file
VairanoRing | il blog di Carlo di Giusto

Articoli per Sicurezza

    Ho letto in questi giorni che - secondo i colleghi di AutoExpress che l'hanno rivelato - esisterebbe un piano segreto delle forze di Polizia europee per sviluppare un sistema che consentirebbe loro di bloccare le auto dei fuggiaschi da remoto. Questa tecnologia, che evidentemente verrebbe applicata alle auto "a nostra insaputa", potrebbe essere pronta per il 2020, l'ormai ricorrente orizzonte temporale che fa da comune denominatore alle più importanti rivoluzioni tecnologiche del settore dell'auto.

    Continua la lettura »

    Nei giorni scorsi sono stati diffusi i risultati di un sondaggio sulla maleducazione alla guida promosso da una compagnia di assicurazioni. Il sondaggio, in sé, è chiaramente un espediente per far parlare della propria azienda (la Direct Line, per stare al gioco), ma il tema è senz'altro adatto a essere dibattuto qui, tra "signori del volante".

    Alzi la mano chi non si è mai arrabbiato con qualche altro guidatore. Con l'età, confesso, m'è passata la voglia di mettermi a discutere con gli automobilisti distratti o maleducati, non foss'altro perché litigare da dietro il finestrino non porta da nessuna parte e alla fine a farne le spese è sempre la propria serenità. Così lascio (quasi sempre) correre: se qualcuno mi taglia la strada, rallento, se qualcuno mi sta troppo vicino, lo lascio passare, e così via. E poi può benissimo succedere che sia io - più o meno inconsapevolmente - ad attirare gli improperi degli altri automobilisti... D'altra parte, in quella sorta di anonimato che garantisce la propria automobile è facile prendersi delle libertà border line. Un po' come in rete, quando siamo protetti dal nickname.

    Sapete tutti cos'è l'arab drift, vero? È quel modo assurdo di andare in automobile (non uso di proposito la parola guidare, che per noi ha un valore molto più alto), rischiando le penne proprie e altrui, in gran voga appunto nei Paesi arabi. Per farvi un'idea molto precisa di cosa stiamo parlando, è sufficiente una piccola ricerca su youtube: saltano fuori decine di video con milioni di visualizzazioni, che rendono bene l'idea della portata - non solo mediatica - del fenomeno (e nonostante le colonne sonore che li accompagnano).

    Chiaramente, com'è facile intuire, non va sempre tutto bene. Anzi, gli incidenti sono piuttosto frequenti. Ed è così che, "con grande rammarico per gli appassionati del genere" verrebbe da dire, il governo saudita ha deciso di inasprire le pene, trasformando l'arab drift da violazione del codice della strada a vero e proprio crimine, sanzionato con arresto, confisca dell'auto fino a cinque anni e reclusione. Persino passeggeri e pubblico saranno considerati complici e quindi puniti.

    Qualcuno dirà che era ora. Ma qualcun altro si è già lamentato, quantomeno è quello che si evince, leggendo i commenti dei lettori sugli organi di stampa locali: c'è chi invoca la creazione di piste specifiche dove lanciarsi in interminabili testacoda perché - sostengono - il drifting fatto così è uno sport estremo (!), altri si chiedono se il prossimo passo sarà quello di introdurre i limiti di velocità, altri ancora se la prendono con il rumore (?). Insomma, intorno all'auto c'è sempre da discutere... Anche parlando di cose che dovrebbero essere fuori discussione.

    La prossima settimana si apre a Tokyo uno dei più importanti appuntamenti mondiali sui Sistemi di Trasporto Intelligenti, l'ITS World Congress, giunto alla sua ventesima edizione. Nel contesto di questo evento, la Toyota, che è pur sempre il primo costruttore d'auto del mondo, si sta preparando al lancio, nel giro di un paio d'anni, di nuovi sistemi di assistenza alla guida: li ha annunciati proprio ieri. L'obiettivo, realisticamente più a lungo termine, però, è quello di eliminare totalmente gli incidenti stradali. Lo scenario è indubbiamente affascinante e oltretutto non c'è solo il colosso giapponese a impegnarsi in questo senso: basti pensare alle ormai numerose sperimentazioni che si stanno svolgendo in tutto il mondo (anche in Italia).

    Potrebbero essere tutte delle grandissime frottole, ma allora qualcuno dovrebbe spiegare perché in gioco ci si mettono nomi - e relative reputazioni - rispettabilissimi... L'auto autonoma, l'inatteso ritorno dell'idrogeno e gli studi per ridurre a zero gli incidenti prefigurano uno scenario molto diverso da quello attuale. Innanzitutto, questa visione globale consacra l'auto come mezzo di trasporto individuale per eccellenza, irrinunciabile e insostituibile. Ma definisce anche un nuovo modello di automobile, assai più sostenibile, efficiente e integrato, che non concederà altro spazio ai detrattori e a coloro che ritengono di poterne fare a meno sempre e comunque.

     

     

    Sono molto attratto dal futuro. Un po' perché il mestiere che faccio mi porta a guardare avanti, il più lontano possibile, un po' perché sono intimamente convinto che l'automobile e il modo di utilizzarla stiano per affrontare cambiamenti profondi. Uno dei grandi temi della nostra epoca - ne abbiamo già parlato qui e ne parliamo sempre più spesso sul sito - ruota intorno a quella che viene definita "guida autonoma". Ora abbiamo anche un orizzonte temporale: il 2020. Praticamente dopodomani.

    Un paio di giorni fa Forbes ha pubblicato un'interessante ricerca condotta da Orc International che entra nel dettaglio dell'approccio alla guida autonoma degli automobilisti. In sintesi, emerge il fatto che non siamo ancora pronti ad accettare l'idea di lasciarci trasportare dall'auto: solo il 18% degli intervistati - un migliaio di automobilisti - si è detto disposto ad acquistare un'auto che guida da sola e appena il 22% affiderebbe a essa un proprio caro. Naturale che ci sia un po' (tanta) diffidenza, nonostante l'obiettivo finale delle auto a guida autonoma sia quello di ridurre il numero di incidenti.

    La cosa curiosa messa in luce dalla ricerca è che, invece, gli stessi mille intervistati hanno espresso parere positivo sui singoli dispositivi di sicurezza automatici già disponibili: l'88% vorrebbe sulla propria auto il controllo del mantenimento della corsia di marcia, il 77% pagherebbe per il sistema anticollisione con frenata automatica, quasi il 70% ha espresso la volontà di equipaggiare la macchina con il regolatore di velocità attivo che mantiene costante la distanza di sicurezza.

    Di fatto, tutti i più recenti sistemi di sicurezza introdotti dalle Case negli ultimi anni non sono altro che tappe di avvicinamento all'auto che guida da sola: radar, sensori, telecamere e raggi laser che oggi popolano l'elenco degli accessori rappresentano ognuno una piccola parte dei sistemi di guida autonoma. La direzione è segnata e, anche se noi abbiamo bisogno di procedere (o evolvere) a piccoli passi, l'obiettivo finale è togliere all'automobilista l'incombenza della guida e la conseguente possibilità di commettere errori e provocare incidenti.

    Su Quattroruote, negli anni, abbiamo spiegato agli automobilisti più e più volte l'opportunità di montare pneumatici invernali durante la brutta stagione. E va detto che a qualcosa è servito, visto che sono sempre di più coloro che si affidano a gomme stagionali. A questo punto, vi starete già chiedendo perché ve ne parlo adesso, in pieno agosto. Beh, per ricordarvi di sostituirli con quelli estivi!

    Non so se ci avete fatto caso anche voi, ma noto sempre più di frequente auto con le gomme da neve anche d'estate (l'ultima, un paio di giorni fa, con 40 °C). È pericoloso? L'ho chiesto a chi di gomme se ne intende e mi ha confermato i miei timori: usare le gomme invernali d'estate significa allungare gli spazi di frenata in caso d'emergenza, abbassare i limiti di tenuta di strada e andare incontro a un'usura precoce, uno spreco, in altri termini. Ne vale la pena? No, perché qui c'è in ballo la sicurezza propria e altrui.

    Mi collego in qualche modo al post precedente. Un paio di settimane fa mi era capitato sott’occhio un articolo che parlava di sicurezza stradale. In breve: un’indagine effettuata nel Regno Unito ha dimostrato che i giovani neopatentati, che hanno effettuato in un’età compresa tra gli 11 e i 17 anni dei corsi di guida sicura, hanno un indice di incidentalità nei primi sei mesi più che dimezzato rispetto alla media.

    Non sono padre, ma posso immaginare che una delle preoccupazioni più grandi di un genitore sia quella degli incidenti stradali. Per me lo sarebbe, come o forse più della droga, dell’abuso di alcool e di tutti quelle comportamenti rischiose che possono mandare in frantumi una giovane vita. Così, negli anni, mi sono convinto che prendere presto dimestichezza con i veicoli, con il mezzo meccanico, aiuti in qualche modo a debuttare su strada, nel traffico, con una maggiore consapevolezza e un pizzico d’esperienza in più.

    La mia era una sensazione, magari un po’ troppo personalizzata, ma l’esito di quella ricerca conferma - di fatto - che probabilmente prendere presto confidenza con l’automobile attraverso una formazione specifica aiuta a diventare guidatori migliori. E magari insegna anche ad amare di più questo mezzo di trasporto fin troppo bistrattato… Che però ancora ci regala ancora emozioni e libertà. Nonostante tutto.

     

    Fibbie cinesiC'è ancora chi non indossa le cinture di sicurezza. Lo so, è assurdo, ma è così. Lo spunto per parlarne me lo offre un amico che lavora in Cina, Luigi, che mi ha appena spedito una fotografia piuttosto sconcertante: l'immagine ritrae le confezioni di finte fibbie da agganciare all'attacco delle cinture per mettere a tacere il cicalino. Lì, in Cina, le vendono per l'equivalente di due euro e mezzo la coppia. Sulla confezione ovviamente c'è scritto fibbia multifunzione per cinture di sicurezza e apparentemente vorrebbe sembrare una prolunga. Nel migliore dei casi, l'utilizzo di un componente non omologato e di dubbia provenienza compromette l'efficacia della cintura, nel peggiore, appunto, serve a non indossarla del tutto. Due euro e mezzo che vanificano in un colpo solo tutti gli sforzi dei Costruttori, che sulla sicurezza passiva delle proprie automobili investono ogni anno milioni di euro. Uno potrebbe pensare che in Cina, dove l'automobile è tutto sommato una conquista recente, la cultura della sicurezza non sia così sviluppata. Invece, il problema riguarda anche le nostre abitudini: Mario Rossi mi dice che nei primi sei mesi di quest'anno la Polizia Stradale ha elevato oltre 40 mila multe per mancato uso delle cinture, senza contare quelle fatte da Carabinieri e polizie locali. In Italia. Tra poco milioni di connazionali si riverseranno su strade e autostrade per le consuete vacanze estive: ecco, facciamo fare un piccolo passo avanti a questo Paese, indossando le cinture di sicurezza. Anche dietro.

    Oggi alle porte di Milano è arrivato l'inverno. Temperatura di 3 °C, molta umidità, un filo di foschia. E almeno la metà degli automobilisti in coda - uno dietro l'altro, incollati come francobolli - coi loro bei retronebbia accesi, orgogliosi di cotanto accessorio e fieri di dare il loro contributo alla sicurezza stradale. Ecco, è ora di smetterla! Il retronebbia va acceso solo se dietro non c'è nessuno e va spento non appena un altro automobilista s'avvicina. Serve per farsi scorgere in lontananza, non per accecare chi segue. Tra l'altro, non è nemmeno difficile capire se serva o meno. Basta guardare davanti a sé: se si possono distinguere le luci di posizione delle auto che ci precedono, vuol dire che non c'è bisogno di accendere il retronebbia. Chi accende il retronebbia quando non serve è come se puntasse gli abbaglianti contro le vetture sulla corsia opposta. Quella luce rossa è così intensa che spesso crea un alone totalmente impenetrabile alla vista. E da dispositivo di sicurezza, il retronebbia si trasforma in potenziale pericolo. Prima di accendere il retronebbia, date un'occhiata allo specchietto: se non c'è nessuno e siete su una strada di campagna o state percorrendo un'autostrada deserta, accendetelo. Non appena v'accorgete che qualcuno vi sta seguendo, spegnetelo: gli farete una cortesia. In città non serve quasi mai, di sicuro non serve in coda o nel traffico. E se qualcuno dietro di voi vi fa i fari, prima di mandarlo a quel paese controllate di non aver dimenticato il retronebbia acceso.