Cronaca

Milano Area B
Tassisti, sindaci, polizia, artigiani: ormai è un coro di proteste

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Tassisti, sindaci, polizia, artigiani: ormai è un coro di proteste
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Il 3 ottobre entrano ufficialmente in vigore i nuovi divieti alla circolazione nell’Area B di Milano. Il provvedimento, che preclude l’accesso a buona parte del territorio comunale anche alle auto benzina Euro 2 e diesel Euro 4 e 5, è ormai al centro di aspre polemiche non solo politiche: sono diverse, infatti, le categorie sociali che hanno alzato la voce contro una misura che in molti ritengono irragionevole e deleteria nell’attuale congiuntura economica. Eppure, il sindaco Giuseppe Sala non ha voluto sentire ragioni, anche di fronte alle richieste di un mero rinvio. Solo per la cronaca: a Rimini, il sindaco Jamil Sadegholvaad ha deciso di non estendere al territorio comunale il divieto all’utilizzo di camini o stufe (imposto nelle aree al di sotto dei 300 metri di altitudine) per "tener conto della vera e propria emergenza energetica, con il caro bollette che si sta abbattendo come una mannaia sulle spese e sulle condizioni di vita delle famiglie". 

Monta la protesta. Sala, invece, ha deciso di proseguire imperterrito. Nel mondo della politica, la più battagliera è la Lega, che, tramite il leader Matteo Salvini e diversi esponenti locali, ha definito “folle e inaccettabile” il provvedimento e ha presentato al consiglio regionale una mozione per chiederne la sospensione, come chiesto anche dal presidente dell'Aci Milano, Geronimo La Russa. Protestano anche le forze di polizia, con le sigle sindacali Siulp, Sap, Siap, Fsp, Fed Cospi e Silp Cgil che hanno lanciato l’allarme sui rischi per la sicurezza, bollato come arrogante l’atteggiamento di chiusura a qualsiasi confronto e annunciato lo stato di mobilitazione.  

L’allarme di tassisti e Ncc. Critici anche i tassisti. “Non capiamo – ha affermato Paolo Gagliardi, delegato dell'Unione artigiani di Milano - perché per alcune categorie il Comune ha previsto delle deroghe, mentre per noi no. Siamo considerati un servizio pubblico solo quando è comodo". I nuovi divieti riguardano 350 auto bianche, i cui conducenti saranno costretti a lavorare a telecamere spente e, quindi, a scegliere solo i turni notturni anche per le difficoltà di sostituzione del proprio mezzo: "In questo momento occorre più di un anno per entrare in possesso di un nuovo veicolo: i tempi di consegna sono infiniti. I tassisti saranno molto in difficoltà". E di difficoltà parlano anche gli operatori Ncc (Noleggio con conducente) o le aziende di autobus non di linea: hanno definito i divieti "illogici, sproporzionati e illegittimi”.

Idraulici ed elettricisti. I divieti colpiscono anche categorie di lavoratori che spesso arrivano a Milano dall’hinterland: è il caso dei piccoli artigiani legati al mondo dell’edilizia. “Noi siamo critici non perchè contrari all’ambientalismo, ma perchè bisogna essere ragionevoli e attenti alle esigenze delle imprese”, ha spiegato all’Italpress il segretario generale dell’Unione Artigiani di Milano, Monza Brianza, Marco Accornero. “Gli elettricisti, gli idraulici e gli imbianchini non possono andare in centro in metropolitana con le loro cassette di attrezzi. Inoltre bisogna tenere presente che, oltre a vivere in un contesto economico difficile, dove cambiare il mezzo diventa pesante, al giorno d’oggi per avere pronto un veicolo può passare anche un anno e mezzo dal momento dell’ordine alla consegna. Quindi bisogna modulare questo provvedimento e dare più tempo alle imprese di adeguarsi”.  

Le petizioni. Le proteste sono accompagnate anche da iniziative concrete. Luca Bernardo, già candidato sindaco per il centrodestra alle ultime elezioni comunali e i  rappresentanti di Fratelli d’Italia in consiglio comunale hanno avviato delle raccolte firme per presentare una petizione per il rinvio dei divieti, mentre la Lega ha organizzato un presidio davanti Palazzo Marino per chiedere un referendum. Non solo. Pochi giorni fa i sindaci di centrodestra della Città Metropolitana, l’ente sostitutivo della Provincia presieduto proprio da Sala, hanno deciso di uscire dall’aula, dove si stava svolgendo una riunione del consiglio, per protestare contro la decisione del presidente di bloccare l’esame di una mozione urgente per la sospensione del provvedimento.

Hinterland in allarme. Non sono poche le voci critiche in arrivo da quell’hinterland milanese che ospita una massa enorme di pendolari (circa mezzo milione di persone entra ogni giorno nel capoluogo milanese per lavoro, istruzione o cure mediche). Roberto Di Stefano, sindaco di Sesto San Giovanni, parla di “conseguenze gravissime" e lancia dure accuse a Sala: “Questo non può essere il piano di un sindaco che si professa “green oriented”, perché se vieti l’utilizzo di determinati veicoli allora devi favorire l’utilizzo dei mezzi pubblici con tariffe scontate. Invece no: Sala è un ecologista d’interesse, perché in questo modo dimostra di utilizzare Atm per rimpinguare le casse comunali, obbligando i cittadini e i pendolari a pagare la tariffa piena”, ha aggiunto Di Stefano. “I pendolari saranno costretti a usare i Comuni dell’hinterland come autorimessa per poi raggiungere il luogo di lavoro con il trasporto pubblico. Ma noi non siamo l’autorimessa di Milano! Sala non può pensare di scaricare sui nostri Comuni tutto il traffico e i disagi dell’aumento esponenziale dei veicoli su strada. È facile fare l’ecologista con l’inquinamento degli altri!”.  

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