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VairanoRing | il blog di Carlo di Giusto

Articoli per Passione

    Stamattina, venendo in redazione al volante di una Kia Rio bianca a gas (a proposito, l'avete letto il nostro Diario di bordo?), ho incrociato con lo sguardo una Porsche 911 Carrera S, ultimo modello, serie 991. Cosa c'è di strano, direte voi. Niente, se non il fatto che l'automobile in questione ha catturato la mia attenzione per più di un istante. Motivo: l'abbinamento tra il colore della carrozzeria e quello dei cerchi.

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    Non sono uno che smania di andare forte in macchina. Anzi, mi piace rispettare le regole, guidare senza fretta, godermi la strada (quando merita) e viaggiare sicuro. Ormai la velocità e i g laterali non esercitano una grande presa sul mio modo di guidare. A dirla tutta non mi vergogno neppure di indossare il cappello: lo metto apposta, così mi stanno un po' tutti più alla larga, così riesco a guidare senza stressarmi ;-)

    Però è rimasta una sola cosa a farmi letteralmente impazzire: il sound. Il rumore, sarebbe, ma quello gradevole, affascinante, irresistibile. Ogni motore ben fatto ne ha uno suo, inconfondibile: è la voce dell'automobile che amplifica l'emozione. Musica, per gente tipo noi. Non importa quanto sia potente il motore o quanto forte vada la macchina, quello che conta sono le onde sonore che m'arrivano al cuore.

    Perché vi sto dicendo tutto questo? Perché sono stato appena ispirato dal sound di una 911 GT3 a 9.000 giri e perché voglio capire se sono l'unico "malato" qui dentro o se - come credo - sono in buona compagnia... Voi che dite?

    Prima o poi doveva succedere. Un uomo, tale Mark Parisi (sull'origine del cognome preferirei glissare), ha dichiarato di voler donare alla scienza una parte del suo corpo, un testicolo per l'esattezza, per la somma di 35 mila dollari. L'ha detto in televisione (dove sennò?), in un programma della CBS che se dio vuole non è ancora arrivato in Italia e che si chiama The Doctors. Motivo della vendita: comprare una Nissan 370Z. Se non ci credete, guardate il video.

    Spero che lo spezzone vi abbia strappato qualche sorriso, anche e soprattutto perché non è certo una situazione da prendere sul serio. Spero. Mi piace però pensare che la passione - anche quella, rispettabilissima, per una 370Z - possa arrivare all'estremo, come nel caso del nostro amico Mark Parisi. Magari ce lo diciamo, tra appassionati, che rinunceremmo a un rene pur di avere questa o quella macchina, ma poi la cosa finisce lì. Finisce lì, vero?

    Si dibatteva, nell'ultimo post, sulla sopravvivenza degli appassionati di automobili: c'è chi sostiene che spariranno del tutto e chi invece è convinto che un domani ce ne saranno meno. La curiosità, che mi auguro non sia soltanto mia, è quella di scoprire come cambierà il mondo intorno al quale gravitiamo. Le teorie, le visioni, gli scenari che ci prospettano per il futuro sono indubbiamente affascinanti quanto incerti, ma sono convinto di una cosa, e cioè che l'automobile - in qualunque forma potrà esistere - eserciterà sempre una certa attrazione.

    Ricordo che da piccolo avevo le mie fisse: un'automobile, per essere degna di essere chiamata tale, doveva avere prima di tutto il contagiri, la parte superiore delle porte rivestita, i fari abbaglianti separati dagli anabbaglianti e dei doppiocorpo sotto il cofano grossi così. Sul resto si poteva discutere. All'epoca, il mio benchmark era la Fulvia HF, che avevo imparato a disegnare dettagliatamente forse prima ancora di aver imparato a scrivere. Era questo il nostro mondo, quello di noi nati negli anni Sessanta. Da allora le cose sono cambiate parecchio e sono cambiate pure le mie fisse. Oggi, lo sapete perché ne abbiamo parlato, la lista delle cose che non devono mancare è composta da cambio automatico, sensori di parcheggio, fari allo xeno e navigatore satellitare. Le auto si sono evolute e io mi ci sono adeguato. Senza perdere un grammo di passione, di amore, di poesia.

    Magari qualcuno di voi è rimasto più ancorato al passato, qualcun altro meno, altri ancora sono tornati indietro: ci facciamo rassicurare da ciò che conosciamo e diffidiamo da tutto quello che non riusciamo a codificare. Ma ciò che è stato nessuno potra togliercelo e sarà sempre lì ad attenderci, se lo vorremo: la vecchia 500, la Vespa, la Fulvia HF che sognavo da bambino. Ma chi può dire che quello che verrà non sarà altrettanto interessante?

    Si dice che i giovani siano più attratti dalla tecnologia che dall'auto. Ne siamo certi oppure è solo una questione di prospettiva? Ve lo chiedo perché da uno studio condotto negli Usa da GfK e Consumer Electronics Association, ribattezzato "Il futuro della tecnologia automobilistica", è emerso che circa tre quarti dei consumatori tra i 25 ei 34 anni e quelli tra i 18 ei 24 anni sono i più interessati alle nuove tecnologie. Sapete cos'è venuto fuori? Che circa il 70 % dei primi e il 61 % dei secondi si sono detti particolarmente interessati alla tecnologia in automobile. L'entusiasmo si smorza un poco per via dei prezzi, ritenuti troppo alti. Ma il segnale è chiaro: c'è interesse. Il seme della passione.

    Con il Salone di Ginevra ancora in corso, non posso non condividere con voi un certo orgoglio per quello che l'industria automobilistica italiana ha portato sul palcoscenico più importante del mondo. Considero questo blog una zona franca, personale, e quindi ne parlo da appassionato: vedere con quanta creatività, entusiasmo, vigore gli italiani siano riusciti a catalizzare l'attenzione dei media di tutto il mondo mi ha riempito di gioia. E, perché no, di speranza. Maranello ha lasciato tutti senza fiato con una delle Ferrari più belle di sempre, a Sant'Agata Bolognese hanno realizzato un missile terra-terra che più coerente di così non si poteva e da Modena arriva una di quelle Alfa Romeo che sembravano perdute per sempre. E vogliamo parlare dei nostri Carrozzieri (rigorosamente con la C maiuscola)? Beh, tra auto sportive e concept, qualcuno potrebbe obbiettare che non sono queste le vetture che la gente compra. Vero, ma il segnale lanciato in Svizzera è chiarissimo: l'Italia, con tutti i suoi problemi, è ancora il posto dove nascono le automobili più belle del mondo. Scusate se è poco.

    Buone feste!

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    24 dicembre 2012 17.59 | Passione | 20 Commenti | Lascia un commento

    Non c'è bisogno di tante parole, questa volta. Vi faccio i miei personali auguri di buone feste e vi ringrazio per avermi seguito anche quest'anno e per aver partecipato con entusiasmo alle nostre discussioni. Vi stringo tutti in un ideale abbraccio pieno di sana passione per l'automobile. A proposito, un regalino alla vostra macchina l'avete fatto?

    Il Salone di Parigi è appena cominciato. Spero che abbiate già dato un'occhiata alle fotogallery e ai video che abbiamo pubblicato in questi due giorni: è stato un lavoro lungo e faticoso, come per ogni Salone, ma la squadra di quattroruote.it anche questa volta non si è risparmiata. E anzi, merita il mio personale ringraziamento per l'ottimo lavoro svolto assieme.

    Veniamo al punto. Leggevo, qualche settimana fa, un'intervista a Bill Ford su Usa Today che s'intitolava così: "L'auto non volerà, ma continuerà a stupire". Il titolo m'è tornato in mente proprio ieri, durante la prima giornata dedicata alla stampa: "l'auto continuerà a stupire". Lo dico da appassionato più che da addetto ai lavori, se me lo concedete: tra le numerose novità presentate in questi giorni, ce ne sono alcune che sono entrate di slancio nella mia personalissima (e assolutamente virtuale) lista dei desideri.

    La Porsche Panamera Sport Turismo Concept. Quando ho letto il tweet del direttore, in cui diceva che quasi tutti i designer l'hanno votata come auto più interessante del Salone, m'è sembrato normale, logico, quasi ovvio. Non potete saperlo (o forse sì, mi pare, non dev'essere la prima volta che lo dico), ma ho un debole antico per le shooting brake e per le giardinette derivate dalle coupé. E quella della Porsche m'è sembrata la sintesi perfetta di come dovrebbe essere la mia automobile ideale. Parlo dello stile e del concetto, naturalmente.

    Ecco, vi confesso che sento il bisogno di parlare un po' d'automobili come si faceva una volta, senza troppi ma e senza nessun però. Ci state? Credo che possiate capire bene come ci si possa emozionare ancora guardando un'automobile. E sono ben felice di constatare che l'automobile è ben lungi dal diventare quell'elettrodomestico che qualcuno vorrebbe...

    Questo mi pare un buon tema per tornare sulle parole della nostra passione. Ci pensavo stamattina, mentre caricavo sul sito il testo delle impressioni di guida della BMW 640i Gran Coupé, la prima "coupé a quattro porte" della Casa tedesca. Io lo so - ormai vi conosco - quanto vi fa innoridire la definizione di "coupé a quattro porte", però è anche vero che dobbiamo in qualche modo distinguere le "quattro-porte-derivate-dalle-coupé" dalle berline vere e proprie. Perché non sono esattamente la stessa cosa.

    Ebbene, guardando quella nuova BMW, all'improvviso ho come avuto la sensazione di averla già vista un'automobile così, come se un file "coupé a quattro porte" fosse stato già aperto in passato. Non so se avete presente quando un'idea è sul punto di nascere: ecco, quella sensazione lì.

    E poi mi sono ricordato di questa copertina di Quattroruote (ottobre 1980) e di quell'automobile, la Lancia Gamma Scala, che turbava i miei sonni pre-adolescenziali. Nato e cresciuto in una famiglia di Lancisti, non potevo restare indifferente all'eleganza di quella "coupé a quattro porte" ante litteram. Pininfarina, va detto, s'era cimentato sul tema già qualche anno prima, quando aggiunse due porte alla Fiat 130 Coupé (io ero troppo piccolo per restarne folgorato). Dimostrando che si potevano ottenere belle berline partendo dalle coupé.

    Non so se avete fatto caso all'articolo in home page oppure sulla nostra fan page su Facebook in merito alla nostra iniziativa Ruote in città. Ve ne sto parlando per un motivo molto semplice: oltre a provare le automobili più ecologiche del momento (così, anche solo per discutere in seguito a ragion veduta) e farsi un'idea piuttosto precisa di dove sia arrivato il progresso, sarà anche e soprattutto una bella opportunità per conoscerci di persona. Io sarò lì il sabato mattina, ma già da domani molti di noi - compresi direttore e vicedirettori - saranno a disposizione di chi vorrà venire a trovarci. Cominciamo col darci appuntamento a Milano e chissà che in futuro non ci possano essere altre opportunità anche in altre città d'Italia.

    Ah: e poi non dimenticatevi del Raduno dei Raduni! Su due giornate!

    Twitter: @carlodigiusto

    Che gli automobilisti siano il bancomat dei governi italiani non è un novità di oggi. E non varrebbe neppure la pena di parlarne ancora, per lo meno qui a Vairanoring, se non fosse per l'impatto della pressione fiscale e dell'aumento insostenibile del prezzo dei combustibili sul prodotto automobile. Il caro-auto, è ovvio, non condiziona solo le nostre abitudini, ma obbliga anche i costruttori a prendere le specifiche contromisure. Non sarebbe la prima volta.

    Negli anni Ottanta, persino un marchio prestigioso e assoluto come Ferrari si dovette adeguare a un regime fiscale che penalizzava le auto con cilindrata superiore ai due litri: nacque così la 208 (con un aspirato da 155 CV...). La BMW, qualche anno più tardi, introdusse la 320is (con la s minuscola, mi raccomando), che altro non era che una M3 con parafanghi stretti e motore "duemila" trasparente al fisco italiano.

    Visto il contesto, insomma, prepariamoci a vetture adeguate al nostro mercato. Magari non sarà più il caso delle sportive anni Ottanta, ma di sicuro non saranno solo modelli low cost. Anzi, qualcuna è anche già arrivata: mi vengono in mente le Mercedes-Benz Classe M e Classe S con il motore a quattro cilindri, la BMW Serie 1 EfficientDynamics Edition, l'Audi A8 Hybrid (che monta un due litri), l'Alfa Romeo MiTo TwinAir...