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VairanoRing | il blog di Carlo di Giusto

Neppure Wikipedia riesce a fare chiarezza sul numero di figli di Ferdinand Karl Piëch ("dodici o tredici", si legge). Quello che invece sappiamo con certezza è che il primo "figlio" - professionalmente parlando - dell'ingegnere austriaco è il motore boxer a sei cilindri della prima Porsche 911.

Sì: la responsabilità dello sviluppo tecnico del motore della nuova sportiva Porsche fu il primo incarico di spessore affidato al venticinquenne ingegner Piëch. Il suo ruolo fu quello di tradurre in realtà il progetto di Hans Mezger, che a sua volta aveva ripreso alcuni elementi del sei cilindri tipo 745 di Klaus von Rüker, e di completarne lo sviluppo in tempo per l'inizio della produzione, fissato per la fine del 1963. Che cos'è diventato e cos'ha rappresentato il "flat six" per la Porsche lo sapete tutti. E basterebbe questo per dedicare a Ferdinand Piëch una lunghissima standing ovation.

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Un giovanissimo Ferdinand Piëch assieme allo zio Ferry Porsche davanti a un prototipo del motore a sei cilindri al banco.

COMMENTI

  • Non conosco né Louise Kiesling né Julia Kuhn-Piëch (le due che sostituiranno Ferdinand e Ursula nel cda) né Brigitte Ederer né Wolfgang Reitzle (che Ferdinand avrebbe voluto). Se però ha ragione l'ex grande capo che dice che le prime due hanno scarsa esperienza, alla VW stanno commettendo un grosso errore.
  • Indipendentemente dai risultati produttivi della sua gestione, che parlano da soli, su Ferdinand Piech il nostro Carlo ha già detto tutto citando il "flat six" quale creatura "storica" dell'ingegnere. Ricordo di avere letto, in un lontano n. di Quattroruote che, a giudizio di tutti i piloti di qualche decennio fa, il 6 cilindri boxer non solo aveva prestazion eccellenti ma "non rompeva mai". Questa opinione condivisa mi impressionò e infatti la ricordo ancora.
  • Sulla parte tecnica e ingegneristica è stato una vera mente e anche se quel boxer e la 911 non sono nelle mie corde, ha un'infinità di meriti che vanno decisamente riconosciuti. Meriti che non si limitano alla tecnica, ma che hanno sconfinato negli ultimi anni sapientemente e con pari abilità nel marketing e nella gestione aziendale. Diverso il giudizio, che per quanto mi riguarda è di totale biasimo, sul fatto di avere così tanti figli, in un pianeta sovrapopolato e in cui scarseggiano risorse e abbonda l'inquinamento. Ma la cosa nel blog Vairanoring è decisamente OT.
  • Il nepotismo in Italia ha fatto danni, qui invece ha fatto la storia. Non erano in azienda solo perché erano parenti del capo.