file
AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Archivio per 'February 2017'

    Che le leggi si interpretino non è una novità. Anche perché, va detto, il legislatore ci mette del suo scrivendole, a volte, in maniera davvero poco chiara se non addirittura contraddittoria. Soprattutto quando ne rimanda l’attuazione a norme secondarie, diciamo così.

    Siamo a Feltre, cittadina in provincia di Belluno. Un paio d’anni fa, nel marzo 2015, la Polizia Municipale si è dotata di uno Scout Speed, un apparecchio “per il rilevamento della velocità istantanea dei veicoli, montato su di una normale auto della Polizia Locale, che può essere usato sia con pattuglia in movimento che in stazionamento”, come si legge sulla pagina web della “municipale”.

    Come sempre accade, sono grandinate multe. E non solo per violazione dei limiti di velocità, visto che l’apparecchio può essere utilizzato per interrogare in tempo reale le banche dati ministeriali sulla revisione e sulla copertura assicurativa. E che, quindi, consente di contestare immediatamente tali gravi violazioni. Però, com’è ovvio, è sulla velocità che fioccano i verbali, quasi mille nelle prime settimane di utilizzo.

    Il fatto è che lo Scout Speed, al contrario degli autovelox “fissi”, non è segnalato. Quest’obbligo fu voluto nel 2007 dall’allora ministro dei trasporti Alessandro Bianchi: “Le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli o dispositivi di segnalazione luminosi, conformemente alle norme stabilite nel regolamento di esecuzione del presente codice.  Le modalità di impiego sono stabilite con decreto del ministro dei trasporti di concerto con il ministro dell’interno” (articolo 142 del Codice della strada).

    E che cosa dice questo decreto? “Tra le altre cose, che le disposizioni (sulla segnalazione delle apparecchiature, ndr) non si applicano per i dispositivi di rilevamento della velocità installati a bordo di veicoli per la misura della velocità in maniera dinamica, ovvero ad inseguimento”. Concetti ribaditi dallo stesso ministero delle Infrastrutture in un parere del 2016 proprio sullo Scout Speed, in cui si precisa che “per modalità dinamica non si deve intendere solo l’inseguimento ma anche le altre modalità di accertamento eseguite con il veicolo pattuglia in movimento, cioè pattuglia a fianco del bersaglio o nel senso di marcia opposto a quello del veicolo controllato.”

    Tutto chiaro? Apparentemente sì. A Feltre no, se è vero che il giudice di pace di Belluno ha accolto il ricorso di un automobilista sulla base proprio della mancata segnalazione: “Non si vede per quale ragione debba essere ammesso, per misurare la velocità, un dispositivo che faccia eccezione a questa regola generale senza che sussistano o siano esplicitate particolari ragioni, del resto non chiarite nemmeno dal ministero delle infrastrutture il quale si è limitato, apoditticamente, a dichiararne la piena legittimità. In realtà”, prosegue il giudice di pace di Belluno, “se l’utilizzo di tale strumento è quello oggetto di esame, lo stesso non può dirsi in armonia con la disciplina normativa generale del Codice della strada”.

    Insomma, secondo il magistrato onorario, il decreto interministeriale, cui la legge ha demandato la disciplina della regola generale di segnalazione delle apparecchiature, non ha alcun valore. Non solo. L'utilizzo dello Scout Speed in modalità dinamica "non risponde né alla ratio originaria del decreto ministeriale del 2007 né alla funzione preliminare di prevenzione che deve avere, prima di quella repressiva, l’attività accertativa degli organi di polizia impegnati sulle strade”. Come dire che se lo Scout Speed fosse stato segnalato, l’automobilista non avrebbe commesso la violazione, con ciò realizzando pienamente la funzione di prevenzione a cui dovrebbero attenersi, in via preliminare, gli agenti di polizia…

    Considerazioni certamente interessanti dal punto di vista filosofico, abbastanza ardite da altri punti di vista. Tant'è che il comune di Feltre ha deciso di presentare appello. A maggio il verdetto.

    p.s. Piuttosto, il “vulnus” dello Scout Speed sta, a mio avviso, nel sistematico utilizzo senza contestazione immediata che ne fanno alcuni comandi di polizia. Il fatto che i “vigili” siano a bordo dell’auto su cui è installato l’apparecchio dovrebbe consentire loro, nella maggior parte dei casi, di contestare immediatamente l’infrazione al trasgressore. Non è ammissibile, invece, utilizzarlo sistematicamente per fare le multe “a strascico”, come si dice, cioè senza preoccuparsi di mettere il verbale nelle mani del trasgressore. Troppo comodo.