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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Permettetemi una bagatella. Per lavoro “mi tocca” leggere quasi ogni giorno circolari, decreti, leggi, provvedimenti di varia natura. Ci si abitua a tutto, anche a frasi del tipo, ne prendo una a caso dall’ultima legge di bilancio: “Per i lavoratori di cui agli articoli 1, comma 2, e 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001,  n. 165, nonché per il personale degli enti pubblici di ricerca, che soddisfano i requisiti di cui al comma 199 del presente articolo, le indennità di fine servizio comunque denominate di cui all'articolo 3 del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, sono corrisposte al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione delle stesse secondo le disposizioni dell'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre  2011, n. 214 e sulla base della disciplina vigente in materia di corresponsione del trattamento di fine servizio comunque denominato”.

Difficilissimo per chi legge. Ma pure per chi scrive. La possibilità che ci scappi un errore, ammettiamolo, è piuttosto alta. Anche per chi è del “mestiere”. Anche per chi per professione le leggi le scrive. E in effetti al legislatore capita, ogni tanto, di sbagliare. Non solo nei riferimenti ad altre norme, ma anche con "banali" refusi.

E' successo, recentemente, nel cosiddetto decreto “milleproroghe”. Nel quale, a un certo punto, il legislatore ha scritto che un certo "decreto-legge ... è stato convertito, con mortificazioni, dalla legge...”.

Non so a voi, ma a me il fatto che il parlamento abbia convertito un decreto con “mortificazioni” ha fatto molto ridere… E' un errore, è ovvio. E infatti ieri, sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 gennaio, è stata pubblicata l'errata-corrige: "dove è scritto: “... convertito, con mortificazioni, dalla legge...”, leggasi: “...convertito, con modificazioni, dalla legge...”.

Però, ripensandoci, sarebbe stato bello se la maggioranza dei deputati e dei senatori avesse davvero provato “mortificazioni” nell’approvare una legge...
Mortificazione: atto che umilia, che avvilisce, provocando confusione e vergogna: dare, ricevere, subire una m.  Stato, sensazione di confusione, di umiliazione e vergogna provocata da tale atto: provare una cocente m.

Insomma, uno squarcio di umanità a Montecitorio e a Palazzo Madama: anche i parlamentari soffrono. E, forse, ogni tanto si vergognano anche.

COMMENTI

  • Ma sarebbe bello cosa!?!?, ma per favore!!! Sarebbe bello che tutti noi cittadini comuni avessimo gli stessi privilegi loro, sarebbe bello poter eludere e evadere la montagna di tasse, imposte spudoratamente proprio da loro, come fanno loro con tutti i trucchi del mestiere che ben conoscono. Sarebbe bello non veder più in parlamento politici attenti solamente a mantenere la loro poltrona, interessati solamente alla propria carriera, totalmente menefreghisti rispetto al ceto sociale debole, quello che loro hanno contribuito a creare e mantenere.
  • che lingua il "burocratese". Certo che se le leggi fossero semplici non ci sarebbe bisogno di mille riferimenti. Certo è che se le leggi fossero chiare e semplici non ci sarebbero tutte le possibili interpretazioni ed avremmo molti avvocati in meno.
  • In effetti un errore del genere è piuttosto divertente. E seppur doveroso si poteva comunque evitare di correggerlo... perchè tanto si capiva comunque. Io però vorrei approfittare di questo suo articolo per chiedeLe da Mario a Mario un parere. Secondo Lei sarebbe più semplice scrivere una Legge come quella del suo esempio.. dove di testo non c'e n'è ed è piena di rimandi. Oppure fare una legge (che dice le stese cose) ma che non rimandi a nulla, ma che al contrario contenga, magari riordinata perchè contempla diversi commi tutte le voci dei rimandi esterni.. messi però per esteso. Così se un domani l'articolo 1 del comma A della Legge 100 dovesse venica cambiato.. la legge appena fatta non influnzerebbe l'altra??
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