremo in mano una prima verità giudiziaria.

    Nel frattempo gli imputati, alcuni dei quali sono stati anche in galera, sono rimasti sulla graticola e sotto i riflettori per più di sei anni. E anche se gli automobilisti la loro personalissima sentenza l’hanno già emessa (e come dar loro torto visto l’uso disinvolto, diciamo così, che di queste apparecchiature è stato fatto, e non solo a Segrate ma in mezza Italia) tutto ciò non è bello. Io non so se gli imputati saranno giudicati colpevoli o innocenti, lo vedremo a gennaio. La giustizia, però, è un'altra cosa.