file
AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Archivio per 'June 2015'

    Come molti di voi sapranno, ieri l’aula del Senato ha approvato l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di omicidio stradale, già approvato il 20 maggio scorso, dopo quasi due anni di approfondimenti e discussioni, dalla commissione Giustizia di palazzo Madama.

    Per una curiosa coincidenza sempre ieri avrebbe dovuto iniziare, nell’aula della Camera, la discussione sulla cosiddetta miniriforma “urgente” del Codice della strada, già approvata dalla commissione Trasporti di Montecitorio lo scorso aprile. Ne abbiamo parlato un paio di volte in questo blog perché il testo introduce soprattutto la possibilità di verifica automatica della copertura assicurativa utilizzando tutte le apparecchiature elettroniche di controllo della circolazione stradale (velocità, semafori, Ztl).

    Ieri mattina, però, improvvisamente, il relatore della miniriforma “urgente”, Michele Pompeo Meta (Pd), si è accorto che nel non lontano Senato si stava approvando il Ddl sull’omicidio stradale. E si è accorto anche che nella miniriforma di cui egli è relatore si prevedeva la revoca a vita della patente, il cosiddetto ergastolo della patente, nel caso di OMICIDIO COLPOSO provocato da persona alla guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, reato che già prevede la pena del carcere da un minimo di tre a un massimo di dieci anni.

    Che c’è di strano? Che l’ergastolo della patente era stato eliminato un mese fa in commissione giustizia al Senato, per motivi di incostituzionalità, durante l’esame dell’omicidio stradale. Insomma, mentre al Senato si eliminava l’ergastolo della patente in caso di omicidio stradale, reato più grave dell’omicidio colposo, alla Camera lo si prevedeva per il reato meno grave.

    Un cortocircuito che ha dell’incredibile, anche perché nelle ultime settimane la polemica sull’eliminazione dell’ergastolo della patente in Senato era stata forte. E che ha costretto il relatore del disegno di legge a fare precipitosamente marcia indietro. Ma anziché pensare a emendare in aula quel punto, Meta ha chiesto al presidente dell'assemblea, Luigi Di Maio (M5S), il ritorno della miniriforma in commissione per coordinarla con quella che stava per essere approvata al Senato e che tra pochi giorni approderà, appunto, alla Camera: “La mia proposta è questa”, ha detto Meta all'assemblea dei deputati: “noi dovremmo ricevere nei prossimi giorni dal Senato il provvedimento che l'aula sta licenziando che introduce tre o quattro norme simili o analoghe alle nostre. Per evitare confusione io chiedo il rinvio rapidissimo in Commissione per poter analizzare e valutare le norme che sono in itinere al Senato”.

    A questa richiesta si è immediatamente opposto Cristian Iannuzzi, del gruppo misto (ex M5S): “la proposta di legge è composta di 12 articoli e l'articolo che andrebbe in conflitto con il provvedimento in discussione al Senato è soltanto uno. Quindi, si può presentare tranquillamente un emendamento soppressivo e andare avanti, perché la proposta di legge in questione è un provvedimento che è stato discusso costruttivamente da tutti i gruppi in Commissione, trova l'approvazione di tutti i gruppi parlamentare e, quindi, non vedo per quale motivo debba essere riportato in Commissione con il rischio di una dilatazione dei tempi e di un affossamento del provvedimento stesso. Quindi, chiedo che rimanga in Aula”.

    Inutile dire che tale OVVIA richiesta è stata bocciata dall’aula. Insomma, la miniriforma “urgente” del Codice della strada torna indietro. E l'Italia va.