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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Archivio per 'October 2015'

    Su Quattroruote di ottobre il viceministro delle Infrastrutture, Riccardo Nencini, annuncia l’accorpamento Pra-Motorizzazione sotto la nuova Agenzia per il trasporto stradale. Indirettamente gli risponde, sempre su Quattroruote, il presidente del’Aci, Angelo Sticchi Damiani, pronto a dematerializzare il certificato di proprietà.

    In attesa di capire come andrà a finire questa storia voglio ricordare un precedente molto, molto simile in un settore “cugino”, quello del trasporto aereo. Fino al 1997 nel mondo dell’aviazione italiana esistevano due soggetti strettamente imparentati: Civilavia, la direzione generale dell’aviazione civile dell’allora ministero dei trasporti, e il RAI, il registro aeronautico italiano. Una situazione analoga a quella ancor oggi esistente nell’auto, con la direzione generale della motorizzazione civile del ministero delle infrastrutture da una parte e il Pra, il Pubblico registro automobilistico, dall’altra.

    Per anni, prima del 1997 (il Rai era stato istituito nel 1938), si era parlato di di fondere i due “enti”, di riunificarne le competenze, di semplificare compiti e procedure, di eliminare doppioni. Invano. A un certo punto, per opera dell’allora ministro dei trasporti Claudio Burlando, il governo Prodi decise che era ora che i due soggetti, semplificando al massimo la motorizzazione degli aerei e il Pra degli aerei, finissero sotto (o dentro) una nuova agenzia, che si sarebbe chiamata Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac), un nuovo soggetto autonomo ma sottoposto alla vigilanza del ministero dei trasporti.

    L’operazione non fu semplice. Non tanto dal punto di vista operativo o amministrativo, quanto da quello politico. Il problema, infatti, non fu far funzionare meglio il trasporto aereo o semplificarne la parte amministrativa (burocratica), lì intoppi non ve ne furono; bensì nominare il presidente e il consiglio di amministrazione dell'Enac, operazione nella quale i partiti allora al governo (e all'opposizione) si "scannarono", si fa per dire.

    Stavolta, fortunatamente, l’ipotesi di riforma non prevede la nascita di alcun nuovo ente, non vi sarà né un nuovo presidente né un nuovo consiglio di amministrazione da nominare. Molto più semplicemente nascerà, se tutto andrà come immagina il governo, una più snella agenzia, con un direttore generale nominato dal governo su proposta del ministro delle Infrastrutture e un comitato di indirizzo, nominato direttamente dal ministro delle Infrastrutture, composto da quattro membri. Insomma, tutto più semplice. Sulla carta.

    Però… c’è un però. Siamo in Italia e non è detto che i tempi per mandare a regime l’agenzia siano brevi. Ammesso, naturalmente, che l’agenzia si faccia.