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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Archivio per 'April 2016'

    Non c’è niente da fare. Ogni volta pensi che si sia raggiunto il limite, che non sia possibile imbattersi in una storia più assurda. E invece ogni volta, sistematicamente, l’asticella si alza, il limite viene superato, l’assurdità tocca nuovi record. Non ci credete? Tenetevi forte (vi avverto, è una storia un po’ lunga ma, secondo me, merita di essere letta).

    Il 7 luglio 2008 una macchina viene “beccata” da un autovelox gestito dalla Polizia provinciale di Bologna per aver superato il limite di velocità di oltre 10 ma non oltre 40 km/h. Qualche tempo dopo il relativo verbale, che prevede una sanzione di 148 euro più spese, è notificato al proprietario dell’auto, il signor A.A.. Che c’è di strano? Che il signor A.A. all’epoca del fatto non era proprietario dell’auto, avendola acquistata solo il 30 luglio 2008.

    In questi casi in un paese normale il comando di polizia, accertata la veridicità di quanto affermato, carte alla mano, da un cittadino, gli porge le proprie scuse e rinotifica il verbale all'effettivo responsbile.

    Invece, siccome siamo in Italia, il signor A.A. è “costretto” a fare ricorso al Giudice di pace. Il ricorso viene depositato il 7 settembre 2008 (l’udienza si terrà un anno e mezzo dopo, il 12 marzo 2010).

    Nel frattempo, l’8 novembre 2008, l’implacabile (e ineffabile) Polizia provinciale di Bologna accerta, sempre a carico del signor A.A., la violazione dell’articolo 126 bis, “per non aver comunicato le generalità del trasgressore” in relazione al verbale precedente.

    Ma come? Si chiede il signor A.A... Io non solo non ero proprietario dell’auto con cui è stata commessa la violazione, ma ho anche fatto ricorso… E la presentazione del ricorso, si sa, sospende il procedimento... Macché, la Polizia provinciale di Bologna se ne infischia.

    Il 12 marzo 2010 il ricorso del signor A.A. è ovviamente accolto. Non solo. Com'è giusto, il magistrato onorario condanna la Provincia di Bologna al pagamento delle spese di giudizio e per lite temeraria.

    Tutto bene? Figuriamoci. La Provincia decide, nientemeno, di presentare appello in tribunale. Evidentemente l’amministrazione felsinea ha tempo da perdere, soldi da spendere e, immaginiamo, prova un sottile piacere nel vessare un povero cittadino già ingiustamente multato.

    Incredibilmente il 7 giugno 2012 il Tribunale di Bologna accoglie l’appello, confermando la legittimità del verbale di violazione dell'articolo 126 bis. Meravigliosa la sentenza del giudice, secondo il quale essendo il signor A.A. proprietario dell'auto al momento della notifica del primo verbale (ma che c'entra la notifica?), pur avendo presentato ricorso, avrebbe comunque dovuto ottemperare all’invito dell’autorità facendo presente di non essere in grado di fornire i dati richiesti, avendo acquistato il veicolo in epoca successiva alla violazione “prodromica”. Insomma, secondo il giudice il signor A.A. dev'essere sanzionato per aver violato l'articolo 126 bis del Codice della strada, quello che obbliga il proprietario di un veicolo con cui sia stata commessa una violazione che prevede perdita di punti a comunicare al comando di polizia le generalità del trasgressore. Anche se il giorno della violazione non era proprietario del veicolo. Anche in pendenza di un ricorso. Meraviglioso!

    Il signor A.A. non ci sta e presenta ricorso per cassazione. La Suprema corte, con sentenza depositata il 24 febbraio 2016, gli dà nuovamente ragione, sottolineando come il tribunale abbia “erroneamente individuato il proprietario con riferimento al momento della notificazione della violazione principale e non, invece, a quello della commessa violazione, come invece avrebbe dovuto, "momento in cui, come sarebbe stato facile accertare per l'autorità procedente in base alla semplice consultazione dei registri pubblici, il A.A. non aveva ancora acquisito la proprietà del veicolo". Ovvio.

    Giustizia è fatta. La Suprema corte cassa la sentenza del tribunale e condanna la Provincia di Bologna, nel frattempo diventata Città metropolitana, al pagamento delle spese dei tre gradi di giudizio, quantificate in 1.600 euro.

    Non so voi, ma io penso che in un paese appena appena decente qualcuno prenderebbe provvedimenti nei confronti di quel funzionario dell’amministrazione provinciale che non solo ha vessato ferocemente un cittadino palesemente innocente, ma che ha fatto perdere ad altri funzionari il tempo di tre gradi di giudizio, ha fatto spendere all’amministrazione il costo di tre gradi di giudizio e ha fatto condannare la provincia, pardon la Città metropolitana, al pagamento delle spese sostenute dal signor A.A. e dall'amministrazione giudiziaria per tre gradi di giudizio.