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VairanoRing | il blog di Carlo di Giusto

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    Con il Salone di Ginevra ancora in corso, non posso non condividere con voi un certo orgoglio per quello che l'industria automobilistica italiana ha portato sul palcoscenico più importante del mondo. Considero questo blog una zona franca, personale, e quindi ne parlo da appassionato: vedere con quanta creatività, entusiasmo, vigore gli italiani siano riusciti a catalizzare l'attenzione dei media di tutto il mondo mi ha riempito di gioia. E, perché no, di speranza. Maranello ha lasciato tutti senza fiato con una delle Ferrari più belle di sempre, a Sant'Agata Bolognese hanno realizzato un missile terra-terra che più coerente di così non si poteva e da Modena arriva una di quelle Alfa Romeo che sembravano perdute per sempre. E vogliamo parlare dei nostri Carrozzieri (rigorosamente con la C maiuscola)? Beh, tra auto sportive e concept, qualcuno potrebbe obbiettare che non sono queste le vetture che la gente compra. Vero, ma il segnale lanciato in Svizzera è chiarissimo: l'Italia, con tutti i suoi problemi, è ancora il posto dove nascono le automobili più belle del mondo. Scusate se è poco.

    L'altro giorno stavo tornando a casa con una Hyundai Veloster. Dalla redazione a casa sono appena tre chilometri e mezzo di strada pressoché tutta diritta, interrotta da qualche rotonda e da qualche semaforo. A un certo punto, mi sono accorto che la spia dell'Esp era accesa e che pertanto il controllo elettronico della stabilità non era attivo. Beh, ve la faccio breve: non mi ci è voluto molto per capire che l'avevo disattivato senza rendermene conto, con il ginocchio sinistro. Il pulsante ha una corsa breve, basta una pressione lieve ed è lì, a portata di ginocchio, appunto. Colpa mia, se vogliamo: per quel breve tragitto non avevo ritenuto necessario sistemare millimetricamente la posizione di guida. Poi, guardando meglio, ho capito che sarebbe stato sufficiente spostare il pulsante nell'alloggiamento superiore (presente e inutilizzato) per evitare qualsiasi disattivazione accidentale. E mi è venuta in mente quella volta, in Germania, con la Porsche 911 tipo 997 (quella appena mandata in pensione dalla 991): l'esemplare era equipaggiato con i sedili elettrici con memoria. I pulsanti erano sul pannello porta e anche in quell'occasione, sul tortuoso percorso di prova, con la gamba sinistra ne avevo accidentalmente premuto uno, trovandomi in pochi istanti in una posizione decisamente scomoda. Quando l'avevo fatto notare a uno dei progettisti presenti all'evento, ero stato anche vagamente preso in giro: "Lei è un fine collaudatore" m'aveva apostrofato con una certa ironia. Intanto, sul nuovo modello, quei pulsanti da lì sembrano spariti. Un'altra volta, in Svezia, ricordo l'imbarazzo di un ingegnere della Volvo quando, dopo che aveva passato la mattinata a elencare i numerosi, innovativi (ed efficaci) sistemi elettronici di sicurezza della S60, gli avevo chiesto perché non avessero messo neppure un semplice catarifrangente adesivo che segnalasse, di notte, la porta aperta. Mi disse che forse non ci avevano pensato...

    Passiamo le giornate a scrivere e parlare di automobili nuove, di quelle appena arrivate sul mercato e di quelle che verranno, perfino delle auto storiche, talvolta. E alla fine, l'unica che trascuriamo è quella a cui teniamo di più: la propria.

    Così, approfittando della stagione estiva e della settimana più oziosa dell'anno, quella di Ferragosto, vorrei dedicare un post intero alle nostre automobili, quelle che abbiamo ora e che ci accompagnano ovunque tutt'i giorni o quasi. Anche e soprattutto perché tra appassionati questa è una delle prime informazioni che ci si scambia. Comincio io, d'accordo?

    Spero di non deludervi, dicendovi che da un paio d'anni guido una (o un, non saprei) Volkswagen Multivan del 2005. Un pulmino, sarebbe. Non esattamente una driver's car, d'accordo, eppure tutte le volte che la guido - ho percorso 25.000 km in due anni - mi soddisfa e piace come il primo giorno. Non ho una famiglia numerosa, se è questo che vi state chiedendo. Le ragioni che mi hanno spinto a scegliere la/il Multivan piuttosto che un'automobile tradizionale sono per lo più legate alle mie passioni, agli hobby e all'amore per i viaggi: carico tutto quello che mi serve e via, senza troppi sbattimenti. Non devo neppure rinunciare a un granché, se non al fatto di avere un'auto à la page (cosa che m'interessa poco, peraltro): il T5 (è la serie) ha un turbodiesel di vecchia generazione da 174 cavalli, dentro sembra di stare in una Passat e soprattutto ha una qualità di guida paragonabile a quella di un'automobile. E poi, diciamolo, per quanto moderno ed evoluto, è pur sempre "il pulmino Volkswagen", con tutto il carico di storia e tradizione che si porta dentro.

    A questo punto tocca a voi: parliamo un po' delle vostre auto...