file
VairanoRing | il blog di Carlo di Giusto

Archivio per 'October 2013'

    L'altro ieri abbiamo dato la notizia sui numeri di Car2go a Milano: in due mesi hanno aderito 50.000 persone, segnando un record assoluto nella storia del servizio di car sharing della Daimler-Europcar. Tutta gente che in un modo o nell'altro ha sentito il bisogno di disporre di un'auto (o di un'altra auto) e di affiancarla al sistema di trasporto pubblico. Cinquantamila automobilisti.

    Non voglio dilungarmi tanto su Car2go nello specifico, quanto sulle ragioni - o sulle condizioni - che hanno spinto i milanesi ad accogliere con tanto entusiasmo la formula del car sharing, l'auto in condivisione, come se fosse attesa da tempo una soluzione concreta alle esigenze di mobilità individuale.

    Sicuramente quello che è successo a Milano è un segno dei tempi, visto quanto costa avere un'auto oggi, in questa Italia. Tenere la tesserina azzurra in tasca è come disporre di centinaia di auto parcheggiate un po' ovunque in tutta la città, senza gli oneri legati al possesso, al mantenimento, alla manutenzione. Una bella fetta di costi tagliata, insomma.

    D'accordo, c'è un po' di rodaggio da fare come in tutti i momenti di passaggio, qualcosa ancora da mettere a punto, volendo, ma è chiaro che è emerso un modo nuovo, diverso, di approcciarsi all'auto e, con esso, è emersa anche una generazione di nuovi automobilisti. Che stanno dimostrando quanto l'auto svolga ancora un ruolo essenziale nel sistema dei trasporti. Insostituibile, verrebbe da dire.

    Si dibatteva, nell'ultimo post, sulla sopravvivenza degli appassionati di automobili: c'è chi sostiene che spariranno del tutto e chi invece è convinto che un domani ce ne saranno meno. La curiosità, che mi auguro non sia soltanto mia, è quella di scoprire come cambierà il mondo intorno al quale gravitiamo. Le teorie, le visioni, gli scenari che ci prospettano per il futuro sono indubbiamente affascinanti quanto incerti, ma sono convinto di una cosa, e cioè che l'automobile - in qualunque forma potrà esistere - eserciterà sempre una certa attrazione.

    Ricordo che da piccolo avevo le mie fisse: un'automobile, per essere degna di essere chiamata tale, doveva avere prima di tutto il contagiri, la parte superiore delle porte rivestita, i fari abbaglianti separati dagli anabbaglianti e dei doppiocorpo sotto il cofano grossi così. Sul resto si poteva discutere. All'epoca, il mio benchmark era la Fulvia HF, che avevo imparato a disegnare dettagliatamente forse prima ancora di aver imparato a scrivere. Era questo il nostro mondo, quello di noi nati negli anni Sessanta. Da allora le cose sono cambiate parecchio e sono cambiate pure le mie fisse. Oggi, lo sapete perché ne abbiamo parlato, la lista delle cose che non devono mancare è composta da cambio automatico, sensori di parcheggio, fari allo xeno e navigatore satellitare. Le auto si sono evolute e io mi ci sono adeguato. Senza perdere un grammo di passione, di amore, di poesia.

    Magari qualcuno di voi è rimasto più ancorato al passato, qualcun altro meno, altri ancora sono tornati indietro: ci facciamo rassicurare da ciò che conosciamo e diffidiamo da tutto quello che non riusciamo a codificare. Ma ciò che è stato nessuno potra togliercelo e sarà sempre lì ad attenderci, se lo vorremo: la vecchia 500, la Vespa, la Fulvia HF che sognavo da bambino. Ma chi può dire che quello che verrà non sarà altrettanto interessante?

    Si dice che i giovani siano più attratti dalla tecnologia che dall'auto. Ne siamo certi oppure è solo una questione di prospettiva? Ve lo chiedo perché da uno studio condotto negli Usa da GfK e Consumer Electronics Association, ribattezzato "Il futuro della tecnologia automobilistica", è emerso che circa tre quarti dei consumatori tra i 25 ei 34 anni e quelli tra i 18 ei 24 anni sono i più interessati alle nuove tecnologie. Sapete cos'è venuto fuori? Che circa il 70 % dei primi e il 61 % dei secondi si sono detti particolarmente interessati alla tecnologia in automobile. L'entusiasmo si smorza un poco per via dei prezzi, ritenuti troppo alti. Ma il segnale è chiaro: c'è interesse. Il seme della passione.

    I post sul futuro dell'auto delle ultime settimane - e soprattutto ciò che ci sta dietro, cioè letture, discussioni, confronti con i colleghi - mi hanno in qualche modo indotto a immaginare il giorno in cui potrei consegnare le chiavi della mia auto (una vecchia Boxster S di fine 2001 alla quale sono molto legato affettivamente) a mio figlio. Oggi Mattia ha tre mesi e mezzo e perciò se ne parlerà non prima del luglio del 2031 (duemilatrentuno...).

    Ve lo dico subito: non ho idea di dove saremo io e voi nel 2031 e in tutta onestà non saprei neppure dirvi se è vicino o lontano come orizzonte temporale. Facciamo finta di esserci arrivati, in un modo o nell'altro, abbastanza bene. Ecco, mi domando, quali reazioni potrebbe avere un diciottenne del futuro nel vedersi consegnare le chiavi di un'auto del 2001? Può essere divertente immaginarsi la scena... voi che ne pensate?

    Mentre date sfogo alla vostra immaginazione, vi do un paio di aiutini: la pista con le macchinine autonome del futuro (neanche tanto in là, il prossimo 23 ottobre) che abbiamo pubblicato proprio oggi - con la quale si presume giocherà la generazione di Mattia - e le riflessioni che un millennial statunitense fa dalle pagine dell'ultimo numero di Popular Science. I temi sono sempre gli stessi, le auto devono essere abbordabili, rispettose dell'ambiente, efficienti e - soprattutto, tanto da metterlo al primo posto - autonome. Altrimenti, dice rivolgendosi alle Case automobilistiche, non compreremo più le vostre auto. Leggetelo, se vi va, e mettete insieme i dati con quello che ci siamo detti nelle scorse settimane: lo scenario diventa tutto più chiaro...

    La prossima settimana si apre a Tokyo uno dei più importanti appuntamenti mondiali sui Sistemi di Trasporto Intelligenti, l'ITS World Congress, giunto alla sua ventesima edizione. Nel contesto di questo evento, la Toyota, che è pur sempre il primo costruttore d'auto del mondo, si sta preparando al lancio, nel giro di un paio d'anni, di nuovi sistemi di assistenza alla guida: li ha annunciati proprio ieri. L'obiettivo, realisticamente più a lungo termine, però, è quello di eliminare totalmente gli incidenti stradali. Lo scenario è indubbiamente affascinante e oltretutto non c'è solo il colosso giapponese a impegnarsi in questo senso: basti pensare alle ormai numerose sperimentazioni che si stanno svolgendo in tutto il mondo (anche in Italia).

    Potrebbero essere tutte delle grandissime frottole, ma allora qualcuno dovrebbe spiegare perché in gioco ci si mettono nomi - e relative reputazioni - rispettabilissimi... L'auto autonoma, l'inatteso ritorno dell'idrogeno e gli studi per ridurre a zero gli incidenti prefigurano uno scenario molto diverso da quello attuale. Innanzitutto, questa visione globale consacra l'auto come mezzo di trasporto individuale per eccellenza, irrinunciabile e insostituibile. Ma definisce anche un nuovo modello di automobile, assai più sostenibile, efficiente e integrato, che non concederà altro spazio ai detrattori e a coloro che ritengono di poterne fare a meno sempre e comunque.

     

     

    Ripeto sempre che l'automobile è giunta all'alba di una nuova era. Al di là del mio inguaribile ottimismo, va detto che il futuro che si sta delineando appare ricco di spunti. È solo di qualche giorno fa la notizia che la Germania ha annunciato un programma per lo sviluppo di una rete di distributori di idrogeno per alimentare le vetture elettriche fuel cell.

    L'obiettivo - si legge nella nota diffusa dalla Daimler - è di passare dagli attuali 15 distributori a 400 (quattrocento) entro il 2023, contando pure di aprirne un centinaio nel giro dei prossimi quattro anni. Roba da far impallidire persino la California, che per i prossimi dieci anni ha recentemente confermato di voler aprire "solo" un centinaio di stazioni di rifornimento di idrogeno.

    Gli investimenti sono ovviamente importanti: il consorzio tedesco - composto da sei aziende - ritiene di potercela fare con 350 milioni di euro, mentre lo stato della California ha stanziato oltre due miliardi di dollari che verranno erogati sotto forma di incentivi all'acquisto di veicoli a emissioni zero e che serviranno a creare la necessaria infrastruttura sul territorio.

    Se poi consideriamo che si sono già formate alleanze strategiche tra grandi Costruttori per lo sviluppo e la produzione di automobili a idrogeno (Honda e General Motors, BMW e Toyota, Daimler con Ford e Renault-Nissan, senza contare chi corre da solo, come la Hyundai), ecco che il cerchio si chiude.

    Quando vedremo le prime auto a idrogeno di serie? Beh, c'è chi dice nel 2015 (Daimler, sul mercato tedesco) e chi, più prudentemente, si spinge fino al 2020. Quante novità per il futuro: ibride plug-in, elettriche, fuel cell, la guida autonoma, strade connesse alle auto... la sensazione, la mia quantomeno, è che i prossimi dieci anni passeranno in fretta: l'accelerazione tecnologica procede in modo esponenziale. E di cose (nuove) da raccontare ne avremo parecchie...