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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Archivio per 'February 2016'

    C’è un luogo comune secondo cui le forze di polizia da qualche anno non fanno più posti di blocco, non fermano più le auto in marcia affidandosi quasi esclusivamente alle apparecchiature elettroniche di controllo stradale. Insomma, secondo la vulgata si lascia che le violazioni, tipicamente la velocità (ma, in ambito urbano, anche il passaggio con il rosso), siano commesse per punirle mesi dopo sulla base di una fotografia.

    Può darsi che sia così per le polizie locali, ed è paradossale perché dovrebbero essere quelle più attive nel presidiare il territorio. Di certo non è così per i Carabinieri. Guardavo il consuntivo 2015 dell’”attività contravvenzionale” dell’ex arma, da qualche anno elevata al rango di Forza armata, e mi ha colpito il numero davvero basso di verbali di violazione dell’articolo 142, quello sui limiti di velocità: appena 1.585, lo 0,2% di tutte le contravvenzioni fatte dai militari in Italia, poco meno di 800 mila (799.680 per la precisione, l’1,76% in meno rispetto al 2014). Oltretutto le multe per eccesso di velocità sono diminuite, nel 2015, del 14,7% rispetto all'anno precedente.

    Non solo. Questa violazione non compare nemmeno nella top ten delle multe, guidata da tre infrazioni che possono essere accertate solo controllando i documenti di circolazione. La violazione più contestata dai Carabinieri, infatti, è stata il mancato possesso dei documenti di circolazione e guida (tipicamente la carta di circolazione, la patente, il contrassegno assicurativo), ben 156 mila multe, praticamente una su cinque tra tutte quelle fatte dai militari.

    Seguono la mancata revisione (129 mila verbali) e la mancata copertura assicurativa, quasi 86 mila contravvenzioni. Da notare che tutte e tre queste violazioni risultano in sensibile calo, soprattutto l’articolo 193 (circolazione senza copertura assicurativa o con documenti assicurativi falsi, -13,3%).

    Insomma, almeno l’Arma a bordo strada, paletta in mano, continua a esserci. I Carabinieri ci mettono la faccia. E scoprono una valanga di macchine non in regola e di guidatori senza documenti. Meno male.

    Sembrava una formalità, il 21 gennaio scorso, l’approvazione definitiva della proposta di legge di iniziativa parlamentare sull’omicidio stradale. E invece alla Camera c'è un colpo di scena: su uno dei due emendamenti proposti dall’opposizione la maggioranza (e il governo, che aveva espresso parere contrario) va sotto. La modifica è minima, non intacca l’impianto della norma, ma il testo deve necessariamente tornare al Senato per la quinta lettura.

    Sembra questione di giorni, giusto il tempo tecnico per un veloce passaggio in commissione Giustizia, che effettivamente lo approva senza ulteriori modifiche il 28 gennaio, e poi il voto (scontato?) dell’aula. E invece del provvedimento si perdono le tracce. Passa una settimana e non accade nulla. Ne passa una seconda e non succede niente. Inizia la terza e nel calendario dei lavori dell’aula fino al 25 febbraio dell’omicidio stradale non v’è traccia.

    Mistero? In realtà una spiegazione "ufficiale" ci sarebbe: Palazzo Madama è impegnato nella discussione sulle unioni civili. E non ha tempo, in questo momento, per mandare in Gazzetta Ufficiale una legge di cui si parla da anni, che l’opinione pubblica chiede a gran voce, abbondantemente masticata, anzi ormai digerita, dallo stesso parlamento (incardinata nel 2013, approvata dal Senato il 15 giugno 2015, approvata con modificazioni dalla Camera il 28 ottobre 2015, approvata con modificazioni dal Senato il 10 dicembre 2015, approvata con modificazioni dalla Camera il 28 gennaio 2016).

    In effetti, sfortuna ha voluto che l'omicidio stradale abbia incontrato sulla sua strada uno dei più complessi e controversi provvedimenti dell’intera legislatura, quello sulle unioni civili, un testo attorno al quale da settimane ci si sta accapigliando, non solo nelle stanze del Senato.

    E sfortuna (?) ha voluto che non vi sia stato (finora) modo, tra l'ufficio di presidenza e la conferenza dei capigruppo, di inserire l'omicidio stradale nel calendario dei lavori. Non sia mai, troppo difficile trovare uno “strapuntino”, giusto un paio d’ore, per l’ultimo voto...

    A meno che (a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca quasi sempre), vista l'aria che tira a Palazzo Madama e considerati i risicati margini della maggioranza, tra le fila del Pd non si sia pensato che, forse, è meglio aspettare che le acque della politica si calmino un po'. L’omicidio stradale, in fondo, può attendere.

    Avrete sicuramente letto la notizia della depenalizzazione della guida senza patente, un (ex) reato che in passato era stato già depenalizzato e poi ripenalizzato. Dal 6 febbraio guidare un ciclomotore, un motoveicolo, un autoveicolo o una macchina agricola senza essere munito di patente perché mai conseguita oppure perché la patente precedentemente posseduta era stata revocata non sarà più reato ma illecito amministrativo, punito con una multa di 5.000 euro e il fermo amministrativo del veicolo per tre mesi (ma alla seconda violazione in due anni è previsto l’arresto fino a un anno e la confisca amministrativa del veicolo). Giusto? Sbagliato? Difficile dirlo, anche visto l’ondivago orientamento del legislatore nel tempo.

    La cosa davvero incredibile, però, è che chi sarà beccato senza patente si prenderà sì una bella multa da 5 mila euro, ma potrà usufruire dello sconto del 30% previsto per chi paga entro cinque giorni. Da notare, anche, che per effetto della depenalizzazione chi è già stato condannato per il reato di guida senza patente in passato avrà la completa cancellazione degli effetti penali. Per i procedimenti ancora in corso, invece, i giudici trasmetteranno gli atti alle Prefetture che inviteranno i responsabili a pagare una sanzione amministrativa che estingue il procedimento. Insomma, un bel colpo di spugna. Con lo sconto.