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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

L’interrogativo viene per davvero: il legislatore c’è o ci fa? Ed è un interrogativo retorico, ovviamente. Non ci credete? Sentite l’ultima.

Tutto iniziò trent’anni fa. Nell’aprile del 1986 il legislatore introdusse nel nostro ordinamento tributario l'aliquota​ ​Iva​ ​agevolata per l’acquisto di veicoli adattati a​gli ​invalidi. Una legge, la numero 97 del 9 aprile 1986, di grandissima civiltà: “le cessioni e le importazioni di veicoli di cilindrata fino a 2.000 centimetri cubici, se con motore a benzina, e a 2.500 centimetri cubici, se con motore Diesel, adattati ad invalidi per ridotte o impedite capacità motorie, sono assoggettate all'imposta sul valore aggiunto con l'aliquota del 2 per cento”.

La disposizione nel tempo è stata lievemente modificata, dapprima, nel 1992, prevedendo esplicitamente i veicoli “prodotti in serie”; poi, finalmente, con la Finanziaria 1998, estendendo l’agevolazione anche agli​ ​invalidi non muniti di patente speciale e ai familiari di cui essi risultino fiscalmente a carico”. A fine 2000, infine, l’ultima modifica importante, che estese la platea dei soggetti beneficiari dell’agevolazione e che portò l’aliquota al 4% (nel 1997 l’aliquota principale era salita al 20%).

Da allora la norma non è sostanzialmente cambiata. Nel frattempo, però, è cambiato il mondo. Cosa di cui, evidentemente, il legislatore non si è accorto. Ancora nel 2000, infatti, il mondo dell’auto si divideva in due: benzina o gasolio. Eventualmente, le prime, con la doppia alimentazione, a metano o a Gpl. Di ibride ne esisteva una, la Prius, nata nel 1997 e proprio dal 2000 distribuita al di fuori del Giappone. Di auto elettriche, invece, ve n’erano formalmente due, la Fiat Seicento Elettra e la Citroen Saxo Elettrica. Una presenza, nel listini di Quattroruote, del tutto simbolica, visto il proibitivo prezzo di listino di queste due versioni, peraltro dall'autonomia estremamente limitata. Giusto per fare un esempio, la Seicento Elettra costava 43.592.000 lire rispetto ai 14.242.000 lire della Seicento 1.1i S, esattamente come un’Audi A3 1.9 TDI  3 porte Attraction.

Oggi sono a listino, acquistabili dal pubblico, 14 modelli elettrici e 52 ibridi, spesso declinati, come dicono i costruttori, in più allestimenti. Aumenta l’offerta e cresce la domanda: nei primi dieci mesi del 2016, ultimo dato disponibile, sono state vendute in Italia 1.098 auto elettriche e ben 31.719 ibride. Per una quota di mercato, rispettivamente, dello 0,1 e del 2% (in dieci mesi sono state immatricolate, complessivamente, 1.567.950 auto). Certo, i numeri sono ancora piccoli se paragonati a quelli del mercato, però la crescita delle ibride è impetuosa: + 49% rispetto allo stesso periodo del 2015.

Nonostante il mondo sia cambiato, però, la legge si è cristallizzata. Ancor oggi, infatti, un invalido ha diritto all’agevolazione fiscale solo se acquista una macchina a benzina o a gasolio. Certo, nulla vieta l'acquisto di un'ibrida o di un'elettrica, però, in quel caso, l’aliquota Iva è quella ordinaria, il 22% anziché il 4%.

L’anomalia è nota da tempo. Qualche anno fa Quattroruote chiese formalmente all’Agenzia delle entrate di estendere, con circolare interpretativa, il beneficio alla nuova realtà del mercato. Nulla da fare, "la materia è di competenza del legislatore", ci risposero.

Qualche giorno fa la sorpresa, un emendamento alla legge di bilancio con il quale un manipolo di deputati di Scelta Civica, Giulio Cesare Sottanelli, Mariano Rabino, Angelo D’Agostino e Valentina Vezzali, proponeva di estendere il beneficio fiscale anche ai motori elettrici o ibridi.

Tutto bene? Macché. Dopo essere stata approvata in commissione Finanze, la proposta di modifica è stata ritirata (su invito del relatore?) in commissione Bilancio. Forse perché proponeva di sostituire il limite della cilindrata (2 litri per le auto a benzina, 2,8 litri per quelle a gasolio) con un limite di potenza obiettivamente eccessivo, 225 kW. Forse.

Sta di fatto che nemmeno nel 2017 gli invalidi potranno acquistare macchine ibride o elettriche con il bonus. A meno che l’emendamento, opportunamente riformulato, non venga ripresentato in aula. Ce la fara il legislatore ad accorgersi e a prendere atto che il mondo è cambiato?

COMMENTI

  • Dal mio punto di vista il veicolo elettrico necessita di una potenza superiore ai 225 Kw, considerato l’enorme peso delle batterie.
  • il problema è che i politici sono amici dei petrolieri (che pagano bene) e come hanno tolto gli incentivi sulle auto nuove a metano, come non hanno mai incentivato le auto elettriche, nel caso dei disabili le disincentivano.
  • d'accordissimo sull'agevolazione dell'IVA per quegli accorgimenti che necessitano le auto per poter essere usate da un disabile, ma se questo disabile ha un patrimonio di un " milione" di euro ( mi viene in mente come esempio il povero Regazzoni ) perché non dovrebbe pagare l' IVA come tutti?
  • non passa giorno che non rimanga allibito dalla incompetenza ed incapacità dei nostri legislatori.
  • Sìiiiii, cerrrrto che ce la farà... abbiate fiducia e tanta, tanta pazienza...