Cronaca

Crisi di governo
Dalle accise sui carburanti alla gigafactory di Termoli, cosa cambia senza Draghi

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Dalle accise sui carburanti alla gigafactory di Termoli, cosa cambia senza Draghi
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Le dimissioni di Mario Draghi e la caduta del governo arrivano in un momento critico per l’Italia, alle prese con la ripresa dei contagi da coronavirus, una crisi energetica imprevedibile, tassi di inflazione quasi a doppia cifra, virulente tensioni geopolitiche internazionali, effetti destabilizzanti della guerra in Ucraina e la difficile ripresa economica. Le conseguenze si misureranno nelle prossime settimane, ma è certo che saranno gli italiani a pagare, così come gli automobilisti e i lavoratori legati al mondo delle quattro ruote.

A rischio il Pnrr. La crisi, culminata ieri con alcuni eventi senza precedenti nella storia della democrazia italiana, è stata accolta in modo decisamente negativo non solo da molti politici e rappresentanti della società civile, ma anche, se non soprattutto, dalle cancellerie estere e dai mercati globali come dimostrato anche dalla ripresa dello spread sui bund tedeschi (oggi i Btp decennali italiani valgono meno dei corrispondenti titoli greci). Sono soprattutto i tempi della crisi a preoccupare visto che ora il governo rimarrà in carica solo per l’ordinaria amministrazione, mettendo a rischio, soprattutto, la prosecuzione dei progetti legati al Pnrr e il relativo incasso delle varie tranche di risorse messe a disposizione dall’Europa. Un’amministrazione ordinaria che, tra l’altro, potrebbe durare per diversi mesi e avere un impatto ancor più grave: le elezioni, previste tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre, si terranno proprio nel momento in cui si inizia a definire la legge di bilancio. Una volta concluso il voto partirà il solito processo di consultazioni per un nuovo governo e non è certo che dalle urne esca una maggioranza abbastanza chiara da favorire una rapida soluzione della crisi. Attenzione, però: da un punto di vista costituzionale, l'esecutivo Draghi non è stato sfiduciato e, quindi, potrebbe rimanere in carico fino al voto per portare avanti impegni non legati esclusivamente agli affari correnti. Quindi, per almeno due mesi, nulla cambia. A ogni modo, i tempi sono molto stretti, le incognite moltissime e, intanto, molti settori dell’economia e della società civile rimarranno alla finestra in attesa di avere un minimo di certezze.

Accise e Termoli. Di sicuro, sarà molto difficile che il governo possa prorogare ulteriormente la riduzione delle accise sui carburanti. Il 19 luglio, i ministri dell’Economia e della Transizione ecologica hanno firmato un decreto per prolungare fino al 21 agosto la riduzione di 30 centesimi al litro per benzina, diesel, Gpl e metano per autotrazione. Qualcuno si aspettava una proroga ben più ampia visto che la scadenza era programmata per il 2 di agosto, ma evidentemente le fibrillazioni già in atto all’interno della maggioranza hanno consigliato una maggior prudenza. Ora, altre proroghe saranno difficili: alla fine si tratta sempre di una misura straordinaria che solo un governo pienamente operativo può varare. Sempre in campo automobilistico bisognerà vedere l’effetto della crisi su diversi dossier: dalle varie crisi aziendali fino ai programmi di investimento del gruppo Stellantis sulla rete produttiva italiana. D'altro canto, le incertezze politiche ed economiche sono, spesso e volentieri, tra le principali cause di uno stallo nelle decisioni aziendali. E lo stesso vale per la fiducia dei consumatori e la relativa propensione all'acquisto. Dunque, anche il mercato automobilistico rischia di pagare le conseguenze della crisi di governo come già avvenuto in passato. In particolare, un progetto industriale potrebbe subire un deciso ritardo, ossia la conversione della fabbrica di Termoli in una gigafactory per la produzione di batterie. La sua esecuzione è legata anche alle risorse del Pnrr e la crisi di governo mette a rischio proprio l’erogazione delle varie tranche promesse da Bruxelles.

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