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Bollo auto
Renzi rilancia la nostra proposta di abolirlo

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Torna d’attualità la proposta del premier Renzi, inizialmente presentata un paio di mesi fa, di abolire il bollo auto. Rispondendo su Twitter a Christian Taraschi, che gli domandava un parere sull’idea di introdurre un’accisa sui carburanti così da compensare il mancato gettito (che oggi vale fra i 5,9 e i 6,5 miliardi di euro, secondo come si calcola), il capo del governo ha sottolineato che “non è una cattiva idea”. Subito i media hanno interpretato la puntualizzazione come un’apertura alla soluzione proposta da Flavio Tosi, leader di Fare! nonché sindaco di Verona. Ora, a noi poco interessa che ci venga riconosciuta la paternità del suggerimento, ché le medaglie al valore contano poco. Ma quando si parla di automobili e di difesa del consumatore siamo assai attenti; e ci sembra doveroso sottolineare come la proposta di spostare la tassazione dal possesso all’utilizzo sia da sempre un cavallo di battaglia di Quattroruote. La propugnava Gianni Mazzocchi e lo continuiamo a dire ora, non più tardi di 40 giorni fa. Ecco, dunque, il testo integrale dell’editoriale del direttore pubblicato sul fascicolo che andò in edicola il 25 marzo 2016. Giusto per dare a Quattroruote ciò che è di Quattroruote. Quando l’avrete letto, diteci che cosa ne pensate, al netto della titolarità e, se possibile, delle simpatie politiche. 

Data: 11 aprile 2008. Palcoscenico: la trasmissione Matrix, su Canale 5, allora condotta da Enrico Mentana. Occasione: l'ultimo comizio televisivo prima delle Politiche. Silvio Berlusconi si gioca in zona Cesarini la carta più inaspettata e probabilmente attesa dagli italiani: «Se sarò eletto, entro la fine della legislatura aboliremo il bollo su auto, moto e ciclomotori». Poi smorza con disinvoltura l'entusiasmo scatenato dalla dichiarazione: «Sarà un intervento graduale, perché la cancellazione di quell'imposta vale 4 miliardi di euro di mancato gettito. Ma si può fare». In realtà, non si farà. La coalizione di centrodestra vincerà effettivamente le elezioni, fors'anche grazie a quella promessa, ma la tassa di proprietà non verrà abolita nei successivi tre anni di governo. Anzi: l'esecutivo Berlusconi, nel luglio del 2011, introdurrà l'addizionale da 10 euro per ogni kW superiore ai 225 kW (sei mesi dopo arriverà Mario Monti con la stangata fatale: 20 euro per ogni kW sopra i 185 kW, una misura populista che ancor oggi nessuno ha avuto il coraggio di cancellare). 

"Economicamente non sostenibile". Ecco, si pensava che un simile precedente consigliasse una certa cautela sul tema. Ma siccome la politica ci insegna che sull'altare del consenso si può anche seppellire la coerenza, la medesima coalizione che quand'era all'opposizione seppellì la proposta di Berlusconi definendola «economicamente non sostenibile», oggi fa propria la stessa, identica idea. È pressoché certo, infatti, che Matteo Renzi voglia calare il jolly dell'abolizione della tassa di proprietà un attimo prima delle Amministrative. Al di là dell'acrobatico voltafaccia, sarebbe ingiusto liquidare la proposta come demagogica e riporla d'amblé nel repertorio degli impegni destinati a rimanere inevasi (e ci sarebbe da sottolineare che il governo Renzi ha cancellato l'esenzione per le 4 milioni di auto di età compresa fra i 20 e i 30 anni...). Semmai ne va valutata oggettivamente la sua realizzabilità pratica.

Il gettito del bollo vale 5,9 miliardi. Secondo le stime dello stesso Palazzo Chigi, il gettito del bollo vale 5,9 miliardi di euro (e ci sarebbe da parlare sul fatto che in otto anni l'incidenza sui conti dello Stato è cresciuta di 1,9 miliardi: ma sorvoliamo...). Il problema è che da quei soldi dipende il 30% delle entrate delle Regioni: senza, non potrebbero essere garantiti i servizi legati alla socialità e alle infrastrutture. Ammesso e non concesso che davvero il governo voglia portare a compimento il progetto (si tende a dimenticare che nel gennaio 2017 c'è l'appuntamento con le clausole di salvaguardia, che impongono di scovare 35 miliardi nel triennio 2015-2018, pena ulteriore aumento dell'Iva e altre piacevolezze assortite), non è pensabile che le Regioni ‒ già in affanno finanziario ‒ si facciano scippare questa valanga di denaro (106 euro a veicolo circolante è la media, moltiplicata per 50 milioni di targhe). Parrebbe logico pensare che, come peraltro già accaduto con altre tasse da togliere (ne sia esempio la trasmutazione Imu-Tasi-Tari), si dovrà risolvere la cosa all'italiana: ovvero aumentando altre imposte, azzerando pertanto qualsiasi beneficio.

Principio di equità. Considerate le incognite e le difficoltà di copertura, sarebbe l'ora ‒ se davvero si vuole ridurre la pressione fiscale sugli automobilisti ‒ di riportare in agenda il progetto di spostare la tassazione dal semplice possesso all'utilizzo. Ovvero compensare l'abolizione del bollo trasferendone l'onere sulle imposte che già gravano sui carburanti, come Quattroruote va proponendo sin dai tempi di Gianni Mazzocchi. Così facendo non soltanto si taglierebbe l'evasione (oggi stimata attorno a un vergognoso 12%), ma soprattutto si introdurrebbe un principio di equità finora inaudito: chi consuma di più, perché fa molta strada o perché ha un'auto arretrata tecnologicamente, paga di più. Ciò favorirebbe altresì il ricambio di un parco circolante ormai vetusto; e, in un momento in cui i prezzi del petrolio sono al minimo storico, sarebbe la scelta finanziariamente più logica e premiante per i cittadini.

Gian Luca Pellegrini

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