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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Archivio per 'December 2015'

    La denuncia arriva da Stefano Manzelli, comandante di polizia municipale: “I vigili non possono attivare una consultazione massiva della banca dati dei veicoli rubati. Neanche se condividono questi dati con la polizia di stato e i Carabinieri. Lo impedisce la normativa in materia di privacy”, ha scritto Manzelli su ItaliaOggi.

    Che cos’è successo? Il comune avrebbe voluto utilizzare le telecamere e le altre apparecchiature elettroniche per il controllo del traffico per “beccare” i veicoli rubati che transitano sul territorio comunale. Come? Interrogando l’apposita banca dati istituita al ministero dell’interno e alimentata in tempo reale dalle forze di polizia. L’obiettivo di questa iniziativa? Ove possibile fermarli o, eventualmente, segnalarne il passaggio sul territorio comunale alle altre forze di polizia nazionali o alla prefettura competente.

    Insomma, né più né meno di quello che si fa interrogando la banca dati dei veicoli assicurati. Ma mentre le telecamere possono essere utilizzate per verificare la copertura Rc (ma non per sanzionare in modalità automatica la mancata copertura, ancora non si può, misteri imperscrutabili di questo paese, ne abbiamo già parlato in questo stesso blog), con i veicoli rubati non è possibile, per motivi di privacy, nemmeno verificare la presenza del veicolo rubato.

    “Alcuni comuni che hanno attivato l’accesso massivo alla banca dati dei veicoli rubati tramite il servizio dell’Ancitel  si sono visti bloccare la comunicazione per paventata irregolarità dell’accesso massivo per motivi di privacy… Non è possibile che una attività di polizia giudiziaria, ovvero la ricerca di un veicolo rubato, possa essere ritenuta ostativa per il Garante”, conclude Manzelli. Senza parole.

    Avrete sicuramente letto dell’approvazione in terza lettura con modifiche, qualche giorno fa al senato, della proposta di legge che introduce nel codice penale il nuovo reato di omicidio stradale. Non so voi, ma personalmente ritengo che non sia più tollerabile, in un paese civile, il fatto che chi provoca la morte di una o più persone guidando ubriaco o drogato la faccia sistematicamente franca (il fatto è che la pena minima per il reato di omicidio colposo è di due anni e, si sa, con una condanna a due anni in carcere non si trascorre nemmeno un giorno). Insomma, secondo me un intervento del legislatore era necessario. Non so, però, se la strada imboccata sia la “migliore”, soprattutto nei casi in cui la morte derivi “semplicemente” da comportamenti pericolosi alla guida.

    Il secondo aspetto che mi lascia perplesso è l’entrata a gamba tesa del governo. Giova ricordare che il testo su cui da marzo scorso si discute (ma fuori dai palazzi della politica se ne parla da anni) nasce dalla riunificazione di una serie di proposte di legge di alcuni parlamentari, sia di maggioranza sia di opposizione. Alla fine, proprio al senato, a marzo, si era trovata la quadra, diciamo così, su un testo abbastanza condiviso. Testo che è stato a lungo esaminato e modificato, in commissione giustizia e in aula, al senato e alla camera.

    Come spesso accade ai (purtroppo rari) provvedimenti di iniziativa parlamentare, quelli la cui legge finale è inevitabilmente frutto di una sostanziale condivisione di maggioranza e opposizione o, quantomeno, di parti di essa, anche nel caso dell’omicidio stradale si sarebbe arrivati a una quarta lettura (che sarà comunque necessaria dopo le modifiche imposte dal governo). E i tempi dell’approvazione si sarebbero inevitabilmente dilatati di qualche mese.

    Il governo, invece, a un certo punto, ha deciso di scendere in campo. E di farlo in maniera brutale, tagliando la strada a ogni ulteriore discussione, prima in commissione Giustizia poi in aula, con la presentazione di un maxiemendamento che ha riscritto interamente il testo, ancorché recependone interi articoli e molte delle modifiche suggerite da più parti dopo l’approvazione della Camera. Maxiemendamento sul quale ha chiesto la fiducia, richiesta che probabilmente si ripeterà alla Camera.

    Un’entrata a gamba tesa che ha provocato una valanga di proteste tra i senatori, che ha diviso brutalmente gli schieramenti tra maggioranza e opposizione e che, va detto, ha lasciato di stucco anche molti senatori della maggioranza.

    Insomma, il blitz sembra davvero il frutto della decisione del governo Renzi di mettere la propria firma su una riforma chiesta a gran voce dall'opinione pubblica. A costo, peraltro, di far diventare legge un testo sul quale si sono levate le critiche di parecchi giuristi e costituzionalisti. Anche di area governativa.

    P.s. Ho seguito in streaming i lavori dell'aula, se non l'avete fatto vi invito a leggere i resoconti della discussione a Palazzo Madama. Scontate le reazioni, a tratti aspre, dei parlamentari di opposizione alla richiesta di fiducia sul maxiemendamento, mi limito qui a riportare due stralci dalla dichiarazione di voto del Pd e del relatore, sempre del Pd, entrambi, evidentemente, delusi dall'esproprio, diciamo così, governativo.

    “Mi sarebbe piaciuto che il Governo avesse messo da parte il ricorso alla fiducia” - Giuseppe Lumia – Pd

    “Mi preme sottolineare molto il clima assolutamente disteso con il quale si lavora in Commissione giustizia” - Giuseppe Luigi Salvatore Cucca - Pd

    Come dire che, insomma, non si fa così...