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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Archivio per 'September 2015'

    Ricordate l'intestazione temporanea dei veicoli, la norma del 2010, inserita dal parlamento nel Codice della strada, che obbliga chiunque abbia la disponibilità di un veicolo per più di 30 giorni a comunicarlo alla motorizzazione civile in maniera che il nome della persona (fisica o giuridica) sia inserito nell’Anv, l’Anagrafe nazionale veicoli? La norma, dapprima per mancanza del decreto attuativo poi per indisponibilità del software gestionale, è rimasta inapplicata fino al 10 luglio 2014, quando la motorizzazione civile ne annunciò, con una circolare, l’operatività a partire dal successivo 3 novembre.

    Come avrete letto su Quattroruote.it, il 2 settembre scorso il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato il 23 ottobre 2014, alla vigilia di entrata in vigore della norma, dalle società di noleggio a lungo termine contro la parte di circolare ministeriale che riguardava i veicoli a noleggio. Ma lo ha accolto solo in parte, quella che prevedeva il pagamento, da parte del locatario, di 9 euro di diritti motorizzazione una tantum per effettuare l’intestazione temporanea. Non mettendo in discussione il principio dell’intestazione.

    In questo post non voglio soffermarmi sulla norma, sulla sua utilità, sulle modalità di applicazione, sulla sentenza o sulle polemiche che l’hanno preceduta e che ne sono seguite. Vorrei solamente riportare alle sue reali proporzioni, con i numeri, questa guerra giudiziaria tra le società di noleggio e l’amministrazione centrale dello stato.

    In base all’ultimo Rapporto Aniasa, a fine 2014 la flotta NLT circolante in Italia era pari a poco più di 546 mila veicoli (di questi, 191.174 sono stati immatricolati nel solo 2014), la durata media dei contratti era pari a 45,8 mesi e il fatturato medio mensile era pari a 621 euro. Vuol dire che il fatturato medio generato da ogni singolo veicolo a noleggio a lungo termine in Italia è pari a 28.442 euro. I 9 euro da pagare una tantum da parte del locatario, dunque, avrebbero pesato, in media, lo 0,03% del valore del contratto medio.

    Dal punto di vista dello stato, invece, i 9 euro di diritti motorizzazione rappresentano (considerando che negli ultimi cinque anni sono stati immatricolati, in media, 167.388 veicoli a noleggio a lungo termine all’anno), un mancato incasso (medio) di 1,5 milioni di euro all’anno.

    Insomma, il fatto che non si debbano pagare quei nove euro è un'ottima notizia, una volta tanto gli automobilisti l'hanno avuta vinta. E, onestamente, non è un dramma il fatto che lo stato abbia un milione e mezzo di ricavi in meno all'anno rispetto a quanto ipotizzato, non sono questi i "buchi" di bilancio e comunque è ora di smetterla di spremere gli automobilisti. Va detto, per amor di verità, che non sarebbe stato un dramma nemmeno se il locatario di un veicolo a noleggio a lungo termine, che in media spende oltre 28 mila euro, avesse dovuto pagarli, una tantum, quei nove euro.

    Ne abbiamo parlato su Quattroruote di settembre e IlSole24Ore ci torna sopra oggi anticipando che la manovra potrebbe spuntare già nella prossima legge di stabilità, che il governo dovrebbe presentare tra qualche giorno. Si tratta della possibilità di destinare all’Anas una parte delle accise sui carburanti che attualmente finiscono nelle casse del Tesoro.

    In pratica, invece che girare ogni anno oltre 2 miliardi di euro all’ex ente nazionale per le strade per finanziare gli investimenti, lo Stato vorrebbe introdurre una sorta di “Addizionale Anas” su benzina, gasolio, Gpl e metano e, parallelamente, ridurre della stessa misura l’ammontare complessivo delle accise. L'operazione, nelle intenzioni del presidente della società, Gianni Armani, e del ministro delle Infrastrutture, Graziano del Rio, sarebbe a impatto zero per le casse dello Stato e indifferente per i portafogli dei contribuenti: da una parte aggiungo, dall’altra tolgo. Ma consentirebbe all’Anas di avere un flusso di cassa costante e, soprattutto, ottenere quell’autonomia finanziaria di cui l'ex ente ha disperatamente bisogno per poter essere privatizzata, come vuole il governo, o, comunque, per iniziare a uscire dal perimetro pubblico. Con il vantaggio di introdurre un principio difficilmente contestabile: paga chi usa (e consuma) le strade.

    Tra il dire e il fare, però, c’è di mezzo il mare. E, spesso, sempre tra il dire e il fare, casca l’asino. Nella fattispecie lo Stato. Che da un lato sembra non tenere conto della volatilità dei consumi dei carburanti, che, quindi, potrebbero aumentare o diminuire in maniera sensibile, e imprevedibile, i ricavi dell’ente. A meno che, ma questo non si dice, non si introduca una sorta di accisa a “geometria variabile”: fissato il fabbisogno Anas, tarare mensilmente o settimanalmente la “quantità” di accise in grado di garantire stabilità di ricavi. Non semplice ma possibile.

    C’è poi un’altra incognita. Chi ci garantisce che lo Stato, in futuro, non decida di aumentare le accise in maniera indipendente dall’”addizionale Anas”? E che, a sua volta, l’Autorità dei trasporti, il soggetto a cui sarebbe demandata la fissazione della misura di “addizionale Anas”, non decida di muoversi indipendentemente dalle decisioni statali sulle accise? Insomma, il rischio è che, anche in presenza di un legame apparentemente diretto e inversamente proporzionale tra accise statali e “addizionale Anas” a rimetterci siano, come sempre gli automobilisti. Più di quanto accada adesso. E' o non è l’auto il bancomat di ogni governo?

    Ma a quanto ammonterebbe l’”addizionale Anas”? Facciamo due conti. Nel primo semestre del 2015 in Italia, fonte Unione petrolifera, sono stati consumati:
    -          3,843 milioni di tonnellate di benzina (-2,1%) = circa 5,264 miliardi di litri
    -          11,108 milioni di tonnellate di gasolio (+2,6%) = circa 13,383 miliardi di litri
    -          0,765 milioni di tonnellate di Gpl (+3,3%) = circa 1,354 miliardi di litri

    In totale, dunque, poco più di 20 miliardi di litri di carburanti (al netto del metano) in sei mesi. Ipotizzando che in tutto il 2015 i consumi possano ammontare a circa 40 miliardi di litri e prendendo per buona l’ipotesi del governo di finanziare coi carburanti circa 2 miliardi di euro all’anno di investimenti Anas, all’ex ente per le strade dovrebbero andare, se non ho sbagliato a fare i conti, circa cinque centesimi di euro per ogni litro di carburante venduto in Italia. Cioè un’accisa di circa 4,1 centesimi al litro.

    Che raddoppierebbe nel caso in cui, come è scritto nel piano finanziario dell'Anas, gli investimenti salissero a 20 miliardi nel quinquennio 2016-2020...