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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Archivio per 'January 2016'

    Quando si dice un’amministrazione al servizio del cittadino. Qualche giorno fa il ministero dell’interno ha emanato una circolare con la quale precisa che “nei pagamenti tramite conto corrente e bonifico bancario ovvero con altri strumenti di pagamento elettronico, l'effetto liberatorio per il pagatore, e quindi la definizione del verbale, si ha alla data di accredito dell'importo sul conto dell'organo di polizia stradale” e non dalla data in cui tale pagamento è effettuato, come logica e giustizia vorrebbero.

    Insomma, il termine di 60 giorni dalla notifica del verbale (o di cinque giorni per usufruire dello sconto del 30%) non è esattamente di 60 giorni se si decide di pagare, ammesso che si possa, con un bonifico bancario o, chessò, con la carta di credito. In quel caso, infatti, il termine si accorcia del tempo necessario all’accredito della somma sul conto corrente della polizia. Giorni che, però, non sono necessariamente noti al “trasgressore” e che, peraltro, possono variare a seconda dello “strumento elettronico di pagamento” o di chi lo gestisce. Insomma, un termine a geometria variabile, che però il cittadino non conosce.

    Delle due l’una. O si tratta di un indiretto (involontario?) favore a Poste Italiane per incentivare il classico versamento postale oppure si tratta di una, l’ennesima, trappola per i cittadini. I quali, certo, sono avvisati, ma chissà quanti non lo sanno e non lo sapranno. O meglio, lo sapranno due o tre o quattro anni dopo, quando, con loro grande sorpresa, riceveranno una cartella esattoriale, pari all’importo della multa già pagata (il doppio della sanzione detratto l’importo versato) più, ovviamente spese e maggiorazioni varie. Perché? Per aver pagato la multa rigorosamente nei termini, ma con pagamento elettronico, cioè con valuta per il beneficiario oltre il sessantesimo (o quinto in caso di sconto) giorno.

    Un classico esempio di amministrazione, moderna, efficiente e, soprattutto, al servizio del cittadino. Chapeau.

    Vietato esportare

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    5 gennaio 2016 10.49 | | 9 Commenti | Lascia un commento

    Alla fine la lobby dei demolitori l’ha vinta. Contro tutto e contro tutti. Dall’1 gennaio gli italiani non possono più vendere la propria vecchia auto a operatori specializzati nel commercio internazionale di macchine usate. Direttamente grazie ad annunci su siti specializzati o tramite le concessionarie e i salonisti indipendenti quando ne acquistano una nuova.

    Parliamo di vetture spesso ultradecennali e per nulla malandate ma con poco mercato in Italia, quelle che i concessionari si rifiutano di ritirare in permuta, a volte seminuove ma incidentate, quelle che non conviene riparare in Italia. Macchine che però nell’Europa dell’Est o nel Nord Africa hanno, anzi avevano, una seconda vita.

    Dall’1 gennaio non è più possibile effettuare la radiazione per esportazione. O meglio, si può fare ma solo «per reimmatricolazione, comprovata dall'esibizione della copia della documentazione doganale di esportazione». Insomma, se prima, grazie a questo canale si potevano, in maniera semplice, ricavare alcune (parecchie?) centinaia di euro, questa nuova complicazione avrà come unico effetto quello di limitare o addirittura chiudere uno dei possibili sbocchi per quel tipo di vetture.

    L’alternativa? Rottamarle. Ovviamente presso i demolitori italiani. Insomma, non solo non ci guadagni quelle poche centinaia di euro che la vendita oltrefrontiera ti avrebbe fruttato, ma ti costa anche un po’ di soldi.

    A questa novità, spuntata a novembre con un emendamento alla legge di stabilità presentato dal senatore Stefano Vaccari (Pd) poi fatto proprio dal governo e spacciata come un argine all’evasione del bollo e dell’Ipt, hanno plaudito le tre associazioni di settore, Unire (Unione nazionale imprese recupero), Ada (Associazione dei demolitori di auto) e Aira (Associazione dei riciclatori di auto).

    Contro di essa si sono mobilitati, forse per la prima volta, tutti gli altri operatori della filiera automobilistica: Aida (Associazione italiana distributori autoveicoli), Ancma (Associazione nazionale ciclo motociclo accessori), Confcommercio, Federauto (Federazione italiana concessionari auto), Unasca (Unione nazionale autoscuole e studi di consulenza automobilistica), Unrae (Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri): “La disposizione comporta l’introduzione di oneri ed adempimenti amministrativi a carico di cittadini e di imprese italiane che avrebbero l’effetto di bloccare il mercato dei veicoli usati verso l’estero”.

    Tutto inutile, non c’è stato verso di modificare la norma blocca-radiazioni. E i demolitori brindano.