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VairanoRing | il blog di Carlo di Giusto

Articoli per Le nostre automobili

    Non so se sia così anche per voi, ma il periodo estivo è sempre un bel banco di prova per l'automobile di famiglia. Vuoi perché la si usa al di fuori del solito tragitto casa-lavoro, vuoi perché la si carica all'inverosimile o perché la si impegna in trasferimenti lunghi, finisce che le nostre vacanze si trasformano in un vero esame per la nostra macchina. Mi soffermo su questo argomento perché io stesso mi sono ritrovato a pensarci, rientrando dalle ferie un paio di settimane fa: pensa, mi sono detto, questa macchina - che poi in realtà è quella della mia compagna - ha saputo assecondare in modo dignitoso tutte le necessità della mia famiglia.

    Non lo davo per scontato, anche e soprattutto perché la nostra scelta è stata guidata più da ragioni economiche che da altri fattori. Così ho pensato subito a voi, a come misurate il grado di soddisfazione della vostra auto, se vi sentite pienamente soddisfatti o se vi manca qualcosa. Credo che l'argomento sia meno banale di quanto sembri: non è così automatico prendere sempre la decisione corretta quando acquistiamo un'automobile. Magari talvolta ci facciamo trasportare dall'emozione o dall'entusiasmo del momento oppure prendiamo per buono un consiglio interessato ed è un attimo scoprire che avremmo potuto fare una scelta migliore.

    Sono passati molti anni, non ricordo nemmeno più quanti. Ma la prima volta che mi misi al volante di un'automobile me la ricordo bene. Abitavo in Friuli, in un paesino di meno di mille anime, contando anche quelle delle mucche del vicino, dove la sera andavo a fare rifornimento di latte. Il giardino di casa mia era abbastanza grande da disegnarci su un piccolo circuito: partenza dal garage, una curva a sinistra e una a destra in rapida successione, tornantino a sinistra in fondo che immetteva nel rettilineo della roggia (praticamente sull'argine del fiume che segnava il confine della proprietà) e quindi di nuovo a sinistra, a chiudere il giro, intorno all'albero del melo. Mi esercitavo così a coordinare i movimenti dei piedi e delle mani: prima, seconda, prima (freno a mano, qualche volta)... Al volante della Fulvia Coupé 3 blu Agnano di mia madre, sullo sterrato del giardino, mi sentivo un piccolo Munari: era evidente che andassi molto più forte con la fantasia che con la macchina...

    Un giorno di qualche tempo dopo decisi che quel piccolo tracciato in giardino mi stava stretto. Così, col cuore a settemila giri, m'impossessai furtivamente della Lancia Delta 1.5 di mio padre: partenza dal garage, sinistra, destra... e anziché imboccare il tornantino, m'infilai in strada. Avevo il mio piano: poche centinaia di metri d'asfalto, poi dentro su una di quelle lunghe strade bianche che segnavano la campagna della Bassa friulana. Vi lascio immaginare l'eccitazione. Finalmente potevo mettere tutte le marce, raggiungere una velocità degna di essere chiamata tale, sentire il fruscio del vento che accarezzava la carrozzeria. Il debutto fu naturalmente condito dall'imprevisto: una esse sulla ghiaia mi tradì e finii per "parcheggiare" la Delta in un fosso. Panico. Ovviamente non avevo la minima idea di come venirne fuori, in tutt'i sensi. La soluzione si materializzò all'istante sotto forma di un camion sbucato dal nulla. L'autista, vedendo l'auto nel fosso, accostò. Scese. Mi guardò. Senza dire una parola, tirò fuori una fune, legò un'estremità al suo camion, un'altra alla Delta. La macchina schizzò fuori dal fosso in un amen e, per miracolo (il secondo, quel giorno, dopo l'apparizione del camionista), senza un graffio: l'erba aveva attutito il colpo. L'autista del camion se ne andò senza proferir parola. E mio padre tutt'ora non sa nulla di questa storia.

    Se vi state chiedendo perché vi abbia raccontato tutto questo, pensate alla prima volta che avete guidato. E raccontatemi com'è andata: sono sicuro che avete storie incredibili da condividere.

    Rovistando nel sottoscala della memoria ho ritrovato le immagini della mia prima auto. La prima con il mio nome sulla carta di circolazione. È una Lancia Fulvia Coupé prima serie, classe 1966, bianco Saratoga interni neri. Siamo alla fine degli anni Ottanta: amici di famiglia, che l'avevano acquistata qualche anno prima di seconda mano, decidono di disfarsene e pensano bene di regalarmela. Certo, non è che l'avessero amata poi tanto: avevano lasciato marcire i sottoporta, c'era una bella botta sul muso, pezzi sistemati alla bell'e meglio... Insomma, era conciata parecchio male. Ma ai miei occhi era l'automobile più bella del mondo. Perché ve ne sto parlando? Beh, un po' perché i miei ricordi più belli con le auto sono ormai consegnati al passato, un po' perché m'è venuta un po' di nostalgia... Sì, quell'auto per me aveva un significato straordinario, capite, voleva dire libertà, indipendenza, responsabilità. E c'era tutta la componente di passione e divertimento, naturalmente. Certo, è chiaro: per mantenerla qualche sacrificio lo dovevo fare, ma questa piccola auto sapeva bene come ripagarmi. E il fatto che fosse un mezzo di trasporto era l'ultima cosa: prima di tutto era la mia macchina, scusate se è poco...

    La foto che vedete è stata scattata durante la prima edizione della Coppa dei Tre Laghi - Varese-Campo dei Fiori, una manifestazione di regolarità riesumata nel 1990, dopo un passato da gara vera dagli anni Trenta fino al 1960. A quell'epoca non sapevo ancora che sarei andato a Ruoteclassiche! E il lavoro che faccio adesso non esisteva nemmeno. Ecco, se sono qui a scrivere delle cose che amo, un po' di merito ce l'ha anche la Fulvia. Non sottovalutiamo mai il valore delle proprie passioni: qualche volta ci portano in posti bellissimi!

    Un'ultima annotazione: non ho resistito alla curiosità di sapere che fine avesse fatto la mia prima auto. Attraverso una visura col numero di targa l'ho localizzata a Portogruaro, in provincia di Venezia. Spero di rivederla, un giorno.

    Ci siamo. Tra pochi giorni avremo definitivamente archiviato questo 2011. Un altro anno che passa per noi e per le nostre automobili. Una volta avevo sentito dire che gli effetti del tempo condizionano lo stato di un'automobile più di quanto non facciano i chilometri percorsi: come dire, meglio un'auto che ha fatto tanta strada piuttosto che una con tanti anni addosso. Probabilmente è vero (e lo è di sicuro per tutto ciò che riguarda il progresso tecnico), anche se sono convinto che la vera differenza la facciano la cura e le attenzioni quotidiane riservate dal proprietario. Non guidiamo tutti allo stesso modo: c'è chi lo fa consapevolmente e chi invece tratta la propria auto distrattamente. Non dico male, ma neanche bene, magari cominciando dopo un po' a risparmiare sui tagliandi, sulle gomme, sulle riparazioni... E infatti, quando mi domandano quanto può durare un'auto, mi viene istintivamente da dire "per sempre": è ovvio che si tratta di una piccola provocazione, ma utilizzando l'auto con rispetto e accettando l'idea di effettuare la manutenzione regolarmente, una vettura può davvero effettuare il suo servizio per anni. E lo dice il sottoscritto, che si gode delle signore automobili praticamente al loro secondo ciclo di vita... Il 2012 è alle porte: vanno a voi i miei più sinceri auguri di buon anno. ;-)