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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Che le leggi si interpretino non è una novità. Anche perché, va detto, il legislatore ci mette del suo scrivendole, a volte, in maniera davvero poco chiara se non addirittura contraddittoria. Soprattutto quando ne rimanda l’attuazione a norme secondarie, diciamo così.

Siamo a Feltre, cittadina in provincia di Belluno. Un paio d’anni fa, nel marzo 2015, la Polizia Municipale si è dotata di uno Scout Speed, un apparecchio “per il rilevamento della velocità istantanea dei veicoli, montato su di una normale auto della Polizia Locale, che può essere usato sia con pattuglia in movimento che in stazionamento”, come si legge sulla pagina web della “municipale”.

Come sempre accade, sono grandinate multe. E non solo per violazione dei limiti di velocità, visto che l’apparecchio può essere utilizzato per interrogare in tempo reale le banche dati ministeriali sulla revisione e sulla copertura assicurativa. E che, quindi, consente di contestare immediatamente tali gravi violazioni. Però, com’è ovvio, è sulla velocità che fioccano i verbali, quasi mille nelle prime settimane di utilizzo.

Il fatto è che lo Scout Speed, al contrario degli autovelox “fissi”, non è segnalato. Quest’obbligo fu voluto nel 2007 dall’allora ministro dei trasporti Alessandro Bianchi: “Le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli o dispositivi di segnalazione luminosi, conformemente alle norme stabilite nel regolamento di esecuzione del presente codice.  Le modalità di impiego sono stabilite con decreto del ministro dei trasporti di concerto con il ministro dell’interno” (articolo 142 del Codice della strada).

E che cosa dice questo decreto? “Tra le altre cose, che le disposizioni (sulla segnalazione delle apparecchiature, ndr) non si applicano per i dispositivi di rilevamento della velocità installati a bordo di veicoli per la misura della velocità in maniera dinamica, ovvero ad inseguimento”. Concetti ribaditi dallo stesso ministero delle Infrastrutture in un parere del 2016 proprio sullo Scout Speed, in cui si precisa che “per modalità dinamica non si deve intendere solo l’inseguimento ma anche le altre modalità di accertamento eseguite con il veicolo pattuglia in movimento, cioè pattuglia a fianco del bersaglio o nel senso di marcia opposto a quello del veicolo controllato.”

Tutto chiaro? Apparentemente sì. A Feltre no, se è vero che il giudice di pace di Belluno ha accolto il ricorso di un automobilista sulla base proprio della mancata segnalazione: “Non si vede per quale ragione debba essere ammesso, per misurare la velocità, un dispositivo che faccia eccezione a questa regola generale senza che sussistano o siano esplicitate particolari ragioni, del resto non chiarite nemmeno dal ministero delle infrastrutture il quale si è limitato, apoditticamente, a dichiararne la piena legittimità. In realtà”, prosegue il giudice di pace di Belluno, “se l’utilizzo di tale strumento è quello oggetto di esame, lo stesso non può dirsi in armonia con la disciplina normativa generale del Codice della strada”.

Insomma, secondo il magistrato onorario, il decreto interministeriale, cui la legge ha demandato la disciplina della regola generale di segnalazione delle apparecchiature, non ha alcun valore. Non solo. L'utilizzo dello Scout Speed in modalità dinamica "non risponde né alla ratio originaria del decreto ministeriale del 2007 né alla funzione preliminare di prevenzione che deve avere, prima di quella repressiva, l’attività accertativa degli organi di polizia impegnati sulle strade”. Come dire che se lo Scout Speed fosse stato segnalato, l’automobilista non avrebbe commesso la violazione, con ciò realizzando pienamente la funzione di prevenzione a cui dovrebbero attenersi, in via preliminare, gli agenti di polizia…

Considerazioni certamente interessanti dal punto di vista filosofico, abbastanza ardite da altri punti di vista. Tant'è che il comune di Feltre ha deciso di presentare appello. A maggio il verdetto.

p.s. Piuttosto, il “vulnus” dello Scout Speed sta, a mio avviso, nel sistematico utilizzo senza contestazione immediata che ne fanno alcuni comandi di polizia. Il fatto che i “vigili” siano a bordo dell’auto su cui è installato l’apparecchio dovrebbe consentire loro, nella maggior parte dei casi, di contestare immediatamente l’infrazione al trasgressore. Non è ammissibile, invece, utilizzarlo sistematicamente per fare le multe “a strascico”, come si dice, cioè senza preoccuparsi di mettere il verbale nelle mani del trasgressore. Troppo comodo.

COMMENTI

  • Buongiorno Dottor Rossi, pienamente d'accordo sulla sua risposta al punto 1, il 126 bis è l'ennesima "porcata" a conferma che le necessità di cassa delle amministrazioni prevalgono su qualsiasi buonsenso e spirito delle leggi. Che ci debbano essere più agenti sulle strade è altrettanto vero, e magari quando multano per divieto di sosta potrebbero anche dare un occhiata allo stato degli pneumatici. In linea di principio, il fatto che vi debbano essere degli agenti in prossimità degli autovelox, sarebbe perfetto, però bisogna essere anche pragmatici; io non so quanti autovelox , tutor, tred ecc ci siano in Italia, se ognuno di questi dovesse essere presidiato da almeno 2 agenti 24 ore al giorno in Italia sicuramente calerebbe la disoccupazione.
  • Ritengo giusta l'interpretazione del Giudice di Pace e assolutamente infondato ed arbitrario il parere del Ministero. La normativa sulla segnalazione dei dispositivi di rilevamento, nel parlare di modalità dinamica, ne ha anche precisato (a scanso di equivoci), il significato: "ovvero ad inseguimento". E' ovvio che se un'auto della Polizia mi insegue dopo avermi visto sfrecciare in autostrada a 200 kmh, non poteva segnalarmi la sua presenza. Ma ritenere che l'espressione "ad inseguimento" possa significare anche "di fianco" o "di fronte" è un arbitrio insostenibile. "Ubi lex voluit, dixit". Ma d'altra parte siffatto modo di fare è tipico delle Amministrazioni Pubbliche che con pareri e circolari, che purtroppo hanno valore cogente per i dipendenti che devono applicarli, finiscono per eludere le norme di Legge che invece dovrebbero rispettare ed eseguire.
  • Giusto rispettare i limiti, ma con gli occhi sulla strada, non al tachimetro. Gli strumenti puniscono chi guida correttamente con 6kmh in più invece di punire chi fa i 50kmh ma non si rende conto dei pericoli intorno a se. In ogni caso se su un tratto di strada si elevano centinaia o migliaia di multe e i sinistri in quel tratto non sono causati da velocità (dato che mai sono causati da velocità) il limite è sbagliato e andrebbe alzato d'ufficio. Il resto è solo terrorismo e/o estorsione di stampo mafioso, dato che "si trae un ingiusto profitto con altrui danno, commesso da chi con minaccia (sanzione pecuniaria) costringa uno o più soggetti a fare o non fare qualche atto (guidare serenamente e in sicurezza)".
  • Buongiorno Dottor Rossi, ovviamente non era obbligato ma certo mi avrebbe fatto piacere una sua opinione, se non addirittura una presa di posizione, riguardo la giustezza dei limiti di velocità e del loro rispetto. Continuo a pensare che questo argomento venga affrontato con ignavia da tutti, falsa moralità, convenienza delle parti, ipocrisia e forse per questi motivi volutamente mai approfondito da nessuno, compresa la stampa specializzata. le domande erano semplici: "al netto dei limiti assurdi e delle amministrazioni vampiro,ai fini della sicurezza e dell'inquinamento è utile e giusto il limite dei 50 nei centri urbani? Se si, come fare per farlo rispettare sempre?E’ giusto segnalare gli autovelox? "
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  • E’ verissimo che a volte sono assurdi e collocati male o addirittura in malafede, è innegabile che per le amministrazioni comunali sono dei bancomat però è altrettanto vero che sono veramente pochi a rispettare i limiti, soprattutto i 50km/h. Ieri mattina un mio collega è arrivato in ufficio sbraitando e maledicendo tutto e tutti per aver ricevuto una multa per eccesso di velocità (63 km/h limite dei 50) , scattata dal nuovo autovelox di via Stalingrado, un importante strada che dalla periferia nord porta ai viali di circonvallazione di Bologna. Percorro abbastanza spesso quella strada e devo dire che il Comune di Bologna prima di attivarlo ha fatto un’importante campagna mediatica, 30 giorni di prova, ed ha segnalato più che adeguatamente il dispositivo con cartelli, pannelli elettronici e segnaletica orizzontale. L’Amministrazione nei giorni scorsi ha comunicato che nei primi 40 giorni sono state fatte oltre 40.000 (quarantamila!!!) multe. Le chiedo ora: La colpa è del Comune o degli automobilisti? Secondo me la vera domanda è: ai fini della sicurezza e dell'inquinamento è utile e giusto il limite dei 50 nei centri urbani? Se si, come fare per farlo rispettare sempre? E’ giusto segnalare gli autovelox? In questo modo, come facciamo quasi tutti, si rallenta davanti all’autovelox e poi si riaccellera . A cosa serve quindi rispettare la legge per qualche metro? A questo punto a cosa servono i normali cartelli tondi bianco/rosso 50km/h? La legge, si sa, non ammette l’ignoranza, inoltre abbiamo sostenuto l’esame per la patente, sappiamo perciò che esistono i limiti e in caso di non rispetto scatta la sanzione. Dovremmo forse, mettere cartelli e avvisi per qualunque atto civilmente o penalmente sanzionabile.? P.s. Quelli che prima ho volgarmente chiamato “normali cartelli tondi bianco/rossi”, in realtà rientrano in quella categoria di segnaletica definita dal codice della strada “Segnali di Prescrizione” , il sito del Ministero degli Interni così recita: I segnali di prescrizione rendono noti obblighi, divieti e limitazioni cui gli utenti devono uniformarsi. Essi si distinguono in : • segnali di precedenza; • segnali di divieto; • segnali di obbligo. Se non ricordo male giuridicamente la formula “non uniformarsi a obblighi, divieti e limitazioni” implica l’incorrere in sanzione.
  • Al di la della diatriba legale, l'importante è che almeno la vettura dei vigili sia visibile. Io rimango allibito invece dal problema della mancata contestazione immediata. La tendenza, per semplificare il lavoro, è ometterla in quasi ogni occasione. Io rimango dell'idea che una legge "giusta" dovrebbe prevedere il ritiro dei punto solo se l'automobilista viene fermato. La soluzione poteva anche essere la fotografia ma qualcuno ha dovuto tirare fuori il problema della privacy. Io resto inamovibile nel sostenere che se vogliono sapere chi guidava devono vederselo da soli in maniera inequivocabile. Altrimenti nisba, paghi la multa ma i punti me li tengo.
  • Riporto qui un mio commento che ho fatto in un altro blog analogo ... a mio modesto parere, l'uso dello Scout con la pattuglia in movimento costituisce una violazione dell'articolo 169 comma 1 del Codice della Strada, in quanto chi guida, in questo caso l'agente di Polizia:"deve avere la più ampia libertà di movimento per effettuare le manovre necessarie per la guida ..." e anche del 164 comma 1 perché:" il carico (ovvero qualunque oggetto trasportato all'interno del veicolo) non deve diminuire la visibilità al conducente nè impedirgli la libertà dei movimenti nella guida" ... È evidente che la selva di telecamere, comandi, monitor, rilevatori, tutti ben piazzati sul parabrezza della pattuglia contrasta con questi due principi ... Interessante anche il rimando al Provida, che infatti è stato "pensionato" grazie ai ricorsi presentati proprio perché troppo spesso veniva usato senza che poi venisse contestata immediatamente l'infrazione. A Roma la Polizia Locale dispone di un dispositivo analogo allo Scout, lo Street Control per il controllo delle soste selvagge ( e anche altro, come revisioni e coperture assicurative) ma durante il funzionamento è segnalato dal pannello a messaggio variabile sul tetto della pattuglia. Vanno bene i controlli, va bene punire chi corre troppo ma giocare agli "invisibili" per multare a raffica al limite della legalità, proprio no.
  • e' troppo comodo avere la segnalazione dell'autovelox,cosi' si rallenta in tempo,rispettare i limiti(anche se a volte sono assurdi)e' l'unico modo per non avere problemi
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