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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Archivio per 'June 2017'

    Qualche tempo fa un collega della redazione di Quattroruote mi ha segnalato questa notizia proveniente dal Canton Ticino. In pratica, nella vicina (alla nostra redazione) Svizzera, anche le targhe sono un piccolo business. E non per i privati, ma per le autorità pubbliche, che hanno trovato il modo di sfruttare le umane debolezze automobilistiche degli appassionati. Come quello che per aggiudicarsi l’ambitissima targa “TI 9” ha sborsato ben 80 mila franchi, l’equivalente di circa 74 mila euro. O quello che nel 2011 ne tirò fuori ben 135 mila (125 mila euro) per mettere le mani sull'ambitissima TI 10.

    Francamente dubito che in Italia si possano raggiungere simili cifre, però sono convinto che quello delle targhe potrebbe diventare un piccolo business anche da noi. Per il Poligrafico dello Stato, che le produce nel suo stabilimento di Foggia, e per la Motorizzazione civile, che le distribuisce attraverso i suoi uffici provinciali. Basti pensare agli appassionati di auto d’epoca reimmatricolate, disposti ad acquistare targhe farlocche (c’è chi le fa) ma coerenti, dal punto di vista estetico, con l’anno di prima immatricolazione della vettura, per esempio le quadrotte a sfondo nero prodotte fino al 1976 o quelle con la sigla provinciale arancione, distribuite dal 1976 al 1985, da esibire in occasioni di raduni. Basterebbe solo che la nostra pubblica amministrazione (e il nostro legislatore) pensasse e agisse un po’ più da imprenditore.

    E invece nell'ex Bel Paese, sempre a proposito di targhe, è inattuata da ben 14 anni la norma (articolo 100, comma 8 del Codice della strada) che consente di scegliere la numerazione di proprio gradimento, rispettando la sequenza due lettere-tre numeri-due lettere. Lo stesso Paese in cui, quasi ogni anno, si ripete il misterioso fenomeno della carenza di targhe. E' l'Italia, bellezza...