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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Archivio per 'January 2017'

    Fare previsioni, si sa, è un azzardo. Soprattutto quando a sbilanciarsi è la politica, poco abituata ad ascoltare i tecnici, molto impegnata in annunci e dichiarazioni. Era il 27 gennaio 2002, esattamente quindici anni fa, quando l’allora presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, annunciò al Corriere della sera l’obiettivo di immatricolare nella sua regione a partire dal 2005 solo auto "ecologiche", cioè a metano, a Gpl, elettriche o ibride.

    Al cronista che gli chiedeva se “la soluzione del futuro” non fosse “nell’auto a idrogeno”, il “Celeste” rispose: “Certo. La mia proposta vale anche e soprattutto per l’idrogeno. Gli esperti ci dicono che in Italia non saremo pronti prima del 2008 o del 2010. Ma leggo anche che in California nel 2005 le auto utilizzeranno quel tipo di motore. Noi potremmo puntare, magari per il 2007, a disporre di una certa percentuale di veicoli a idrogeno”.

    Si sa com’è finita. Sono passati 15 anni da quella temeraria affermazione e di auto a idrogeno non ce n’è nemmeno una (anche se parecchi veicoli-pilota circolano in tutta Europa). Epperò da qualche tempo di idrogeno si è tornati a parlare. Lo ha fatto, recentemente, anche il legislatore. Il 13 gennaio scorso, infatti, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257 di attuazione della direttiva 2014/94 “sulla realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi”. Si parla, ovviamente, di veicoli a gas ed elettrici, ma non solo.

    L’articolo 5 del Dlgs, per esempio, stabilisce che “entro il 31 dicembre 2025 è realizzato un numero adeguato di punti di rifornimento per l’idrogeno accessibili al pubblico, da sviluppare gradualmente, tenendo conto della domanda attuale e del suo sviluppo a breve termine, per consentire la circolazione di veicoli a motore alimentati a idrogeno, compresi i veicoli che utilizzano celle a combustibile”.

    Tra gli allegati del provvedimento, poi, c’è il "Quadro strategico nazionale". La sezione "b" è intitolata “Fornitura di idrogeno per il trasporto stradale”. Tra le altre cose, in essa si delineano alcuni scenari. Secondo lo studio, in Italia lo stock di auto FCEV (Fuel Cell Electric Vehicle), cioè macchine con motore elettrico alimentato da fuel cell a idrogeno, sarà di mille unità nel 2020, 27 mila nel 2025, 290 mila nel 2030, 1,6 milioni nel 2035, 4,1 milioni nel 2040, 6,75 milioni nel 2045, 8,5 milioni nel 2050 (ipotizzando una vita media, di tali veicoli, pari a 12 anni).

    Parallelamente dovrebbe crescere la rete distributiva: dalle 10 stazioni del 2020 si dovrebbe passare, rispettivamente ogni cinque anni, a 141, 346, 1.296, 2.999, 4.626 e 5.590 nel 2050.

    Non si trascura l'aspetto economico. Lo studio distingue tra le varie modalità di produzione e alla fine conclude che “la competitività del vettore idrogeno si manifesterà in tempi rapidi, già nella fase iniziale con captive fleets (cioè piccole flotte di auto a idrogeno attorno ai primi impianti di distribuzione), ancor più nel momento in cui si raggiungerà la maturità commerciale e l’idrogeno sarà distribuito in stazioni di grandi dimensioni”.

    Il documento non nasconde, infine, le barriere allo sviluppo di questa alimentazione alternativa. E infatti conclude che “per la riuscita dello scenario sono stimati opportuni finanziamenti pubblici europei e nazionali (compresi gli enti locali) pari a circa 47 miliardi di euro fino al 2020 e circa 419 miliardi di euro nel successivo periodo 2021-2025, di cui 60% da fondi comunitari europei e 40% da fondi nazionali italiani compresi gli enti locali”. Parte dei quali dovranno servire per “una copertura pubblica sul costo addizionale delle autovetture”.

    Un modo elegante per dire che serviranno incentivi. Parecchi incentivi…

    Qualche giorno fa la Corte dei Conti ha pubblicato un rapporto sulla finanza regionale: “Analisi dei flussi di cassa anni 2012-2015 e primo semestre 2016”. All’interno del documento c’è una tabella, aggiornata al 1° semestre 2016, sulla tassa automobilistica che contiene dati piuttosto interessanti.

    Per esempio, dopo il crollo delle entrate registrato nel 2015 (-27%), la Lombardia ha visto crescere il gettito di oltre il 15% nella prima metà dell'anno scorso. Stavolta, invece, a registrare un brusco calo è il Lazio, (-13,7% nella prima metà del 2016), fenomeno che consente al Veneto (+0,16%) di piazzarsi al secondo posto nella classifica delle regioni che ricavano più dal famigerato “bollo”.

    La magistratura contabile non commenta questi dati, se non con un velocissimo riferimento all’anomala crescita registrata dalla Lombardia nel 2014, cosa che ha determinato poi il brusco calo l’anno successivo.

    A proposito di variazioni, la cosa che più colpisce, anche in questo consuntivo della prima parte del 2016, sono le brusche oscillazioni che registrano gli incassi delle regioni. Premesso che per alcune autonomie non sono disponibili i dati, in ben 8 casi su 19 la variazione è a doppia cifra, in cinque casi in territorio positivo, in tre col segno meno davanti. Spiccano, rispettivamente, gli aumenti del 28,8% della Campania e del 24,5% della Toscana. Sul versante opposto il -23,3% della Calabria e il -17,4% della Liguria.

    Siccome non è possibile che tutto ciò sia determinato da variazioni del circolante (in quantità e in potenza, la caratteristica del veicolo scelta dal legislatore per determinare l’importo della tassa), è chiaro che a influenzare fortemente questo dato è, di volta in volta, l’evasione e il recupero dell’evasione.

    Oppure, molto più semplicemente, il rinvio del pagamento di qualche mese, visto che fino a un anno di ritardo la sanzione è minima (al massimo il 3,75% dell’importo). Insomma, il bollo è odioso, ma visto che al prezzo di pochi euro è possibile rinviare il pagamento di un anno...

     

    Regione

    1° sem. 2015

    1° sem. 2016

    var. 16/15

    Lombardia

    569.096

    655.887

    +15,25

    Veneto

    378.221

    378.809

    +0,16

    Lazio

    414.808

    358.131

    -13,66

    Emilia-Romagna

    334.162

    328.878

    -1,58

    Campania

    247.679

    318.970

    +28,78

    Toscana

    238.395

    296.863

    +24,53

    Piemonte

    260.349

    264.684

    +1,67

    Sicilia

    194.974

    181.712

    -6,8

    Puglia

    184.065

    175.480

    -4,66

    Marche

    106.658

    104.449

    -2,07

    Abruzzo

    87.203

    93.426

    +7,14

    Liguria

    103.547

    85.539

    -17,39

    Calabria

    99.911

    76.802

    -23,13

    Provincia Trento

    67.683

    73.974

    +9,29

    Umbria

    67.503

    64.398

    -4,6

    Provincia Bolzano

    53.539

    63.267

    +18,17

    Basilicata

    32.377

    31.863

    -1,59

    Molise

    15.568

    17.007

    +9,24

    Valle d'Aosta

    12.601

    13.915

    +10,43

    Friuli-Venezia Giulia

    n.d.

    n.d.

     

    Sardegna

    n.d.

    n.d.

     

    TOTALE

    3.468.973

    3.584.055

    +3,32

    Fonte: Corte dei Conti – Sezione delle autonomie – Relazione sugli andamenti della finanza regionale - Importi in migliaia di euro

     

     

    Regione/Provincia autonoma

    2014

    2015

    Var. %

    Lombardia

    1.350.989

    984.713

    -27,11%

    Lazio

    656.490

    680.053

    +3,59%

    Veneto

    634.987

    634.561

    -0,07%

    Emilia-Romagna

    493.511

    539.375

    +9,29%

    Piemonte

    437.757

    481.542

    +10,00%

    Toscana

    445.875

    455.428

    +2,14%

    Campania

    518.161

    437.872

    -15,49%

    Sicilia

    315.560

    318.906

    +1,06%

    Puglia

    300.374

    306.976

    +2,20%

    Marche

    170.411

    169.807

    -0,35%

    Liguria

    131.548

    167.780

    +27,54%

    Abruzzo

    155.262

    161.791

    +4,21%

    Calabria

    124.990

    150.807

    +20,66%

    Provincia di Trento

    101.642

    110.182

    +8,40%

    Umbria

    101.045

    108.417

    +7,30%

    Provincia di Bolzano

    65.085

    85.483

    +31,34%

    Sardegna

    67.479

    80.462

    +19,24%

    Basilicata

    48.762

    52.015

    +6,67%

    Molise

    35.872

    26.000

    -27,52%

    Valle d'Aosta

    24.919

    20.812

    -16,48%

    Friuli-Venezia Giulia

    n.d

    n.d.

    n.d.

    TOTALE

    6.180.720

    5.972.981

    -3,36%

    Fonte: Corte dei Conti – Sezione delle autonomie – Relazione sugli andamenti della finanza regionale - Importi in migliaia di euro

     

    Permettetemi una bagatella. Per lavoro “mi tocca” leggere quasi ogni giorno circolari, decreti, leggi, provvedimenti di varia natura. Ci si abitua a tutto, anche a frasi del tipo, ne prendo una a caso dall’ultima legge di bilancio: “Per i lavoratori di cui agli articoli 1, comma 2, e 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001,  n. 165, nonché per il personale degli enti pubblici di ricerca, che soddisfano i requisiti di cui al comma 199 del presente articolo, le indennità di fine servizio comunque denominate di cui all'articolo 3 del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, sono corrisposte al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione delle stesse secondo le disposizioni dell'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre  2011, n. 214 e sulla base della disciplina vigente in materia di corresponsione del trattamento di fine servizio comunque denominato”.

    Difficilissimo per chi legge. Ma pure per chi scrive. La possibilità che ci scappi un errore, ammettiamolo, è piuttosto alta. Anche per chi è del “mestiere”. Anche per chi per professione le leggi le scrive. E in effetti al legislatore capita, ogni tanto, di sbagliare. Non solo nei riferimenti ad altre norme, ma anche con "banali" refusi.

    E' successo, recentemente, nel cosiddetto decreto “milleproroghe”. Nel quale, a un certo punto, il legislatore ha scritto che un certo "decreto-legge ... è stato convertito, con mortificazioni, dalla legge...”.

    Non so a voi, ma a me il fatto che il parlamento abbia convertito un decreto con “mortificazioni” ha fatto molto ridere… E' un errore, è ovvio. E infatti ieri, sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 gennaio, è stata pubblicata l'errata-corrige: "dove è scritto: “... convertito, con mortificazioni, dalla legge...”, leggasi: “...convertito, con modificazioni, dalla legge...”.

    Però, ripensandoci, sarebbe stato bello se la maggioranza dei deputati e dei senatori avesse davvero provato “mortificazioni” nell’approvare una legge...
    Mortificazione: atto che umilia, che avvilisce, provocando confusione e vergogna: dare, ricevere, subire una m.  Stato, sensazione di confusione, di umiliazione e vergogna provocata da tale atto: provare una cocente m.

    Insomma, uno squarcio di umanità a Montecitorio e a Palazzo Madama: anche i parlamentari soffrono. E, forse, ogni tanto si vergognano anche.