Guardare un film sul grande schermo stando seduti in auto: un’idea quasi abbandonata quella dei drive-in, che rievoca luoghi di profonda suggestione. L’icona pop di tempi ormai andati, ma ancora oggi celebrata nella cultura cinematografica e letteraria.

L’idea. L’intuizione del cinema da vedere su quattro ruote nacque, manco a dirlo, negli Stati Uniti d’America. Secondo alcune fonti, Richard Milton Hollingshead, un venditore di autoricambi, ideò il drive-in per far felice sua madre, troppo corpulenta per le poltroncine degli eleganti palace, le sale cinematografiche dell’epoca, molto simili ai teatri di lusso: la signora venne fatta accomodare nell’auto di famiglia, per l’occasione parcheggiata nel giardino di casa davanti a un telo inchiodato tra due alberi, sul quale il figlio proiettò un film. Alla “prima” parteciparono anche i vicini e il gradimento riscosso indusse l’imprenditore a brevettare l’idea, dopo aver capito come risolvere alcuni problemi tecnici per la diffusione dell’audio e la collocazione delle vetture.

Ascesa e declino. Il primo drive-in venne inaugurato il 6 giugno del 1933 a Camden, nel New Jersey, con la proiezione della commedia inglese “Two white arms” di Fred Niblo, annunciata con il titolo di “Wiwes beware” per non infastidire le major cinematografiche e i gestori dei cinema tradizionali. Il biglietto aveva un costo di 25 centesimi di dollaro a persona, e altri 25 centesimi venivano richiesti per l’automobile. Iniziò così l'epopea dei drive-in, che ripercorriamo nella nostra galleria di immagini. Una storia che decollò a partire dagli anni 50, per poi cadere in declino negli 80, quando il crollo delle presenze in questi cinema e la possibilità di adoperare i terreni per attività più remunerative indussero molti imprenditori ad abbandonare l’idea.   

Il Belpaese. Un destino simile e parallelo è quello che ha colpito i drive-in del Vecchio Continente. A Roma, la Metro Goldwyn Mayer inaugurò alla fine di agosto del 1957 il Metro Drive-In, la più grande struttura del genere in Europa, poco tempo dopo celebrata nella pellicola “Poveri milionari” di Dino Risi. In quell’estate, come molti ricorderanno, venne lanciata la Fiat 500, l’auto che avrebbe motorizzato il Belpaese. Un’auto pratica, ma anche un esempio di quanto fossero piccole le vetture italiane, al contrario di quelle del Nord America, più adatte a questo tipo di intrattenimento. Un aspetto, quest’ultimo, che penalizzò i cinema open air italiani ed europei, di fatto mai decollati come Oltreoceano. Ne parliamo con maggiori dettagli nella seconda parte della nostra galleria di immagini, dove troverete alcune foto storiche tratte dalla pagina Facebook “C’era una volta il Metro Drive-In”, ideata da Paolo Ferro, un ex dipendente della struttura.