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VairanoRing | il blog di Carlo di Giusto

Articoli per Tecnologia

    I post sul futuro dell'auto delle ultime settimane - e soprattutto ciò che ci sta dietro, cioè letture, discussioni, confronti con i colleghi - mi hanno in qualche modo indotto a immaginare il giorno in cui potrei consegnare le chiavi della mia auto (una vecchia Boxster S di fine 2001 alla quale sono molto legato affettivamente) a mio figlio. Oggi Mattia ha tre mesi e mezzo e perciò se ne parlerà non prima del luglio del 2031 (duemilatrentuno...).

    Ve lo dico subito: non ho idea di dove saremo io e voi nel 2031 e in tutta onestà non saprei neppure dirvi se è vicino o lontano come orizzonte temporale. Facciamo finta di esserci arrivati, in un modo o nell'altro, abbastanza bene. Ecco, mi domando, quali reazioni potrebbe avere un diciottenne del futuro nel vedersi consegnare le chiavi di un'auto del 2001? Può essere divertente immaginarsi la scena... voi che ne pensate?

    Mentre date sfogo alla vostra immaginazione, vi do un paio di aiutini: la pista con le macchinine autonome del futuro (neanche tanto in là, il prossimo 23 ottobre) che abbiamo pubblicato proprio oggi - con la quale si presume giocherà la generazione di Mattia - e le riflessioni che un millennial statunitense fa dalle pagine dell'ultimo numero di Popular Science. I temi sono sempre gli stessi, le auto devono essere abbordabili, rispettose dell'ambiente, efficienti e - soprattutto, tanto da metterlo al primo posto - autonome. Altrimenti, dice rivolgendosi alle Case automobilistiche, non compreremo più le vostre auto. Leggetelo, se vi va, e mettete insieme i dati con quello che ci siamo detti nelle scorse settimane: lo scenario diventa tutto più chiaro...

    Ripeto sempre che l'automobile è giunta all'alba di una nuova era. Al di là del mio inguaribile ottimismo, va detto che il futuro che si sta delineando appare ricco di spunti. È solo di qualche giorno fa la notizia che la Germania ha annunciato un programma per lo sviluppo di una rete di distributori di idrogeno per alimentare le vetture elettriche fuel cell.

    L'obiettivo - si legge nella nota diffusa dalla Daimler - è di passare dagli attuali 15 distributori a 400 (quattrocento) entro il 2023, contando pure di aprirne un centinaio nel giro dei prossimi quattro anni. Roba da far impallidire persino la California, che per i prossimi dieci anni ha recentemente confermato di voler aprire "solo" un centinaio di stazioni di rifornimento di idrogeno.

    Gli investimenti sono ovviamente importanti: il consorzio tedesco - composto da sei aziende - ritiene di potercela fare con 350 milioni di euro, mentre lo stato della California ha stanziato oltre due miliardi di dollari che verranno erogati sotto forma di incentivi all'acquisto di veicoli a emissioni zero e che serviranno a creare la necessaria infrastruttura sul territorio.

    Se poi consideriamo che si sono già formate alleanze strategiche tra grandi Costruttori per lo sviluppo e la produzione di automobili a idrogeno (Honda e General Motors, BMW e Toyota, Daimler con Ford e Renault-Nissan, senza contare chi corre da solo, come la Hyundai), ecco che il cerchio si chiude.

    Quando vedremo le prime auto a idrogeno di serie? Beh, c'è chi dice nel 2015 (Daimler, sul mercato tedesco) e chi, più prudentemente, si spinge fino al 2020. Quante novità per il futuro: ibride plug-in, elettriche, fuel cell, la guida autonoma, strade connesse alle auto... la sensazione, la mia quantomeno, è che i prossimi dieci anni passeranno in fretta: l'accelerazione tecnologica procede in modo esponenziale. E di cose (nuove) da raccontare ne avremo parecchie...

    Sono molto attratto dal futuro. Un po' perché il mestiere che faccio mi porta a guardare avanti, il più lontano possibile, un po' perché sono intimamente convinto che l'automobile e il modo di utilizzarla stiano per affrontare cambiamenti profondi. Uno dei grandi temi della nostra epoca - ne abbiamo già parlato qui e ne parliamo sempre più spesso sul sito - ruota intorno a quella che viene definita "guida autonoma". Ora abbiamo anche un orizzonte temporale: il 2020. Praticamente dopodomani.

    Un paio di giorni fa Forbes ha pubblicato un'interessante ricerca condotta da Orc International che entra nel dettaglio dell'approccio alla guida autonoma degli automobilisti. In sintesi, emerge il fatto che non siamo ancora pronti ad accettare l'idea di lasciarci trasportare dall'auto: solo il 18% degli intervistati - un migliaio di automobilisti - si è detto disposto ad acquistare un'auto che guida da sola e appena il 22% affiderebbe a essa un proprio caro. Naturale che ci sia un po' (tanta) diffidenza, nonostante l'obiettivo finale delle auto a guida autonoma sia quello di ridurre il numero di incidenti.

    La cosa curiosa messa in luce dalla ricerca è che, invece, gli stessi mille intervistati hanno espresso parere positivo sui singoli dispositivi di sicurezza automatici già disponibili: l'88% vorrebbe sulla propria auto il controllo del mantenimento della corsia di marcia, il 77% pagherebbe per il sistema anticollisione con frenata automatica, quasi il 70% ha espresso la volontà di equipaggiare la macchina con il regolatore di velocità attivo che mantiene costante la distanza di sicurezza.

    Di fatto, tutti i più recenti sistemi di sicurezza introdotti dalle Case negli ultimi anni non sono altro che tappe di avvicinamento all'auto che guida da sola: radar, sensori, telecamere e raggi laser che oggi popolano l'elenco degli accessori rappresentano ognuno una piccola parte dei sistemi di guida autonoma. La direzione è segnata e, anche se noi abbiamo bisogno di procedere (o evolvere) a piccoli passi, l'obiettivo finale è togliere all'automobilista l'incombenza della guida e la conseguente possibilità di commettere errori e provocare incidenti.

    Non so se state osservando come sta cambiando il modo di usare l'automobile. Non passa giorno, o quasi, senza una notizia che riguardi la connettività in auto, la rete wi-fi a bordo, la possibilità di interagire con la propria vettura a distanza. Siamo all'alba di una nuova era e forse quelli che stiamo facendo ora sono i primi passi che ci porteranno a usare la macchina come se fosse un accessorio del nostro smartphone. Roba da nativi digitali.

    Vi confesso, invece, che mi piace l'idea di vivere "nel passaggio", di essere un "nativo analogico" e allo stesso tempo di vivere nel mondo digitale. E mi chiedo (e giro la domanda a voi) se anche per l'automobile esista un prima e un dopo, un passaggio insomma, e cosa l'abbia determinato: fino a quando l'auto è rimasta "analogica" e cos'è che la renderebbe "digitale"?  Così, con la complicità dei miei compagni di banco qui in redazione, abbiamo cominciato a cercare degli spartiacque, tipo i carburatori sono "analogici", l'iniezione elettronica è "digitale"? Oppure, l'auto a guida autonoma è "digitale", quella "da guidare" no? O ancora: è "culturalmente digitale" la vettura che prenotiamo in car sharing e "analogica" quella che compriamo? Il tema è interessante e, spero, anche divertente.

    Mi riallaccio al post precedente. Visto che (anche in famiglia) finiamo per tenerci la stessa macchina per un periodo più lungo del previsto, mi sono soffermato a osservare che cos'è che davvero invecchia nelle automobili moderne. Lo dico perché ci sono modelli in giro che non solo fanno il loro dovere, ma che sono godibili e gradevoli anche dopo dieci anni...

    Non penso tanto sia una questione di usura: in fondo, tutto quello che si consuma lo si può anche sostituire, e poi con una corretta manutenzione periodica si può davvero assicurare all'automobile una lunga vita utile. A far invecchiare veramente un'auto è la tecnologia. Il che, se vogliamo, è un bizzarro paradosso: più un modello ne è infarcito, più sembra proiettato in avanti nel tempo. Fino a quando la tecnologia non diventa tutta d'un tratto obsoleta.

    L'esempio più lampante è il navigatore satellitare. Chi, una decina di anni fa, ha speso quanto un'utilitaria per integrare in plancia l'ambitissimo apparecchio, oggi si ritrova con un pezzo da museo, per il quale non viene più garantito alcun supporto. Allora ci sembrava una meraviglia, oggi invece ci domandiamo come potessimo esserne soddisfatti... Eppure...

    Eppure al fascino della tecnologia sembra essere difficile sottrarsi, se è vero - e  lo è - che nella top ten dei desiderata dei giovani ci sono tablet, smartphone e console. Non a caso sono già comparsi oggetti simili sulla plancia dei modelli più recenti e già si parla di connettività wi-fi, app e internet. D'accordo: lo sanno tutti che il mondo dell'elettronica di consumo va veloce, quello delle auto (molto) meno. Ma allora mi domando, se una bella macchina tradizionale è ancora gradevole e godibile dopo tanto tempo, che ne sarà di quelle elettriche? Massì, un aggiornamento del firmware e via...

    Gli automobilisti sarebbero disposti a pagare per disporre in automobile di strumenti che consentano loro di essere connessi e produttivi. È quanto emerge da uno studio della J.D.Power and Associates sulle tecnologie emergenti nel settore automotive negli Stati Uniti. Gli automobilisti americani sono molto interessati alle tecnologie che rendono più sicura la propria vettura, ma sta crescendo l'attenzione verso le funzionalità e i dispositivi che consentono loro di essere produttivi e connessi a internet. Circa il 70% degli intervistati - parliamo di circa 17.400 proprietari di veicoli in tutto - ha risposto che pagherebbe per avere la connessione wi-fi nell'abitacolo e una percentuale analoga sarebbe disposta a spendere 750 dollari per un sistema anticollisione (evidentemente le due cose sono in qualche modo una la conseguenza dell'altra...). Addirittura il 20% degli automobilisti interpellati ha ammesso che si lascerebbe (probabilmente o sicuramente) sedurre da sistemi di guida autonoma - tipo l'auto senza guidatore di Google - se l'aggravio di prezzo fosse intorno ai 3.000 dollari. Altro che cambio manuale... Questi non hanno nemmeno più voglia di guidare! M'immagino già le risposte se l'avessero chiesto a voi di descrivere cosa vorreste avere sulla vostra automobile: trazione posteriore, sospensioni a quadrilateri, scarico aperto...

    L'altra sera ero a cena da un amico. Uno dei nostri, per capirsi: appassionatissimo, preparato, ottimo guidatore. Proprio quel giorno aveva ritirato la sua nuova BMW 535d Touring (Individual, peraltro). Ce la guardiamo per bene fuori, dentro, nei dettagli... Beh, come si fa in queste occasioni, no? Mentre ammiravo estasiato l'originale abbinamento cromatico (grigio medio opaco fuori, marrone scuro dentro), mi fa: "Perché col telecomando si apre solo il lunotto e non tutto il portellone (elettrico, ndr)?" e lo dice mostrandomi il pulsante del telecomando con il simbolino del bagagliaio. Dico, guardiamo. In effetti, la funzione è assolta da un altro pulsante del telecomando, quello contraddistinto dall'icona di un rombo, che quando viene premuto per un attimo accende le luci di cortesia esterne tutt'intorno alla carrozzeria, ma se lo si tiene premuto per un paio di secondi attiva il portellone. Bene. Poi mi viene in mente un'altra cosa: mi metto le chiavi in tasca e sfioro col piede la parte sotto il paraurti e voilà, il portellone si solleva magicamente. Alla fine, abbiamo contato sei modi diversi per aprire il bagagliaio della sua Serie 5. Sei in tutto per portellone e lunotto. Sei diverse modalità per un gesto semplice e antico come aprire il bagagliaio. Roba che se uno ti domanda ingenuamente di sollevare il portellone ti mette in crisi...