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Alfa Romeo
Passi avanti per la "seconda vita" del Centro Tecnico di Arese

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Passi avanti per la "seconda vita" del Centro Tecnico di Arese
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Qualcosa si muove, intorno al Centro Tecnico Alfa Romeo di Arese, il noto Palazzo Gardella dismesso dal gruppo Stellantis, che lo impiegava per un proprio call center, alla fine del 2020 e passato al gruppo Finiper, lo stesso che ha realizzato nell’area dell’ex stabilimento un grande centro commerciale. Con un comunicato, la sindaca di Arese, Michela Palestra, ha infatti reso noto di aver incontrato di recente la Soprintendente all’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della città metropolitana di Milano, Antonella Ranaldi, per discutere proprio del futuro della struttura, sulla quale è stata avanzata richiesta di vincolo, come riconoscimento di “edificio novecentesco di alto valore storico e architettonico”.

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I dettagli sul confronto. L’incontro ha costituito, secondo l’amministrazione del comune, “un altro tassello di un percorso iniziato mesi fa dall’amministrazione di Arese, in costante raccordo con la Soprintendenza”, nell’ambito del quale è però anche “necessario prevedere per il Gardella un progetto che consenta all’edificio, nella prospettiva del riuso, di ospitare nuove funzioni ed essere centrale nello sviluppo dell’area”. Il cammino, dunque, rischia di essere ancora piuttosto lungo: si attende la conclusione della relazione storico-artistica sull’edificio, poi dovranno proseguire gli incontri con la proprietà dello stabile, già presente al tavolo con la sindaca e la soprintendente, per definire il destino del palazzo, sottraendolo al rischio di degrado. Nel frattempo, proseguono le iniziative per sottolineare il valore storico e culturale del Centro Tecnico: al PAC, il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano realizzato dallo stesso Ignazio Gardella e con il suo apporto ricostruito dopo l’attentato mafioso che l’aveva distrutto nel 1993 (facendo cinque vittime), si è tenuto un incontro sulle “ragioni della tutela e del riuso del moderno” del prezioso edificio dell’Alfa Romeo.

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In testa al colosso. L’incontro ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Edoarda De Ponti, nipote di Jacopo Gardella (figlio di Ignazio, con il quale condivise molte opere) e curatrice dell’Archivio Storico Gardella, di Pablo Rossi, curatore dell’Archivio storico Giuseppe Eugenio Luraghi, e del professor Angelo Lorenzi del Politecnico di Milano. È toccato proprio a Lorenzi ripercorrere le tappe della realizzazione del Centro Tecnico di Arese, evidenziandone il significato storico-architettonico. “Questo edificio”, ha spiegato il docente, “rappresenta un tassello di svolta emblematico nell’opera di Ignazio Gardella, una sorta di simbolo intenzionale dell’identità culturale del territorio”. Il progetto s’inseriva in testa alla spina centrale della fabbrica, disposta lungo l’asse Nord-Sud, realizzata tra il 1961 e il 1963 e lunga circa un chilometro, intorno alla quale s’innestavano i padiglioni produttivi (fonderia, stamperia, assemblaggio e così via). Poco più a ovest si trovava il Museo Alfa Romeo, progettato da fratelli Latis. L’intero impianto occupava un’area di circa due milioni di metri quadrati e dava lavoro a circa 20 mila persone; le attività, già pesantemente ridimensionate nel 2005, sono state definitivamente dismesse 10 anni dopo.

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Lo sviluppo. “Il progetto”, ha raccontato Lorenzi, “prese il via nel 1967 con un concorso che vide la partecipazione di grandi esponenti dell’architettura italiana, come Albini, Cassi Ramelli e i fratelli Latis; Gardella prevalse con un edificio lineare, basato sull’idea di definire con la propria presenza il bordo tra la fabbrica e quella che, all’epoca, era ancora campagna”. La struttura è divisa in due grandi parti: l’ampio basamento inferiore, svuotato e destinato ad accogliere le auto e i pullman distribuendone i flussi, e la piastra superiore, più grande e riservata agli uffici. Il progetto definitivo, che prende corpo a partire dal maggio del 1968, prevede due “corpi ruotati”, sorta di torri che definiscono le estremità, facilmente percepibili nella vista in pianta. Le due parti dell’opera, ha proseguito Lorenzi, “presentano importanti differenze di tecnica costruttiva: quella inferiore è definita dal cemento, con pilastri armati e finiture sempre di pannelli di cemento, mentre la parte superiore prevede una struttura interamente metallica, molto raffinata e impegnativa per i tempi in cui è stata realizzata, con un sistema di campate da 15 metri e interasse tra quest’ultime di 12 metri e con pilastri esterni al corpo di fabbrica, così da lasciare più spazio agli interni”. C’è, del resto, in tutto il progetto molta attenzione per le condizioni di lavoro del personale destinato a popolare l’edificio: il quinto e ultimo piano, destinato ai disegnatori, risulta infatti più ampio dei sottostanti, perché si protrae per quattro metri verso l’esterno su tutti i lati diventando una sorta di grande cornicione ed è illuminato dall’alto, a beneficio della qualità della vita interna.

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La tutela. Ci sono, insomma, tutte le caratteristiche perché venga riconosciuto il valore storico-architettonico di Palazzo Gardella, nonostante la sua data di completamento (1974) relativamente recente che impedisce l’apposizione automatica di un vincolo d’interesse culturale, riservato ai beni immobili con età superiore ai 70 anni. Di contro, come ha sottolineato Giuseppe Augurusa, già assessore del Comune di Arese e responsabile dei Consigli sindacali interregionali della Cgil, “è di recente arrivato un riconoscimento anche dal Fai, il Fondo ambiente italiano, che ne ha dichiarato pubblicamente la necessità di recupero per il suo valore e che potrebbe inserirlo tra i suoi Luoghi del cuore”. Un valore, del resto, che non è solo architettonico, ma anche storico e umano, perché tutta la fabbrica dell’Alfa Romeo contribuì a trasformare Arese, fino ad allora un comune agricolo di circa seimila abitanti, in una realtà completamente differente, “fondendo”, ha concluso Augurusa, “la sua precedente essenza di città giardino con quella di importante centro industriale”.

COMMENTI

  • io ci vedrei un parco tematico fantasy world... d'altronde hanno sempre vissuto di fantasie
  • Io ci sono stato un pò di volte al centro commerciale e ho visto il centro stile che tutto sommato non è messo male, invece prima faceva impressione vedere quelle immagini con quei capannoni vuoti e il silos abbandonati. Comunque i cittadini di Arese hanno contribuito alla chiusura, anzi avevo letto che la fiat voleva aggiustarlo per produrre più automobili ma i cittadini si lamentavano della puzza di vernice e hanno vinto la causa.
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  • Vero. Speriamo che non venga lasciato cadere in rovina, ma anzi recuperato e destinato a qualcosa di bello, magari fruibile da tutti... Anche se il museo (dell'Alfa Romeo) c'è già, è lì vicino e fortunatamente è stato ristrutturato e reso visitabile da tutti gli appassionati.
  • Lo storico Centro Tecnico Alfa Romeo in rovina. Pazzesco. Da quando sono nato, almeno 2 o 3 volte all'anno passo per Milano e spesso passo anche per Arese. Mi sono sempre stupito del perchè dalle mie parti (tra Padova, Vicenza e il bellunese) si vedessero circolare per strada più Alfa Romeo che a Milano dove questo Marchio è nato e ne ha pure mutuato lo stemma. Quando vai a Stoccarda, pure i postini vanno via in Mercedes (non sto scherzando). Ad ogni angolo trovi una Porsche. Se vai a Monaco, sei circondato dalle BMW. Se vai Praga è un brulicare di Skoda.. Invece a Milano, no. Città emblema della dinamicità e dell'innovazione italiana che tuttavia non si è mai riconosciuta in Alfa Romeo. Probabilmente la rovina è iniziata lì. E forse la chiave della rinascita sta solo ed unicamente che lì. A Milano, tra i Milanesi. E ad Arese, tra gli abitanti di Arese. I primi a crederci devono essere loro. Se non ci credono loro, allora non ci crede nessuno.
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  • In Italia spostare una sedia sembra una grande notizia che ha richiesto grande impegno e superamento di molte difficoltà. Date in mano il sito ai tedeschi o americani e lo fanno diventare un capolavoro. Povera Italia, ridotta a cibo e turismo..
  • L'opera così particolare del Prof. Ignazio Gardella, col quale molti anni addietro ho sostenuto l'esame di Composizione V presso lo IUAV, merita certamente non una rivisitazione, in quanto ancora deve nascere chi può mettere mano ad un opera del genere senza alterarne l'ideazione; ma piuttosto una manutenzione ordinaria di pulitura e restyling.
  • Sono originario di quelle parti e vedere l'ex centro direzionale dell'Alfa ridotto così (anche da appassionato) mi fa stingere il cuore. Però un po' se la sono cercata: ricordo che da bambino negli anni '70 si conoscevano diversi operai dell'Alfa del paese che si mettevano in malattia e poi lavoravano in nero come manovali. Per non parlare del furto dei pezzi di ricambio, che venivano letteralmente buttati al di là della cinta e poi rivenduti, questo per anni.... non poteva durare.
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