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Certificato di proprietà digitale
Il Consiglio di Stato sospende gli effetti della sentenza del Tar

Certificato di proprietà digitale
Il Consiglio di Stato sospende gli effetti della sentenza del Tar
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Continua la battaglia del Certificato di proprietà digitale. Dopo che il Tribunale amministrativo del Lazio, con sentenza depositata il 7 maggio scorso, aveva accolto il ricorso di alcune associazioni di agenzie di pratiche auto (Unasca e Sermetra) contro la circolare con cui l’Aci, lo scorso autunno, aveva dematerializzato il cosiddetto Cdp, il Consiglio di Stato, a cui l’Automobile club aveva fatto appello all’indomani della sentenza del Tar, ha disposto la temporanea sospensione degli effetti di tale sentenza.

Il 5 ottobre 2015 arriva il Cdp. Ricapitoliamo. Con una circolare del 28 settembre 2015, l’Aci, gestore del Pubblico registro automobilistico, ha dematerializzato il Cdp. In pratica, dal 5 ottobre 2015 a chi acquista un'auto, nuova o usata, è rilasciato un foglio di carta formato A4 che contiene il codice alfanumerico da utilizzare per visualizzare online il proprio Cdp e che le agenzie di pratiche automobilistiche devono inserire nel sistema informatico Aci per ristamparlo nel momento in cui si acquista una vettura usata. Proprio questo passaggio, insieme al conflitto con la legislazione vigente che prevede ancora il Cdp cartaceo, aveva indotto le due associazioni di agenzie di pratiche auto, il 3 dicembre 2015, a presentare un ricorso al Tar.

Il Tar accoglie le ragioni del no. Ricorso che il 17 maggio scorso il tribunale ha accolto affermando, in buona sostanza, che la norma è effettivamente "incongruente con il quadro normativo" ("gli articoli 93 e 94 del Codice della strada prevedono il rilascio del Cdp al momento della prima iscrizione o di ogni altra successiva formalità riguardante il veicolo"). Non solo. Secondo i giudici di primo grado, "posto che il certificato di proprietà può essere redatto in via informatica, non per questo se ne può a priori escludere il rilascio del formato cartaceo a chi lo richieda".

Il Cds sospende la sentenza del Tar. A tutto ciò l’Aci ha immediatamente replicato presentando appello al Consiglio di Stato, sostenendo, in buona sostanza, che non è possibile avere un sistema misto informatico/cartaceo. I giudici amministrativi di secondo grado per il momento non si sono espressi sull’intricata vicenda, rinviando la pronuncia di merito al 9 febbraio 2017. Gli stessi giudici, però, hanno ritenuto che fosse opportuno “mantenere la regolamentazione assunta dall'Aci fino alla decisione sul merito della causa”.

Il 9 febbraio il verdetto definitivo. Insomma, per il momento nulla cambia rispetto a quanto stabilito dall’Aci un anno fa. L’ultima parola, come detto, il 9 febbraio. M.R.

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