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Sparco e McLaren
25 anni insieme all'insegna dell'innovazione

Sparco e McLaren
25 anni insieme all'insegna dell'innovazione
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Ieri Häkkinen, Raikkonen, Alonso e Hamilton, oggi Norris e Ricciardo, per dire alcuni dei piloti che hanno indossato le tute ignifughe realizzate ad hoc dalla Sparco per la McLaren. È una storia di eccellenza italiana, nonché un binomio sportivo che nel 2021 celebra il suo 25esimo anniversario, con tanto di logo della ricorrenza stampato sulle tute dei driver della Casa di Woking e guanti commemorativi forniti apposta per il GP di Monza.

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Gli esordi nel ’78. Se McLaren e Sparco si sono strette la mano un quarto di secolo fa, il debutto dell’azienda di Volpiano come fornitore di tute in Fomula 1 risale a ben prima: nel 1978 viene introdotto un modello fatto di Kevlar (il Nomex usato oggi fu introdotto successivamente) in grado di resistere al fuoco per 11 secondi. “Standard” è il nome del capo, confezionato seguendo una mission che resterà costante anche negli anni a seguire: garantire la massima protezione riducendo al massimo il peso, senza penalizzare il confort.

Sviluppo costante. Ricerca e sperimentazione diventano così il “carburante” di un’attività che, per la Sparco, col tempo cresce di importanza e funge da stimolo per lo sviluppo di altre linee d’abbigliamento dedicate a svariate discipline del motorsport. Nella timeline evolutiva, un’altra pietra miliare è il lancio della Sparco 2 (1996-2022) per David Coulthard: la tuta che inaugura il sodalizio con la McLaren. Seguono la R511 (2003-2009) e la Superleggera (2010-2013), che quando è uscita pesava circa il 20% in meno delle tute precedenti.

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Questione di grammi. Ecco, volendo in qualche modo “misurare” l’evoluzione di questo capo tecnico, il peso è il dato chiave: in meno di vent’anni, le tute da Formula 1 di Sparco sono passate da 460 g/mq (Sparco 2) a 260 g/mq (la Superleggera del catalogo 2022). Per intenderci, quella che indossa oggi Lando Norris (modello Prime Pro) pesa 750 grammi. E chi progetta questi capi si ritrova, come si suole dire, “tra l’incudine e il martello”: da un lato, infatti, c’è la scuderia che richiede, nel rispetto della massima sicurezza, di ridurre il più possibile la “zavorra”, dall’altro regole d’omologazione sempre più stringenti e sfidanti.

La prova del fuoco. Per vincere questa sfida occorre lavorare tanto sui materiali quanto sulle tecniche (come l’uso della stampa serigrafica). In base ai parametri in vigore dal 2018 (8856-2018), per essere omologata la tuta deve garantire che, all’interno di un range di tempo di 12 secondi, la differenza di temperatura tra il corpo umano (l’interno della tuta a contatto con l’underwear) e l’esterno sottoposto ad esposizione della fiamma, non sia superiore ai 24°C. Il test che il capo deve superare è chiamato HTI24: un campione di tre strati della tuta deve dimostrare di resistere a una fiamma intorno ai 1.000° per 12 secondi prima che la sua temperatura aumenti di 24°C. Anche guanti e underwear sono sottoposti a prove analoghe, con soglie di tempo specifiche (nel caso dei guanti differenziate tra palmo e dorso, che devono resistere per 8 e 11 secondi rispettivamente).

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Anche le cinture. Le tute del team di F.1 della McLaren sono progettate con un metodo tradizionale messo a punto nel 2016 e aggiornato con il passare degli anni. Sono composte da quattro strati di tessuto: l’esterno è fatto di Nomex, ci sono poi due strati intermedi anti-statici e un altro livello con una fodera di microfibra in meta-aramide. Nonostante la complessa struttura, si tratta comunque di capi ampiamente personalizzabili, grazie alla tecnica della stampa serigrafica. La storia di Sparco nella Formula 1, però, non riguarda solo l’abbigliamento da corsa: l’azienda torinese produce per la McLaren anche le cinture di sicurezza: quella a sei punti montata sulla MCL35M, grazie all’uso del titanio, pesa solo 400 grammi ed è la più leggera del Circus.

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