Premesso che quasi tutti i produttori di auto offrono una garanzia convenzionale sulla batteria di trazione di 8 anni e 160.000 km (vuol dire che si impegnano a sostituire la batteria in caso di guasto non riparabile entro questi limiti di tempo e percorrenza oppure a ripristinare una capacità residua minima se questa, sempre entro gli stessi limiti di percorrenza e tempo, scende al di sotto di una determinata soglia, nella maggior parte dei casi del 70%, in altri l’80%), e che le norme Euro 7 renderanno tale copertura obbligatoria, la batteria di un’auto elettrica può durare 15-20 anni / 300 mila km.
Uno studio su 5 mila auto elettriche di molte marche commissionato a Quattroruote Professional da Motus-E, l’associazione che raggruppa le aziende della filiera della mobilità elettrica, mostra un degrado medio annuo delle batterie dell’1,5%, più accentuato nel primo biennio. Complessivamente il decadimento ha un andamento più veloce nei primi 5 anni (-7%) per poi attenuarsi sul lungo periodo. Nell’arco di nove anni la perdita di capacità – e quindi di autonomia – è comunque inferiore al 15%. Le performance della batteria, dunque, rimangono elevate anche dopo la scadenza della garanzia del costruttore.
Altri studi hanno dimostrato che gran parte delle vetture mantengono oltre il 75% dell’autonomia originale anche dopo aver superato i 300 mila km.
Normalmente un pacco batteria standard tollera senza problemi tra i 1.000 e i 1.500 cicli completi di carica/scarica. Le moderne chimiche LFP (Litio-Ferro-Fosfato) superano questa soglia.
A incidere sulla longevità e sull’efficienza delle celle che costituiscono la batteria di trazione è il modo in cui si usa e si ricarica la vettura. Ecco le migliori strategie di conservazione:
1. Non scendere mai a zero
Premesso che il software di gestione della batteria (Bms) impedisce la scarica completa per evitare di danneggiarla (lo 0% mostrato sul cruscotto include sempre un "cuscinetto" di sicurezza gestito, appunto, dal Bms), è consigliabile evitare di far scendere la carica sotto il 10%. Al contrario, nelle batterie non LFP (litio-ferro-fosfato) una carica al 100% genera tensioni elettriche che alla lunga possono stressare la chimica interna delle celle, quindi conviene caricare completamente l’accumulatore solo in occasione dei lunghi viaggi. All’uopo, molti modelli consentono di fissare a piacere la soglia massima di ricarica. Se invece l'auto monta una batteria di tipo LFP i produttori consigliano, al contrario, di caricarla regolarmente al 100% proprio per calibrare il sistema di gestione della batteria. In generale si consiglia di rispettare sempre le indicazioni del costruttore.
2. Limitare l’uso delle ricariche fast in corrente continua (DC)
Le colonnine ultrarapide, sebbene molto utili nei lunghi tragitti, provocano un sensibile aumento di temperatura dell’accumulatore, che, se non compensato dal suo sistema di climatizzazione, comporta l’invecchiamento delle celle. Per la ricarica quotidiana, di routine, va privilegiata sempre la ricarica lenta in corrente alternata (AC), possibilmente a casa mediante wallbox o, in alternativa, presso le colonnine pubbliche standard (vedere la guida alla Ricarica pubblica).
3. Evitare di lasciare l’auto ferma allo 0% o al 100%
In generale, se la vettura elettrica non viene utilizzata per molto tempo è bene evitare di lasciarla completamente scarica (c’è il rischio di “mattonamento” – dall’inglese bricking, ossia il processo attraverso il quale la batteria può subire un danno profondo provocato dall’erosione della riserva di carica). Allo stesso modo è bene evitare di lasciarla ferma a lungo con il 100% di carica perché la batteria rimane bloccata al massimo livello di stress da tensione. Il valore ideale a veicolo fermo è tra il 40 e il 60%.
4. Attenzione alle temperature estreme
I sistemi elettronici di gestione della batteria (Bms) lavorano per proteggere l’accumulatore. Tuttavia, quando è possibile, si consiglia di parcheggiare all’ombra durante le giornate di caldo torrido e in garage o in un box nei giorni con le temperature più rigide.
5. Sfruttare il precondizionamento
Prima di avviare una ricarica rapida ad alta potenza, soprattutto in presenza di temperature molto basse o molto alte, è opportuno utilizzare il navigatore della vettura per impostare la stazione di ricarica come destinazione. La vettura scalderà (se la temperatura esterna è molto bassa) o raffredderà (se per esempio l’auto ha viaggiato a lungo a temperature molto alte) preventivamente la batteria per portarla alla temperatura ottimale, riducendo così lo stress da ricarica e velocizzando il processo. Su alcuni modelli tale preclimatizzazione si può attivare anche manualmente.
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