Il simposio Alcantara Emissioni, l’industria automotive alla sfida della sostenibilità

Il simposio Alcantara
Emissioni, l’industria automotive alla sfida della sostenibilità
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Sfuggente, difficile non solo da conquistare, ma anche da “misurare” e far percepire alla clientela, attenta a costi e consumi prima di ogni altra cosa. Nell’industria automotive, al pari di molti altri settori, la cosiddetta sostenibilità è un termine che spesso resta a margine della discussione e dei fattori che contribuiscono alla scelta di un prodotto rispetto a un altro. Non è soltanto una questione di emissioni allo scarico, ma di tutto il processo che dalla filiera di fornitori porta alla linea di montaggio e al risultato finale, inclusa la trasparenza e la tutela dei diritti della forza lavoro. Temi essenziali per il presente e il futuro, di cui si è appena discusso al simposio sulla sostenibilità della filiera automotive organizzato da Alcantara alla Venice International University.

La “carbon neutrality”. L’iniziativa, organizzata dal 16 al 17 ottobre all’isola di San Servolo, nel cuore della laguna veneta, è stata voluta da Andrea Boragno, chairman e Ceo della stessa azienda che produce il noto materiale composito per interni, storico “rivale” della pelle. Attorno al tavolo si sono seduti esperti, accademici e manager delle Case automobilistiche, come Uwe Koser (Audi), David Tulauskas (GM) e Patrice-Henry Duchêne (PSA Peugeot Citroën). Non è un caso che Alcantara si sia fatta promotrice del dibattito: dal 2009 l’azienda pubblica a cadenza annuale un Bilancio di sostenibilità certificato TÜV SÜD, mentre nel 2011 è stata la prima realtà italiana a diventare “carbon neutral”, ovvero capace di raggiungere il saldo zero di CO2 attraverso il miglioramento dei processi produttivi dello stabilimento umbro di Nera Montoro e la compensazione delle emissioni, anche con l’adesione a programmi Onu. “Dall’anno della fondazione (1972, ndr) a oggi, abbiamo ridotto la CO2 del 70% ed entro i prossimi quattro anni puntiamo a un ulteriore taglio”, spiega il management. Ma a fronte di aziende come Alcantara, ci sono molte altre realtà della filiera automotive mondiale per cui l’obiettivo è ancora lontano. E in molti casi, ancora impossibile da raggiungere.

Gli sforzi delle Case. Il dibattito sulla sostenibilità è sostanzialmente terra di frontiera o quasi, una sensazione confermata anche a Venezia dalla varietà di opinioni: “In generale, l’industria automotive non è sostenibile, dipendendo al 90% dal petrolio”, ammette Tulauskas di GM. L’orientamento green, però, esiste eccome, ed è emerso soprattutto negli ultimi anni. Da un lato i diesel sempre più evoluti e puliti, assieme a tecnologie ibride, elettriche e metano, stanno cambiando profondamente il quadro delle emissioni del prodotto finale; dall'altro, i piani alti delle Case ragionano sempre più sul miglioramento dei processi produttivi. “Le nuove tecnologie portano a nuovi modi di pensare e in questo l’automotive sa stabilire degli standard”, ha spiegato Koser di Audi. Dal 2011 al 2013, Ingolstadt ha abbattuto le emissioni complessive di CO2, passando da 918 mila tonnellate (910 chilogrammi per veicolo prodotto) a 633 mila (619 ad automobile). “Abbiamo incrementato l’utilizzo delle energie pulite, sostenibili e rinnovabili, e tagliato la produzione di scarti e il consumo di acqua negli stabilimenti”. Sul fronte prodotti, dal 2008 al 2016 le emissioni si sono ridotte del 25% e oggi la Ricerca e Sviluppo sta puntando su e-tron (elettriche plug-in) e g-tron (metano). Assieme ad Audi, molte Case stanno facendo la loro parte. “La sostenibilità nell’automotive è migliore di quel che pensiamo e sicuramente più avanzata di quella che si può rilevare in altre industrie”, spiega Andrea Stocchetti, docente del Center for Automotive and Mobility Innovation dell’Università Cà Foscari. Secondo lo stesso Boragno, il settore potrebbe essere persino in grado di “diventare un leader nella sostenibilità”, specialmente in Europa: ma a quanto pare, le criticità non riguardano tanto le Case, quanto la supply chain, la lunga filiera di fornitori che si allunga oltre i confini nazionali fino all’approvvigionamento di materie prime nei Paesi emergenti o in via di sviluppo. A Venezia, la frase shock è del professore Guido Palazzo, direttore del Dipartimento Strategy, Globalization and Society dell’Università di Losanna: “I Costruttori non sono arretrati nei loro processi produttivi - ha spiegato l’esperto - Semmai, lo sono nella supply chain: l’outsourcing trasferisce all’interno delle multinazionali questioni etiche e i manager diventano responsabili di situazioni per cui nei loro Paesi di origine andrebbero in prigione. Le aziende si sorprendono quando la loro catena di fornitori finisce nel mirino, spesso non hanno nemmeno idea di cosa ci sia nella filiera”. In questo senso, Palazzo invita le aziende a puntare sulla "credibilità", collaborare con le Ong, cercare la trasparenza, coinvolgere i sindacati”: insomma, a instaurare un dialogo anche critico, ma costruttivo, con l’esterno.   

Il consumatore e la sostenibilità “misurata”. A proposito di Case "green", proprio in questi giorni BMW è stata indicata come il Costruttore “più sostenibile del mondo” nell’ambito del CDP’s Climate Leadership Award, un primato che segue di poche settimane quello riconosciuto alla Casa di Monaco dal Dow Jones Sustainability Index. Risultati prestigiosi, ma che sollevano un altro dei quesiti più discussi a Venezia: è possibile stabilire un metro di valutazione universale della sostenibilità, basato su indicatori “misurabili” e validi per tutti? Per ora non c’è una risposta univoca, anche se è evidente che oltre alle emissioni (CO2 e altri agenti inquinanti), nelle valutazioni andrebbero compresi consumo d’acqua, produzione di rifiuti, indicatori sociali e - ovviamente - i conti economici. Altra questione in sospeso riguarda l'efficacia degli sforzi delle aziende: quanto riusciranno effettivamente a influire sulla percezione - e le scelte - della clientela? I sondaggi emersi a Venezia indicano che le questioni ambientali non sono al centro dei pensieri di chi intende acquistare un veicolo: anzi, la quota di chi le ritiene essenziali si aggira attorno al 6%. “Sulla sostenibilità il consumatore è confuso - conclude Boragno - e l’industria continua a considerarla un costo. Per noi, invece, è un’opportunità, uno degli elementi della strategia competitiva: vogliamo creare differenze che il mercato sta iniziando a riconoscere”. I clienti tipici di Alcantara sono le Case tedesche, marchi premium e con richieste elevate in materia di sostenibilità. Ma la convinzione di Boragno è che quando il tema diventerà “mainstream”, i cambiamenti saranno “immediati” e dirompenti, con una “domanda fortissima” da parte del pubblico. Si vedrà. Intanto, molti addetti ai lavori pensano che nel giro di 15 o 20 anni ogni auto dovrà inevitabilmente dotarsi di “un certificato di sostenibilità”, una specie di bollino riassuntivo in grado di sintetizzare l’impatto complessivo del mezzo. Su come ci si arriverà, il dibattito è più che aperto.

Da Venezia, Davide Comunello

COMMENTI

  • Diciamo che il sig. Boragno ha preso la scusa del simposio per pubblicizzare e trovare nuovi clienti al suo prodotto. Il che mi fa proprio ridere, li a stabilire e a preoccuparsi di produrre prodotti Carbon Free che poi vengono assemblati su auto che di Co2 ne fabbrica a quintalate. mah...
  • Lodevole l'iniziativa in ogni suo possibile ed applicabile utilizzo. Il nostro pianeta è malato da inquinamento variegato, che in minima parte è pur prodotto dalla natura stessa, mentre la maggior parte dello stesso, dalla malattia che si chiama semplicemente -uomo-. Il concetto di una vera transizione alla sostenibilità, richiederà cambiamenti fondamentali in molti (per non dire quasi tutti) i sistemi che regolano l'attuale evoluzione del mondo. Dal sistema energetico di ogni utilizzo, si dovrà, (come in minimissima parte inizia ad accadere) passare dal fossile al solare. Ogni altro sistema di eco-sostenibilità dedito ai prodotti, alla produzione e sopratutto all'utilizzo degli stessi, dovranno (che piaccia o meno) radicalmente spostarsi da una crescita infinita ad una forma di stabilità che si possa adattare al carico della vita planetaria medesima. Tutto ciò non facile, ma se vogliamo ed intendiamo un futuro "sereno" e sopratutto vivibile, tutto ciò ed altro ancora sarà più che indispensabile.
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