Burocrazia

Incentivi auto
Allo studio un plafond di 1 miliardo all’anno fino al 2024

Incentivi auto
Allo studio un plafond di 1 miliardo all’anno fino al 2024
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Il governo sta valutando se inserire nella prossima legge di Bilancio un provvedimento strutturale per rifinanziare gli incentivi alla rottamazione e quindi accompagnare il settore automobilistico sulla strada della transizione verso la mobilità del futuro. "Nella legge di Bilancio ci sarà spazio per un settore importante per il Paese, che vale il 20% del Pil e rappresenta 1,2 milioni di occupati tra produzione e filiera", ha affermato, nel corso del Forum Automotive, Gilberto Pichetto, viceministro allo Sviluppo economico e rappresentante del Governo al Tavolo Automotive, aggiungendo che l’esecutivo sta "valutando un ammontare" di nuove agevolazioni nell’ordine del "miliardo di euro l'anno per i prossimi tre anni, 2022, 2023 e 2024". In sostanza, l’intenzione del governo è mantenere gli incentivi finora stanziati nel 2021 per un importo complessivo, per l’appunto, di 1 miliardo ma evitando quegli errori di valutazione che hanno determinato un continuo stop&go fortemente criticato da costruttori e associazioni di categoria. 

Nuovi strumenti. il vice ministro ha anche sottolineato la necessità di "accompagnare il grande cambiamento" verso la mobilità elettrica con nuovi strumenti: "stiamo ragionando su un grande fondo per la transizione con un orizzonte decennale, con modalità giuridiche e legislative ancora da definire". D’altro canto, sono ormai tutti concordi nel sottolineare l’impatto della transizione sul settore e in particolare sulla consistenza della forza lavoro impiegata. A tal proposito, Roberto Benaglia della Fim-Cisl ha ribadito l’allarme lanciato negli ultimi mesi dalla sua organizzazione sindacale. "Siamo dentro una transizione che non si può fermare ma va governata in mondo socialmente responsabile. In Italia sono 270 mila i metalmeccanici direttamente coinvolti nelle attività manifatturiere legate all'auto: per 60 mila il posto di lavoro è a rischio", ha spiegato Benaglia. Gran parte dei posti in pericolo sono da individuare nella produzione non tanto di veicoli quanto nella componentistica. Ieri, durante un evento organizzato dalla BMW Italia con il think tank Ambrosetti, Raffaele Cattaneo, assessore all'ambiente e clima della Regione Lombardia, ha per esempio avvertito dell’impatto delle conseguenze della transizione su comparto lombardo, fortemente legato da rapporti di fornitura con i costruttori tedeschi.  "Attenzione a non costruire condizioni che spiazzano il sistema industriale - ha sottolineato - perché chi fabbrica parti per motori diesel, ad esempio, non potrà così rapidamente convertirsi ad altre produzioni", ha sostenuto l’assessore lombardo, sottolineato quanto sia "importante sfruttare le opportunità offerte dalla transizione restando però nell'ambito della neutralità tecnologica. È un errore bloccare la ricerca e lo sviluppo dei motori endotermici" ed "è un grave errore politico scegliere una soluzione unica, quella della elettrificazione". Inoltre, "la Commissione europea ha sbagliato a indicare una data per mettere al bando la vendita delle auto con motori termici", perchè "nessuno investirà più in attività di sviluppo di motori, di cui la Lombardia è ricca". 

Transizione irreversibile. La transizione mette, dunque, in pericolo non solo i lavoratori, ma anche l’esistenza di numerose aziende. Per questo Benaglia ha proposto l’isituzione di un fondo per la decarbonizzazione a beneficio di tutte le parti coinvolte in una transizione, per la quale, a detta di tutti i manager presenti al Forum Automotive, necessita di una politica industriale ad ampio respiro e di una serie di strumenti per la sua gestione. "La transizione va gestita con ordine", ha sottolineato Daniele Bandiera, amministratore delegato della IP e con un passato in Fiat e Piaggio. D’altro canto, è ormai impossibile tornare indietro, in particolare sul fronte dell’elettrificazione della mobilità individuale.  "Ci sono tante obiezioni all’elettrico, anche corrette, ma troveranno risposta. Il passaggio all'elettrico è rivoluzionario e irreversibile: la strada dell'elettrificazione è quella che l'Automotive deve seguire", ha messo in chiaro Daniel Maver, numero uno della Jaguar Land Rover Italia. Dello stesso avviso Andrea Crespi della filiale italiana della Hyundai: "Non ci sono se o ma, l’elettrico è già il presente: la sua crescita è inesorabile. Siamo in una fase particolare che va accompagnata ma non certo con gli incentivi nella loro attuale forma". "È intollerabile questa situazione di stop&go. Ci vuole un quadro chiaro altrimenti non è possibile fare business e si crea incertezza tra i consumatori", ha aggiunto Crespi, trovando una sponda in Michele Crisci, presidente di Volvo Car Italia e dell’associazione Unrae: "Sono d'accordo. Gli ultimi governi hanno avuto a che fare con una situazione drammatica che ha generato questa situazione di continui stop&go. Oggi la situazione è differente anche grazie al Pnrr: gli incentivi non devono essere più emergenziali, ma mirati, pluriennali e in grado di spazzare il mercato dai veicoli inquinanti e di facilitare l'adozione delle nuove tecnologie". Servono dunque interventi di politica industriale anche perché, come affermato da Massimo Nalli di Suzuki Italia, “"nessuno di noi ha chiesto questa transizione, che, come ha detto Greta Thunberg, non sarà gratis". I vari dirigenti hanno quindi fatto delle proposte. Crisci ha, per esempio, chiesto "norme che rendano più spedita la transizione" e riducano una "burocrazia impressionante", una nuova fiscalità "con vantaggi per l’elettrico" e "un sistema in grado di accelerare l’adozione" delle nuoveforme di mobilità. Fabrizio Faltoni della Ford Italia ha, invece, posto l’accento su "incentivi di medio e lungo termine” e con "fondi sufficienti a evitare il continuo esaurimento" del plafond mentre tutti hanno concordato sulla necessità di agevolare gli investimenti sulle infrastrutture di ricarica, soprattutto rapida, anche tramite un quadro normativo chiaro e in grado di favorire gli interventi esecutivi. 

COMMENTI

  • Ovvero come favorire prodotti stranieri visto che le auto sono tutte con marchi esteri. Poi se uno va a farsi i conti in tasca quelli veri non solo acquisto ma manutenzione, assicurazione, durata nel tempo ecc. conviene sempre il termico, che può raggiungere facilmente i 15/18 anni di vita, contro i 5/8 delle batterie che alla sostituzione costano più dell valore dell'auto. Ormai sto pensando di portare le auto ai 20 anni, o quanto meno ai 150/200.000 km, considerando che la grande. 14 anni, ha percorso 109.000 km è un traguardo facilmente raggiungibile. Vero con il covid ha percoso in un anno circa 4000 km ma stante le aspettative covid non credo che cambino i hm percorsi.