Destavano troppi sospetti, quei camion con autisti polacchi che viaggiavano, nello scorso mese di agosto, sull’Autostrada del Sole. Tanto da indurre la polizia stradale di Frosinone a organizzare, all'altezza di Cassino, un’operazione che ha portato alla scoperta di oltre 50.000 litri di liquido oleoso, dall’odore particolarmente intenso. Gasolio spedito per conto di una società di Cipro da un’azienda bulgara a un deposito di Caserta, utilizzando una cisterna adibita al trasporto di prodotti alimentari. Ma gasolio alterato e sottratto a qualsiasi tributo fiscale. È, questa, solo una delle più recenti operazioni condotte dalle forze dell’ordine per contrastare un fenomeno dilagante: il mercato nero dei prodotti petroliferi.

 

I numeri sono eclatanti: «Secondo le nostre stime», spiega Pietro De Simone, direttore generale dell'Unione petrolifera, «il traffico ammonta almeno al 5% del totale dei carburanti immessi in commercio; quindi a un milione e mezzo di tonnellate, con un’evasione fiscale che, tra accise e Iva, si aggira sul miliardo di euro». Un business che fa gola alla criminalità organizzata. «Del resto», rivela il tenente colonnello Antonello Cefalo, comandante del II Gruppo tutela entrate del nucleo della polizia tributaria della guardia di finanza di Napoli, «i margini di guadagno, per chi vende benzina e gasolio in nero, sono di un euro, un euro e 10 centesimi al litro, da suddividere tra i protagonisti della filiera (importatori, falsificatori di documenti, trasportatori)».

 

 

Nell'universo della comunicazione globale in real time, l’automobile poteva restare “digital divided”, cioè tagliata fuori da questa corrente di informazioni? No, assolutamente. Non è solo una questione di mode e tendenze: ne va della sicurezza e della velocità negli spostamenti, della economia d’esercizio, insomma, dell’esistenza stessa dell’automobile negli anni a venire; in uno scenario dove anche le strade, per poter sopportare il carico del traffico in continuo aumento, dovranno diventare a loro volta “digitali”. Le reti wireless a velocità media e alta già oggi consentono di realizzare i primi esempi di auto online e l’interesse che i costruttori stanno dimostrando in questo business la dice lunga pure sulle sue possibilità di sviluppo anche a breve. Tra i tanti argomenti che troverete nella pagine che seguono, vi consigliamo di soffermarvi in particolare sulla tecnologia V2V (Vehicle to Vehicle) e le dieci cose fondamentali da sapere sull’argomento. Non sarà divertente come le app per scaricare la musica o la ricerca online del ristorante di zona, ma dietro questa sigla si nasconde il vero cambiamento che investirà l’auto nel decennio a venire: da soggetto “passivo” dell’informazione, i veicoli ne diventano parte attiva e integrante.

Volete un esempio? La Ford sta sperimentando una connessione che permette di sondare con speciali sensori ciò che “vede” l’auto che si trova davanti a noi. Quindi, per esempio, un altro veicolo che frena all’improvviso, anche in condizioni di scarsa visibilità e persino dietro una curva. Una cosa fantastica: è come avere gli occhi avanti di cento metri. Attraverso le nostre prove e il privilegio di poter guidare quasi tutto ciò che va su quattro ruote, ci siamo fatti un’idea preci sa di quando e quanto sia realmente necessario guidare “connessi” e di come queste informazioni vadano selezionate per non mettere a rischio la sicurezza di chi sta dentro e fuori l'abitacolo. In questo dossier, aiutati dalla competenza dei no- stri giornalisti e, perché no, anche dalla fantasia degli illustratori, ci siamo spinti in un viaggio nel futuro a breve termine, diciamo fino al 2020 al massimo, perché ciò che succederà alle nostre auto oltre quella data è tutto da scoprire.