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VairanoRing | il blog di Carlo di Giusto

Archivio per 'November 2011'

    Avete sicuramente seguito la sofferta vicenda della Saab, da diversi mesi pericolosamente in bilico tra la sopravvivenza e la chiusura. Le sorti dello storico marchio svedese sono evidentemente legate alle negoziazioni tuttora in corso tra la General Motors e la Saab con i suoi nuovi padroni cinesi, Pang Da e Youngman. Il nocciolo della questione è la cessione delle licenze per la produzione delle 9-3 e 9-5 New Generation: la GM non vuole mollare né la tecnologia né proseguire nella fornitura della 9-4X, prodotta in Messico dalla stessa GM. Le irremovibili posizioni della Casa automobilistica numero uno al mondo hanno perfino indotto il governo svedese a mediare. Senza risultati apprezzabili, per il momento.

    In queste ore, però, sta succedendo qualcosa di straordinario: l'intero esercito degli appassionati Saab di tutto il mondo sta occupando virtualmente la pagina di Facebook della General Motors al grido unanime di Let Saab go, lascia andare la Saab! Questa è indubbiamente una testimonianza di passione. Magari l'iniziativa non condizionerà l'esito delle trattative, ma è di sicuro destinata a lasciare il segno.

    Intanto, in onore alla Saab 900i 16V che possedevo nella seconda metà degli anni Novanta, anche io ho lasciato il mio let Saab go.

    L'altra sera ero a cena da un amico. Uno dei nostri, per capirsi: appassionatissimo, preparato, ottimo guidatore. Proprio quel giorno aveva ritirato la sua nuova BMW 535d Touring (Individual, peraltro). Ce la guardiamo per bene fuori, dentro, nei dettagli... Beh, come si fa in queste occasioni, no? Mentre ammiravo estasiato l'originale abbinamento cromatico (grigio medio opaco fuori, marrone scuro dentro), mi fa: "Perché col telecomando si apre solo il lunotto e non tutto il portellone (elettrico, ndr)?" e lo dice mostrandomi il pulsante del telecomando con il simbolino del bagagliaio. Dico, guardiamo. In effetti, la funzione è assolta da un altro pulsante del telecomando, quello contraddistinto dall'icona di un rombo, che quando viene premuto per un attimo accende le luci di cortesia esterne tutt'intorno alla carrozzeria, ma se lo si tiene premuto per un paio di secondi attiva il portellone. Bene. Poi mi viene in mente un'altra cosa: mi metto le chiavi in tasca e sfioro col piede la parte sotto il paraurti e voilà, il portellone si solleva magicamente. Alla fine, abbiamo contato sei modi diversi per aprire il bagagliaio della sua Serie 5. Sei in tutto per portellone e lunotto. Sei diverse modalità per un gesto semplice e antico come aprire il bagagliaio. Roba che se uno ti domanda ingenuamente di sollevare il portellone ti mette in crisi...

    Oggi alle porte di Milano è arrivato l'inverno. Temperatura di 3 °C, molta umidità, un filo di foschia. E almeno la metà degli automobilisti in coda - uno dietro l'altro, incollati come francobolli - coi loro bei retronebbia accesi, orgogliosi di cotanto accessorio e fieri di dare il loro contributo alla sicurezza stradale. Ecco, è ora di smetterla! Il retronebbia va acceso solo se dietro non c'è nessuno e va spento non appena un altro automobilista s'avvicina. Serve per farsi scorgere in lontananza, non per accecare chi segue. Tra l'altro, non è nemmeno difficile capire se serva o meno. Basta guardare davanti a sé: se si possono distinguere le luci di posizione delle auto che ci precedono, vuol dire che non c'è bisogno di accendere il retronebbia. Chi accende il retronebbia quando non serve è come se puntasse gli abbaglianti contro le vetture sulla corsia opposta. Quella luce rossa è così intensa che spesso crea un alone totalmente impenetrabile alla vista. E da dispositivo di sicurezza, il retronebbia si trasforma in potenziale pericolo. Prima di accendere il retronebbia, date un'occhiata allo specchietto: se non c'è nessuno e siete su una strada di campagna o state percorrendo un'autostrada deserta, accendetelo. Non appena v'accorgete che qualcuno vi sta seguendo, spegnetelo: gli farete una cortesia. In città non serve quasi mai, di sicuro non serve in coda o nel traffico. E se qualcuno dietro di voi vi fa i fari, prima di mandarlo a quel paese controllate di non aver dimenticato il retronebbia acceso.

    Leggo tutti i commenti che vengono lasciati in calce alle notizie. Dopo due anni, mi sono fatto un'idea abbastanza fedele di quali siano le grandi correnti di pensiero. E c'è una cosa che mi ha colpito: le persone dalle quali mi sarei aspettato un atteggiamento di maggior apertura, i giovani, sembrano piuttosto contrariate difronte ai grandi cambiamenti. E via di luoghi comuni: le Alfa devono avere la trazione posteriore, una BMW non è una BMW se non ha il sei cilindri in linea, quelle raffreddate ad acqua non sono vere Porsche.... Potrei andare avanti ancora. Insomma: l'idea che un Costruttore possa prendere una direzione tecnica diversa dalla precedente spaventa i più. Come se il successo commerciale di un modello dipendesse essenzialmente da una scelta tecnica. Ricordo che qualche mese fa la BMW scoprì (probabilmente con orrore) che l'80% dei proprietari di Serie 1 era convinta di guidare un'auto a trazione anteriore. Ecco, magari noi - noi che abbiamo gli ottani nel sangue, intendo - ci facciamo sedurre facilmente da soluzioni tecniche particolari perché sappiamo riconoscere sia il valore sia l'effetto. Ma gli altri, siamo poi sicuri che badino a queste cose? Secondo me no, quantomeno non consciamente. Così poco importa se una Mercedes avrà il sei cilindri in linea e la BMW un quattro cilindri turbo o se le Subaru non sono più a trazione integrale. La tecnica - e la tecnologia - sono un mezzo: quello che conta è il risultato. O no?