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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

Qualche tempo fa un collega della redazione di Quattroruote mi ha segnalato questa notizia proveniente dal Canton Ticino. In pratica, nella vicina (alla nostra redazione) Svizzera, anche le targhe sono un piccolo business. E non per i privati, ma per le autorità pubbliche, che hanno trovato il modo di sfruttare le umane debolezze automobilistiche degli appassionati. Come quello che per aggiudicarsi l’ambitissima targa “TI 9” ha sborsato ben 80 mila franchi, l’equivalente di circa 74 mila euro. O quello che nel 2011 ne tirò fuori ben 135 mila (125 mila euro) per mettere le mani sull'ambitissima TI 10.

Francamente dubito che in Italia si possano raggiungere simili cifre, però sono convinto che quello delle targhe potrebbe diventare un piccolo business anche da noi. Per il Poligrafico dello Stato, che le produce nel suo stabilimento di Foggia, e per la Motorizzazione civile, che le distribuisce attraverso i suoi uffici provinciali. Basti pensare agli appassionati di auto d’epoca reimmatricolate, disposti ad acquistare targhe farlocche (c’è chi le fa) ma coerenti, dal punto di vista estetico, con l’anno di prima immatricolazione della vettura, per esempio le quadrotte a sfondo nero prodotte fino al 1976 o quelle con la sigla provinciale arancione, distribuite dal 1976 al 1985, da esibire in occasioni di raduni. Basterebbe solo che la nostra pubblica amministrazione (e il nostro legislatore) pensasse e agisse un po’ più da imprenditore.

E invece nell'ex Bel Paese, sempre a proposito di targhe, è inattuata da ben 14 anni la norma (articolo 100, comma 8 del Codice della strada) che consente di scegliere la numerazione di proprio gradimento, rispettando la sequenza due lettere-tre numeri-due lettere. Lo stesso Paese in cui, quasi ogni anno, si ripete il misterioso fenomeno della carenza di targhe. E' l'Italia, bellezza...

mcpostel

Piuttosto bisognerebbe applicare la norma (vigente in tutta Europa meno che da noi) di re-immatricolare con targa italiana oltre 1 milione di veicoli con targhe straniere che circolano liberamente da anni senza pagare tasse di proprietà, revisioni, multe, coperte(?) da assicurazioni fantasma e difficili da rintracciare anche se i possessori in realtà risiedono in Italia da anni.

COMMENTI

  • Piuttosto bisognerebbe applicare la norma (vigente in tutta Europa meno che da noi) di re-immatricolare con targa italiana oltre 1 milione di veicoli con targhe straniere che circolano liberamente da anni senza pagare tasse di proprietà, revisioni, multe, coperte(?) da assicurazioni fantasma e difficili da rintracciare anche se i possessori in realtà risiedono in Italia da anni.
  • Una paese con targa personalizzata: CA 220 NI.
  • "E' l'Italia, bellezza..." UN CORNO! Non è l'Italia: sono gli Italiani, anzi, gli ITALIOTI.
  • In Italia non potrebbe mai funzionare. Per il semplice fatto che la targa in Svizzera si compra una volta sola e poi la si trasferisce su qualunque vettura (uno puo' anche avere 2 auto con una sola targa). Quindi se uno acquista una targa, la possiede per sempre. In Italia chi spenderebbe cifre alte per avere una targa che non potrà piu' possedere una volta venduta l'auto?
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  • Che la produzione delle targhe da noi sia un sistema inefficiente,che molto spesso nei periodi di maggiori immatricolazioni comporta l'emergenza targhe e mette in difficoltà i concessionari,è risaputo. Però io penso che avere una targa personalizzata o poterla scegliere sia una cosa che interessa solo i proprietari di vetture di un certo livello. Tipo lo sceicco di Dubai che ha pagato fior di soldi per avere la targa 458 sulla sua Ferrari 458 Italia. Alle persone comuni dubito che importerebbe,forse qualche automobilista scaramantico potrebbe non volere la targa col numero 017. Senza farlo apposta quando mio padre acquistò la sua ultima auto le prime due lettere della targa corrispondevano alle mie iniziali,e i numeri a mese e anno della mia data di nascita. E quando avevo 8 anni questa cosa mi entusiasmava,oggi molto meno anche considerando le condizioni dell'auto.
  • A me è capitato (purtroppo) di subire tre tamponamenti nel giro di qualche mese. In tutti e tre i casi la targa si è piegata ed ammaccata, ma quando ho chiesto al carrozziere se poteva sostituirla, mi ha risposto che se non era impossibile poco ci mancava (a meno di reimmatricolare la vettura) e che, comunque, era molto più semplice e più economico cercare in qualche modo di raddrizzare quella. Risultato: oggi ho una macchina senza un graffio, ma con una targa con vistosi segni di ribattitura. Perchè, mi chiedo, non è possibile semplicemente acquistarne una copia nuova dando indietro quella vecchia, come un qualsiasi pezzo di ricambio? Non sarebbe, poi, meglio farle in gomma robusta (o comunque in un materiale flessibile e in grado di assorbire gli urti) anzichè in lamiera?
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