Burocrazia

Conte
"Valutiamo la proposta ACI sul rinnovamento del parco circolante"

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"Valutiamo la proposta ACI sul rinnovamento del parco circolante"
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Prosegue la via crucis del premier Giuseppe Conte nel mondo dell’auto. Dopo essere andato ieri a Melfi e aver subito con grande fair play le lamentele dell’Anfia e di FCA sulla politica del governo italiano verso l’automotive, elegantemente definibile punitiva, oggi si è presentato alla 74esima edizione della Conferenza del Traffico e della Circolazione dell’ACI, che si è tenuta a Roma. E ha ascoltato con apprezzabile atarassia gli strali di Angelo Sticchi Damiani, che dell’ACI è presidente e che con l’abituale foga del gentiluomo del sud ha aperto il cahier des doléances. Sticchi Damiani ha bollato come non convincente (gli eufemismi abbondano, in queste occasioni) la misura che incentiva con 1.500 euro e un abbonamento ai mezzi pubblici chi demolisce una vecchia auto: “Forse serve per cambiare il frigo o la tv, ma per l’auto ci vuole ben altro. Il problema ambientale è legato all’anzianità del circolante: le macchine vecchie vanno demolite. Un diesel Euro 1 inquina 28 volte di più di un diesel Euro 6 e un Euro 4 inquina il 50% in meno di un Euro 3. Abbiamo in giro per l’Italia quattro milioni di non catalizzate. E paradossalmente sembra che si voglia far di tutto per premiarle. In molte regioni, le ultra ventennali che hanno guadagnato il certificato di rilevanza storica godono del 50% di sconto sul bollo: oggi la perdita per l’Erario è di sette milioni di euro, ma l’anno prossimo, quando altre regioni accoglieranno la normativa, il buco sarà di 25 milioni. Sono risorse che vanno utilizzate meglio. Le macchine storiche vere sono 380.000, non 4,6 milioni. Per questo, l’ACI propone un incoraggiamento fiscale: ovvero scontare del 50% l’Ipt per chi rottama un usato pre Euro 3. Ciò è fondamentale anche per la sicurezza: un veicolo di 11 anni rischia cinque volte più di una vettura nuova".

Conte: valutiamo assieme. Il premier, novello San Sebastiano, di fronte alle velatissime critiche ha abbozzato nuovamente. E, confermando il new green deal che è la stella cometa del presente esecutivo, ha dato prova di apprezzabile umiltà: "Così come ho fatto ieri a Melfi, come rappresentante del governo faccio ammenda riguardo alcune recenti iniziative. Confermo, stiamo lavorando di concerto con i ministeri coinvolti per modificare la norme sul fringe benefit, che rischia di danneggiare il nostro sistema produttivo: per questo, agiremo sui contenuti sino a svuotarne l’effetto negativo per il settore. Ciò detto, il nostro indirizzo politico rimane chiaro: lavorare verso una mobilità integrata, compatibile e connessa. E raccolgo l’invito di valutare la proposta di rinnovare il parco più vecchio d’Europa. Mi pare di capire che sarebbe un progetto che non porterà grandi impegni finanziari: ammetto che queste parole suonano come musica per le mie orecchie, visto che siamo alle prese con il far quadrare i conti per il 2020. Valutiamolo assieme allora. Noi ci impegniamo a valutare le prospettive d’impatto: sappiate a priori che l’obbiettivo è condiviso, anche per garantire maggiore sicurezza ai cittadini”.

2019-Mercato-Auto-01

Mobilità sotto esame. A prescindere dal botta e risposta tra Sticchi Damiani e Conte, e vedremo che cosa davvero accadrà, l’evento è servito anche a presentare i risultati dello studio “Per una transizione energetica ecorazionale della mobilità automobilistica”, realizzato dalla Fondazione Caracciolo (il think tank dell’Automobile Club) assieme a ENEA e CNR. Come ha spiegato la presidente della Fondazione Giuseppina Fusco, lo studio "ci consegna un reale scenario sul futuro della nostra mobilità. Grazie alla costante evoluzione delle tecnologie, alla crescita dell’elettrificazione dei veicoli e alle spontanee scelte del mercato, è possibile raggiungere una nuova mobilità sostenibile, che salvaguardi il diritto universale alla mobilità e che garantisca un significativo miglioramento della qualità dell’aria". La ricerca fa chiarezza su una serie di pregiudizi e false verità che inquinano il corretto confronto sullo sviluppo del mercato della mobilità, proponendo una serie d’evidenze alcune già affrontate, altre ancora lontane della consapevolezza del grande pubblico.

Alimentazioni, il mix del futuro. È stato dunque sottolineato come il comparto auto sfiorerà l’obbiettivo 2030 sulla riduzione dei gas serra, grazie agli sforzi congiunti fra le industrie automobilistiche ed energetiche: la compensazione di quell’11% mancante per centrare il target totale avverrà soltanto se verranno approvate politiche per incentivare la sostituzione dei veicoli più anziani (pubblici e privati). Lo studio ACI-CNR-ENEA fa trasparire sullo sviluppo del circolante aspettative più caute rispetto agli outlook mondiali: nel 2030, le auto termiche rappresenteranno l’82% del parco, le ibride il 10% e le elettriche (ma si comprendono anche le plug-in, che elettriche sono solo in parte) quasi il 9%. A proposito di EV, durante il dibattito è emerso più volte come le emissioni vadano valutate durante l’intero ciclo di vita dei mezzi di trasporto: per quanto riguarda le BEV, esse emettono nella fase di produzione l’82% in più di CO2 delle termiche, arrivando al cosiddetto "pareggio emissivo" dopo circa 45.000 chilometri (che non sono pochi, considerati gli attuali livelli d’autonomia dei pacchi batterie). E non va sottovalutato il potenziale contributo, sempre nell’ottica del bilancio ambientale complessivo, di Gpl e metano.

Le conseguenze dell'elettrico. Interessante, poi, come la ricerca individui come prioritarie due istanze più volte ricordate da Quattroruote. Il primo riguarda le conseguenze fiscali della transizione che va delineandosi: tra auto elettriche e minori consumi dei veicoli tradizionali, si ridurranno inevitabilmente le entrate per le casse dello Stato, che nel 2018 (soltanto per quanto riguarda le accise) hanno rappresentato 18,5 miliardi di euro (al tema, e all’esempio americano in materia, è stato dedicato l’editoriale del numero di novembre della rivista). Il secondo è il rischio per l’equità sociale che lo spostamento all’elettrico – indotto dai policy maker e ancora non abbracciato dai consumatori per l’evidente inferiorità funzionale dei prodotti – potrebbe generare: gli incentivi, che oggi in alcune regioni arrivano addirittura a un risparmio teorico di 16.000 euro, vanno a finire nelle tasche di chi le BEV/PHEV le avrebbe comprate comunque. Così, si arriva al paradosso che le fasce sociali meno abbienti contribuiscono con le loro tasse alla disponibilità degli aiuti pubblici, ma poi non si possono permettere di comprare le auto da loro indirettamente finanziate. Sticchi Damiani, a tal proposito, ha ricordato come nelle regioni con PIL pro-capite più basso, solo un veicolo su 10 è Euro 6: il rischio è - come abbiamo scritto più volte su Quattroruote - che questa rivoluzione rischi di allargare ulteriormente il gap sociale, arrivando a pregiudicare il concetto stesso di motorizzazione di massa per decenni giudicato un punto d’arrivo della moderna civiltà.

COMMENTI

  • Bla Bla Bla...E intanto il 50% dei miei colleghi operai,con famiglia al seguito,continuano imperterriti con le loro punto del 99 o peggio per mancanza di soldi...Bravi politicanti..Patetici loro,Greta e la loro fobia dell'ambiente...
  • Ma quel cialtrone non ne ha ancora fatto abbastanza di danni?
  • Forse il Presidente dell'ACI dovrebbe rinfrescare un po' le sue nozioni di matematica: quando parla di una perdita per l'erario di 25 milioni di euro causa dimezzamento della tassa di proprietà per le ultraventennali, salta fuori che, se la perdita è di 125 euro per auto agevolata, il totale di queste è 200.000 (infatti 125 x 200.000 = 25.000.000) quindi ben lontano dai 4,6 milioni di cui parla. Infatti l'esenzione non riguarderà mail tutte queste, ma solo una frazione, come era fino a pochi anni fa. Circa il dimezzamento dell'IPT, penso che inciderebbe poco o nulla: parlamo di qualche centinaio di euro, anche per auto con molti Kw. Se poi prendiamo in considerazione auto con 50-70 Kw la riduzione si riduce a ben poca cosa, specie se guardiamo ai vecchi incentivi ed all'attuale politica di sconti praticati dalla rete di vendita. Ci vorrebbe ben altro, ma le condizioni del bilancio statale oggi non lo permettono. Peccato che le poche risorse, come rilevato, vadano ad incentivare i più abbienti: Robin Hood al contrario
  • @Fullerene. Condivido. Già l'ecoincentivo di quest'anno segue questa logica. Chi non può permettersi un'auto nuova, paga un bollo maggiore per finanziare l'ecobomus per l'acquisto di auto elettriche, che allo stato attuale dei prezzi, sono accessibili ai più abbienti!
  • "Così, si arriva al paradosso che le fasce sociali meno abbienti contribuiscono con le loro tasse alla disponibilità degli aiuti pubblici, ma poi non si possono permettere di comprare le auto da loro indirettamente finanziate" E' così da quando esistono gli incentivi alla rottamazione! Dagli anni '90 !!! Ma possibile che uno paghi le tasse per far avere sconti a chi può permettersi di cambiare auto?
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