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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Archivio per 'June 2014'

    Se ne parla da decenni e da quasi vent’anni ci si prova. Ma dopo l’imprevisto e imprevedibile epilogo di venerdì scorso è lecito domandarsi se questa benedetta riforma del Pra, il Pubblico registro automobilistico istituito durante il regime fascista nel 1927, di bocciatura in bocciatura, di rinvio in rinvio, andrà mai in porto. Un percorso a ostacoli tale da convincere i pessimisti che no, nemmeno con un premier decisionista e rottamatore a palazzo Chigi le cose potranno cambiare. “Qui si parrà la nobilitate del governo”, ha scritto ieri, 16 giugno, sul Corriere della sera, in un commento di inusitata durezza, l’economista Salvatore Bragantini.
    E allora ripercorriamola questa storia ventennale, una via crucis (absit iniuria verbis) in dieci stazioni... pardon, una telenovela in dieci puntate.

    Prima puntata: 29 settembre 1995
    La prima volta ci prova in grande stile Quattroruote: “volete abrogare il regio decreto n. 436 del 1927 che istituisce il Pra?” chiede la nostra rivista ai suoi, all’epoca, 7,7 milioni di lettori. Il 29 settembre di quell’anno il quesito referendario viene depositato in Corte di Cassazione e parte la raccolta firme. Quasi un milione di italiani ce la mette. La suprema Corte, l’11 dicembre 1996, dichiara legittima la richiesta. Sembra fatta.

    Seconda puntata: 30 gennaio 1997
    Inaspettatamente la Corte costituzionale dichiara inammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione del regio decreto-legge 15 marzo 1927 con la motivazione che “il quesito, investendo con una sola domanda più contenuti eterogenei, può generare equivoci per l'elettore, al quale non viene quindi consentita la libertà di esprimersi con chiara consapevolezza sull'unico contenuto normativo che può univocamente formare oggetto di una richiesta referendaria”.

    Terza puntata: 17 marzo 2000
    Il 17 marzo 2000 ci prova l’allora ministro dei trasporti Pierluigi Bersani (secondo governo D’Alema), con un disegno di legge che prevede l’abolizione del Pra. Scrive il ministro nella relazione di presentazione del ddl: “L'istituto giuridico del bene mobile registrato, applicato ai veicoli stradali, non trova riscontro in alcun Paese dell'Unione europea, né di conseguenza esiste, nei Paesi europei, un pubblico registro automobilistico appositamente costituito per l'iscrizione di tali beni”.
    E ancora: “Il regime della trascrizione dei contratti e degli atti indicati nel pubblico registro automobilistico e dell'iscrizione dei veicoli in entrambi i registri ha evidenziato, nel corso degli anni, gravissimi problemi quanto alla inammissibile durata delle procedure, alla complessità e onerosità degli adempimenti per gli interessati ed alla sostanziale inefficacia rispetto alla tutela degli interessi pubblici tutelati”.
    Il ddl, però, si arena in parlamento, dove se ne perdono le tracce dopo le elezioni del 2001 che consegnano la maggioranza al centrodestra di Silvio Berlusconi.

    Quarta puntata: 25 gennaio 2007
    Nel 2007 Bersani ci riprova. Il secondo governo Prodi, che pure si regge su una labile maggioranza al senato, si è insediato da poco ma sembra compatto nell’eterogeneità di una coalizione di otto diverse forze politiche che vanno dai Comunisti italiani all’Udeur. Da pochi giorni sono entrati in vigore gli incentivi alla rottamazione e per l’auto il ministro dello sviluppo economico ha in mente altri provvedimenti.
    Il 25 gennaio Bersani vara una lenzuolata di liberalizzazioni che prevede, tra l'istituzione delle parafarmacie e l'abolizione dei costi di ricarica telefonica, la soppressione del Pubblico registro e una miniriforma dell'Rc auto. Il testo va in parlamento, supera lo scoglio delle commissioni, ma si infrange sulla diga dell’aula, dove parecchi deputati, molti della maggioranza, si mettono di traverso.

    Quinta puntata: 12 giugno 2007
    L’articolo sul Pra viene stralciato dall’aula di Montecitorio. Commenta l’allora presidente della Confindustria e della Fiat Luca Cordero di Montezemolo dopo l’approvazione del decreto “mutilato”: "Si sono fatti troppi passi indietro e questo dimostra la mancanza di cultura del mercato in molti esponenti del governo e dell'opposizione. Quando leggo che si dibatte ancora sul Pubblico registro automobilistico lo trovo molto triste".

    Sesta puntata: 16-17 dicembre 2013
    Nella notte tra il 16 e il 17 dicembre 2013 il blitz. Un emendamento alla legge di stabilità firmato dal deputato Ettore Rosato (Pd) stabilisce che "su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sono adottate misure volte all'unificazione in un unico archivio telematico nazionale dei dati (…) attualmente inseriti nel pubblico registro automobilistico e nell'archivio nazionale dei veicoli".
    Il 24 dicembre la legge è approvata e il 30 dicembre è pubblicata sulla gazzetta Ufficiale. Da quel momento scattano i 60 giorni che la legge concede al ministro Maurizio Lupi per adottare le “misure” di cui parla la legge. Il termine dell’1 marzo passa e non accade nulla.

    Settima puntata: 16-18 aprile 2014
    È il 16 aprile, due giorni prima del consiglio dei ministri del 18. Nella bozza del cosiddetto decreto legge sulla spending review c’è un articolo sulla “Registrazione della proprietà dei veicoli” che attua ciò che era previsto dalla legge di stabilità: “All’Archivio nazionale dei veicoli (della motorizzazione civile, ndr) sono trasferiti tutti i dati contenuti negli archivi magnetici (del Pra, ndr)”.
    Non solo. Nella bozza si prevede anche che “Il personale dell’Automobile Club d’Italia, già adibito al funzionamento del Pubblico registro automobilistico, è trasferito nei ruoli del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti”. Insomma, il Pra viene completamente svuotato.
    Il 18 aprile il ddl entra in consiglio dei ministri con la riforma del Pra e ne esce senza.
    Sconcerto tra osservatori e addetti ai lavori ma fonti governative minimizzano: lo stesso articolo, spiegano, finirà, più coerentemente, in un provvedimento sulla riorganizzazione della pubblica amministrazione a cui il governo starebbe già lavorando.
    In un'intervista pubblicata sul numero di maggio di Quattroruote (in edicola a fine aprile), il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, dichiara che "l'obiettivo è chiudere entro giugno".

    Ottava puntata: 30 aprile 2014
    Il 30 aprile, al termine del consiglio dei ministri, anticipato di due giorni rispetto alla consuetudine del venerdì causa ponte del 1° maggio, il premier, Matteo Renzi, annuncia con una certa enfasi lo “Sforbicia Italia”, cioè un intervento di profonda riorganizzazione della pubblica amministrazione che conterrà anche, parole sue, l’“Accorpamento di Aci, Pra e Motorizzazione Civile".
    Si tratta solo di un annuncio, spiega il presidente del consiglio, perché si vuole dare tempo a tutti, stakeholder e cittadini, di dire la loro. Il premier fissa l’appuntamento successivo il 13 giugno affermando che vi sarà “un mese di dibattito culturale su questi temi. Si può discutere quanto si vuole ma poi alla fine si decide, perché se si discute solo per discutere siamo al bar dello sport. Il conto alla rovescia", taglia corto, l’ex sindaco di Firenze, "è iniziato. Il 13 giugno si decide".
    Il 25 maggio il viceministro Riccardo Nencini, in un'intervista a Quattroruote, si sbilancia: "L’unificazione degli archivi si farà sotto il tetto del ministero delle Infrastrutture".

    Nona puntata: 11-13 giugno 2014
    L’11 giugno, due giorni prima del consiglio dei ministri decisivo, circola una bozza di disegno di legge di riforma della pubblica amministrazione che prevede, ancora una volta, la nascita dell’Archivio unico dei veicoli al ministero delle Infrastrutture, ma non solo. Strada facendo, il provvedimento si è ingrossato fino a prevedere anche l’abolizione del superbollo e dell’Ipt e l’istituzione della nuova Imposta regionale di immatricolazione.
    L’indomani circola una nuova bozza che addirittura prevede l’abolizione tout-court del Pra. Sono ore convulse in cui, riferiscono alcuni addetti ai lavori, si combatte una furibonda battaglia tra opposti interessi.
    Il 13 giugno in Consiglio dei ministri entra un testo che conferma l’immediata abolizione del Cdp, dell’Ipt e del superbollo, che istituisce l’archivio unico, che svuota il Pra delle sue funzioni e che lo abolisce l’1 luglio 2017.
    Tre ore dopo, al termine del Consiglio dei ministri, della riforma amministrativa del settore automobilistico non c’è più traccia. Alcuni quotidiani riferiscono, l'indomani, di uno scontro tra Renzi, favorevole all’abolizione del Pra, e Lupi, favorevole al mantenimento del doppio registro pur con un documento unico.
    Fonti governative, nei giorni successivi, minimizzano e spiegano a Quattroruote che, più coerentemente (di nuovo!), tale riforma troverà spazio in un decreto ad hoc su infrastrutture e trasporti che però, a causa della congestione di provvedimenti attualmente all’esame del parlamento, non potrà essere approvato prima di fine luglio.

    Decima puntata: 25 luglio 2014?
    L’ultimo venerdì di luglio è il 25, una data storica. Se fosse vero ciò che affermano le fonti governative interpellate da Quattroruote, quel giorno, sette mesi dopo l’approvazione della legge di stabilità, vedrà la luce, con un decreto-legge, la riforma Pra-Motorizzazione.
    Le stesse fonti, peraltro, non confermano l’architettura del provvedimento contenuta nelle ultime bozze, limitandosi a dire che “si arriverà al documento unico”. Quelli che di solito pensano male (ma che quasi sempre ci azzeccano), evidenziano che un provvedimento approvato dal governo il 25 luglio potrebbe essere pubblicato sulla gazzetta ufficiale il 28 luglio. In quel caso il dl dovrebbe essere convertito, pena la sua decadenza, il 26 settembre.
    Insomma, già ci sono difficoltà a mettere nero su bianco la riforma, se poi ci si mette di mezzo anche la pausa estiva dei lavori parlamentari…

    Torno a parlare di Pra perché l’argomento è parecchio caldo. Nei prossimi giorni, infatti, il governo farà finalmente sapere cosa intende fare, dopo tanti annunci e dichiarazioni, del Pubblico registro automobilistico, del certificato di proprietà, del concetto di bene mobile registrato e, soprattutto, degli emolumenti, i 27 euro che dobbiamo pagare all’Aci ogni volta che si acquista un’auto. Il nodo della questione, insomma, è anche economico. Vediamo perché analizzando i numeri.

    Emolumenti su del 18%

    Partiamo dagli emolumenti e diritti, la fonte più importante di ricavi del Pra. La boccata d’ossigeno, anzi il vero e proprio salvataggio, per iniziativa, poco più di un anno fa, del dimissionario governo Monti, tra l’altro a legislatura già iniziata, ha ampiamente raddrizzato, come previsto, il bilancio 2013 del Pubblico registro automobilistico.

    I ricavi derivanti da emolumenti e diritti sono infatti aumentati da 155,25 a 183,59 milioni di euro, il 18,3% in più rispetto al 2012 nonostante le relative pratiche siano diminuite del 4,6% rispetto all’anno precedente.

    Il bilancio 2013 dell’Aci, l’ente che gestisce il Pra, mette inoltre in evidenza un’ancor più forte crescita, in termini percentuali, dei ricavi da visure, pari a 11,12 milioni di euro, il 50,3% in più rispetto ai 7,4 milioni del 2012. Anche in questo caso, spiega l’ente di via Marsala nel documento, l’incremento è “legato all'adeguamento della tariffa del Pra”.

    La svolta a partire dal 2 aprile 2013...

    Giova peraltro evidenziare che gli incrementi tariffari contenuti nel decreto del ministero dell’Economia del 21 marzo 2013 con l’obiettivo di “garantire l'autonomo equilibrio economico-finanziario del servizio, in rapporto ai costi effettivamente sostenuti per l'espletamento dello stesso", sono entrati in vigore solo il 2 aprile. E che, quindi, hanno avuto un impatto solo su nove dei dodici mesi dell’esercizio 2013, anno in cui, peraltro, le prime iscrizioni al Pubblico registro sono diminuite del 9% e i trasferimenti di proprietà dell’usato sono diminuiti dello 0,73%.

    Sono crollati, invece, i compensi percepiti per la riscossione, per conto delle province, dell'Ipt. Tale attività, infatti, per effetto dello stesso decreto, dal 2 aprile 2013 viene svolta gratuitamente. L'anno scorso l'ente ha percepito 5,3 milioni di euro rispetto ai 15,1 del 2012 (-74%).

    Insomma, la manovra dell’allora ministro dell’Economia Vittorio Grilli ha funzionato, anche se non si può non notare come nonostante l’incremento tariffario, la principale fonte di ricavi, cioè gli emolumenti e le tariffe, che lo ricordiamo, sono direttamente legati al mercato del nuovo e dell’usato, in crisi da anni, siano praticamente tornati ai livelli del 2010, anno in cui furono pari a 184,93 milioni.

    ...e i conti tornano in nero

    A livello di gestione complessiva del Pubblico registro, infine, il 2013 si è chiuso con un risultato operativo lordo positivo per 20,26 milioni di euro, derivante dal un valore della produzione pari a 215,3 milioni e da costi della produzione pari a 195 milioni. Rispetto al 2012 il risultato operativo lordo è aumentato di ben 43,13 milioni, passando da un “rosso” di 22,87 milioni a un “nero” di 20,26, risultato di un valore della produzione aumentato da 199,97 a 215,3 milioni (+12,1%) e di costi della produzione diminuiti da 214,84 a 195 milioni (-9,2%). L'utile netto, invece, è pari a 13,86 milioni rispetto a una perdita, nel 2012, di 29,71 milioni:

    E il 2014 sarà ancor più ricco

    Per quanto riguarda, infine, il 2014, l’ente di via Marsala prevede che i ricavi da formalità e certificazioni aumenteranno a 207,86 milioni di euro (+13,2%), sulla base del medesimo volume di formalità previste a fine 2013. “L’incremento rispetto all’anno precedente”, si legge nel documento “Budget 2014”, “è dovuto interamente agli effetti della nuova tariffa sull’intera annualità, mentre nel 2013 la stessa ha trovato applicazione soltanto a partire dal mese di aprile”.

    Tutto ciò a parità di perimetro, ma considerando che il mercato è in leggera ripresa (+3,15% le immatricolazioni di auto nuove nei primi cinque mesi), nelle casse del Pra, cioè dell’Aci, potrebbero entrare un bel po' di soldi in più.

    A livello di gestione complessiva e con le stesse cautele sopra evidenziate, l’Aci prevede che il Pra chiuda il 2014 con un valore della produzione pari a 222,14 milioni (+3,2%) e un costo della produzione di nuovo in salita a 199,14 milioni (+2,1%). Per un risultato operativo lordo ancor migliore del già ottimo 2013, pari a 23 milioni.