Burocrazia

Multe
Rendicontazione degli incassi, è scontro in Parlamento

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Rendicontazione degli incassi, è scontro in Parlamento
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Non si placa la polemica sulla rendicontazione delle multe stradali da parte degli enti locali (Comuni, unioni di Comuni, province e città metropolitane), un obbligo previsto da una legge del 2010 ma diventato operativo solo nel 2020. Come abbiamo scritto sul numero di giugno, un gran numero di amministrazioni, ben 1.888 (1.555 Comuni, 315 unioni di Comuni, 15 province e 3 città metropolitane), pari a circa il 20% degli enti, non ha inviato ai ministeri competenti, quello dell’Interno e quello delle Infrastrutture e dei Trasporti la relazione che deve quantificare gli incassi dalle multe nel 2019 e come queste somme sono state spese.

Baldelli attacca Giovannini. Ad alzare nuovamente la voce contro l’inerzia delle amministrazioni periferiche, ma anche di quelle centrali che dovrebbero controllare e sanzionare i soggetti inadempienti, è stato, ancora una volta, Simone Baldelli, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla tutela dei consumatori, vicepresidente dei deputati di Forza Italia e componente della Commissione trasporti, commentando l’audizione del Ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini: “Trovo grave che il ministro non abbia ancora fornito alla Commissione i dati sui proventi delle multe stradali del 2020. Speriamo arrivino presto, visto che in chiusura di audizione lo stesso ministro ci ha detto di averli richiesti all’Interno. Trovo strano”, ha aggiunto, “che il ministero dei Trasporti non faccia controlli a campione massivi sui dati forniti (a oggi solo 39 amministrazioni locali controllate su oltre 6 mila relazioni ricevute). Chiediamo che il numero di verifiche si estenda e che includa automaticamente almeno tutti i capoluoghi di provincia. È anche grave che dopo anni non si sia ancora trovato un modo di applicare automaticamente le sanzioni e che il ministero pensi di poter sanzionare i comuni inadempienti solo sulla base del numero degli abitanti, senza considerare il volume delle entrate da multe stradali all’interno dei relativi bilanci. Chiediamo che il governo condivida la scelta di questi criteri col Parlamento, perché il rischio di volerli concordare con le associazioni dei soggetti sanzionabili è quello di riproporre la storia dell’albero di Bertoldo".

Che fine ha fatto il decreto Autovelox? Baldelli ha poi stigmatizzato l’inerzia del dicastero di piazza di Porta Pia sul cosiddetto “decreto autovelox”, il provvedimento che dovrebbe disciplinare una volta per tutte l’impiego degli strumenti per il controllo della velocità superando l’attuale circolare Minniti, dal nome del ministro dell’Interno che la emanò nel 2018 sulle ceneri della precedente circolare Maroni. “È infine grave che dopo 12 anni ancora non sia uscito il decreto ministeriale di regolamentazione dell’uso degli autovelox, annunciato dal governo stesso proprio per questo mese”.

COMMENTI

  • Potenza dell'ANCI! Una vera corporazione, sembra di essere tornati al medioevo